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Approccio al doppio derby d'Italia

Creato il 21 dicembre 2011 da Rightrugby
Approccio al doppio derby d'Italia Il calendario del campionato italo-celtico Pro12 propone durante le festività il doppio derby d'Italia tra Aironi e Benetton.
L'interessante back-to-back  ha già avuto la "prima" nella stagione scorsa ed esisteva prima dell'arrivo delle italiane. L'idea era stata introdotta dalle scozzesi Edinburgh e Glasgow; visto il successo, la Union ha istituito un premio, quasi fosse un mini-torneo interno scozzese, è la 1872 Cup sponsorizzata Greaves Sports, che un tempo andava alla vincitrice del campionato nazionale.
Un derby resta sempre un derby a prescindere dai premi, ma troviamo sarebbe una buona idea copiare gli scozzesi mettendo in palio una coppa nel doppio derby italiano. Senza rubare il trofeo all'Eccellenza: una nuova, magari di quelle che cambino bacheca ogni volta che si conquistano, coi nomi incisi sul basamento.
Idea che buttiamo lì: se ci pensavano prima, i federali nostrani potevan fare un figurone presso le Altissime Sfere Nazionali (Coni e più su ancora), titolandolo "Trofeo del Centocinquantenario". Troppo tardi; del resto secondo il Presidente Federale "le italiane sono in Celtic League per sviluppare gli atleti della Nazionale", la priorità mica son le vittorie.
Tant'è, torniamo sul campo: un derby è sempre un derby si diceva, l'incertezza regna sovrana. L'anno scorso seguimmo live le due sfide: alla Vigilia fu 15-10 a Treviso, con gli Aironi a segnare l'unica meta e andare due volte avanti nel punteggio; a Capodanno fu 15-16 a Viadana, una partita vinta per un pelo dall'esperienza e dalla panchina più lunga dei Benettoniani.
Già allora i due team arrivavano da percorsi affatto diversi: Aironi con zero vittorie in dieci incontri (la prima arrivò alla 17' giornata), mentre Benetton aveva già strappato diversi scalpi celti, sfruttando l'effetto sorpresa e la saldezza casalinga. La storia si ripete quest'anno come evidenziato nel post precedente.  Il morale degli Aironi è sotto i tacchi, c'è aria di sbandamento, la squadra si esprime solo a sprazzi, si rumoreggia apertamente di spogliatoio spaccato e di prossima sostituzione dell'allenatore.
Lasciamo la "Marca Gaudiosa et Amorosa" e proviamo a tuffarci nei problemi della Bassa Padana: cosa sta succedendo a Viadana?
Nonostante le difficoltà economiche, non si può dire che la società mantovana sia rimasta ferma rispetto alla stagione precedente. In un organico di livello (18 convocati su 34 al recente raduno Azzurro) sono stati innestati nomi prestigiosi italiani: Masi, Orquera, Ongaro, stranieri: Sinoti Sinoti, Viljoen, Keats, Naas Olivier e giovani interessanti: Trevisan, Venditti, Romano, Furno, d'Apice, più i recuperi di Quartaroli e Favaro.
Se quantitativamente stan bene, dubbi emergono sulla qualità, in specie in cabina di regìa: un po' come gli Azzurri. I "nazionalisti" che nel rugby non mancano,  indicano come causa prima un gruppo di stranieri che non stanno rendendo secondo la loro fama. Incredibile in effetti vedere un rinomato cecchino come Naas Olivier fallire in modo marchiano i piazzati a Monza, nel secondo tempo della partita di Heineken Cup.  
Anche nel comparto Azzurri le cose non vanno granché bene: Masi è l'ombra del MVP dello scorso Sei Nazioni, continua a schiantarsi contro le difese come un moscone sulla lampada; la prima linea dei Perugini, Staibano, Aguero fatica, tutta la seconda linea Azzurra coi Bortolami, Del Fava e Geldenhuys annaspa tra acciacchi e alternanze, i limiti di  Orquera e Ongaro sono evidenti. S'è aggregato nel tempo un "clan senatoriale Azzurro" fatto di tante esperte primedonne, quasi tutte a fine carriera e quindi anche un po' "gelosette" dei giovani virgulti che scalpitano dietro di loro. Tant'è che solo Trevisan riesce a trovar spazio regolare.
Mettici anche, secondo l'accusa, un coaching team incapace di gestire i rapporti interni o forzare alternative, e un game plan poco interiorizzato, che si sgretola sempre più  a ogni gara che passa: penosi gli Aironi contro l'Ulster, un gioco che si allargava lento e senza varianti, scontato, prevedibile e poco duraturo oltre la quarta/quinta fase, tutto strappi e iniziative personali. E poco determinato in difesa.
Per quel che sembra a noi che siamo lontani e vediamo sfocato, il problema ci pare però diverso da uno meramente tecnico. Tanto per cominciare gli Aironi hanno un problema di leadership in campo. A dirla tutta, un "trascinatore naturale" ce l'avevano: era Nick Williams, mostruoso maori 28enne, un nr.8 da 1,92m per 12okg proveniente da Munster e prima dagli Auckand Blues. Questo signore è il secondo metaman della Lega Pro12, con cinque marcature in sei partite e mezza giocate, dietro solo a Timbo Visser: una in più di Nitoglia, due più di Brendan Williams che pure sono trequarti, in forma e in una squadra che vince di più. Williams purtroppo s'è infortunato: con lui nelle prime giornate gli Aironi perdevano alla seconda giornata in casa con Ulster per soli sei punti (ne han presi 26 nel weekend) e poi battevano Edinburgh alla quarta, ma dalla sesta giornata in poi senza il nr.8 è una frana progressiva.
Guarda il caso, Nick Williams con Pizarro è l'unico straniero confermato dalla scorsa stagione. Gli altri non ci sono più, cancellando in alcuni casi anni di integrazione e bagaglio tecnico; quanto ai nuovi, tutti con splendidi curriculum, quando tratti qualcuno da mercenario (contratti annuali, limiti all'utilizzo per via delle regole Fir etc.) quel che ottieni è un mercenario.
Anche gli Azzurri, vecchi e nuovi, calati spesso "spintaneamente" via Fir, han giocoforza dei legami laschi con la bandiera; abbiamo tante esperte "primedonne", sovrapposizioni di ruolo, leadership sottoposte a veti incrociati, lo svantaggio di frenare implicitamente le opportunità per giovani rampanti.
No, non ci pare sia la qualità a mancare a Viadana. Più che un problema tecnico, manca piuttosto il senso della missione da compiere, il "che ci faccio io qui", la motivazione, l'amalgama, ciò che rende "squadra" un insieme di bravi Professionisti.
In tale scenario, sicuri sia un problema del coaching team? Sostituirlo ora sa di misura alla calcio ignorante, "per dare un segnale allo spogliatoio". Tra l'altro, che disastro parlarne prima di un doppio derby, l'appuntamento cardine di tutta la stagione!
Per metterci chi poi?  L'unica figura interna carismatica e rispettata ci risulta sia ancora Bernini (a Monza una regìa Sky maliziosa lo inquadrava  in tribuna, assieme  all'ultimo arrivato Mauro Bergamasco); il vincitore se non sbagliamo dell'unico trofeo nella bachecha viadanese (un Super10), non s'è rivelato però un grande esperto di rugby internazionale. Si sentono in giro sparate alla totomercato su Mallett piuttosto che Mallinder passando per Munari o Cuttitta, o più realisticamente sul noto coach della vicina Calvisano che bene sta facendo in Eccellenza; poi c'è la Francia: Jacques Brunel s'è portato dei numeri in rubrica, i giornali parlano dei recentemente segati Delmas e Gajan, quest'ultimo con trascorsi scudettati italiani. E se lo scrivono i giornali ... (sarcasmo).
Il punto a nostro avviso è un altro. Lo insegna proprio Treviso: le soluzioni non si improvvisano, partono da lontano. Quando in campo serve dar di più del "minimo sindacale", ci vuole attaccamento alla maglia. Questa nasce e si corrobora solo con politiche societarie lungimiranti e coerenti, attente al  lato umano, vòlte a dare stabilità e certezze a chi se lo meriti (invece di rispedirli in Sudafrica a fine spremitura ...). E' un qualcosa che pertiene alla organizzazione e al management della Società. Non è solo una questione tecnica, economica o peggio, politico-federale come pensano in tanti.
 Lo  "spirito di squadra" e la sua trasmissione ai "nuovi" non si improvvisa.
E' più chiaro allora che a Viadana il vero problema non siano certo i "brocchi" stranieri o i "bolliti" italiani, come qualcuno sostiene?
A Viadana dove l'orgoglio non manca, a nostro modestissimo avviso servirebbe un sano esame di coscienza societario che faccia emergere la bandiera del club e con essa una identità meglio definita di quella un po' nebulosa odierna.
Qual'è la Missione degli Aironi Celti? Far da parking lot federale per veterani e prospetti Azzurri in cerca di fissa dimora o qualcosa di più? Fino a ieri la Fir premiava questo allineamento muto e obbediente, ora ci sono le dichiarazioni di Jacques Brunel sul bisogno che la Nazionale ha di franchigie di successo. Con esplicito riferimento "interventista": "E' fondamentale che gli Aironi ottengano più risultati positivi. Vogliamo collaborare perché ciò accada". Parla così non per altruismo, ha solo compreso che a continuare come sempre, la Nazionale oltre l'ultimo posto nel Sei Nazioni non arriva.
Un interventismo che a nostro avviso Brunel intende declinare "alla scozzese", dove il Cuttitta federale di turno spende il suo tempo presso le franchigie celtiche e non si dedica solo ai raduni della nazionale. Tutto poi può essere, ma sinceramente saremmo stupiti se si arrivasse invece all'ingresso ufficiale della Fir, già domina occulta, nella compagine societaria degli Aironi, creando una autentica "franchigia federale". Lo è già così ... che ci guadagnerebbe la Fir, le responsabilità dirette?
Tutto ciò detto, un derby anzi due, son sempre dei derby: il posto perfetto affinché la frustrazione e la delusione si trasformino in lucida rabbia, l'ingrediente giusto per far propria una gara di uno sport di combattimento. In bocca al lupo a tutti.

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