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Arriva il cibo elettronico virtuale!

Creato il 29 novembre 2013 da Giuseino @seriesmag
Arriva il cibo elettronico virtuale!

Diciamo subito che più dietetico di così si muore; letteralmente, si direbbe, visto che le sensazioni che il sistema in studio ci regalerà non fanno capo a nessun cibo reale, e quindi a calorie zero nel vero senso della parola. Gustare il cibo, senza mangiarlo. Tutta bontà virtuale: dallo schermo al palato, senza passare dal piatto. Basta un clic. Solo piacere, privo di grassi e calorie quindi.

A Singapore si perfeziona un sistema in grado di simulare le primarie sensazioni del gusto grazie a degli elettrodi che stimolano la lingua. Una tecnologia ancora in via di sviluppo, ma che - spiegano i ricercatori - potrà essere usata nei videogiochi, nei programmi tv. Ma anche in medicina e di conseguenza anche dietologia.

Al momento ci sono solo studi e primi esperimenti a supportare questa nuova era della culinaria virtuale, e a scommetterci è un gruppo di ricercatori della National University of Singapore. " Digital taste" è il loro slogan. Sapore digitale è la promessa di una nuova tecnologia capace di controllare le primarie sensazioni del gusto grazie a degli elettrodi collegati alla lingua.

Una tecnica, quindi, ancora in fase di sviluppo, però già in grado di simulare con successo tre, su quattro, delle percezioni più importanti: salato, amaro e acido; senza tralasciare l'umami, che in giapponese vuol dire "saporito", legata a un particolare tipo di amminoacido: il glutammato. "Il gusto è uno dei sensi umani più complessi", dichiara Nimesha Ranasinghe, a capo del team che conduce gli studi. "Finora era possibile manipolarlo solo unendo diversi elementi chimici, poi forniti manualmente ai potenziali utenti che dovevano metterli in bocca". Un'operazione complessa, poco appetibile dal punto di vista commerciale. Da qui l'idea partorita dal giovane ingegnere: "Simulare la sensazione del gusto attraverso la stimolazione elettrica e termica".

Due i macchinari usati negli esperimenti. Da una parte c'è un sistema di controllo. Una sorta di telecomando che può modificare: la magnitudine della corrente, dai venti ai duecento microampere; la frequenza, dai cinquanta ai 200 hertz; e la temperatura che oscilla tra i venti e i trentacinque gradi. Dall'altra un'interfaccia, simile a una piccola chiave usb, trasmette gli input alle papille gustative, dà loro energia, le raffredda e le riscalda, sollecitandole. Un dispositivo, presentato lo scorso mese a Barcellona durante l'ACM Multimedia Conference, ancora un po' invasivo ma che presto sarà rimpicciolito, fino a potersi collegare alla nostra lingua tenendo la bocca chiusa, o quasi. Che dire, si spera non ci siano cortocircuiti.

"Nei nostri esperimenti - spiega Ranasinghe - abbiamo combinato i vari tipi di stimolazione. Il risultato? Abbiamo capito che le sensazioni di acido, salato e amaro erano prodotte soprattutto grazie alla sollecitazione elettrica. Mentre, alterando la temperatura, si otteneva il gusto di menta, lo speziato e il dolce. Queste ultime sono percezioni minime, adesso, i test devono essere approfonditi ma speriamo di raggiungere buoni risultati. Passo dopo passo".

C'è di più. A essere sviluppato dai ricercatori singaporiani sono anche dei nuovi protocolli di comunicazione: Taste Over IP e TasteXML. Una struttura che sfrutta i canali di comunicazione digitali per inviare messaggi non più di testo, ma di "gusto". Modi di trasmissione che aprono l'immaginazione ai futuri possibili usi della tecnologia. Come in una realtà tridimensionale che coinvolge tutti e cinque i sensi. Insomma, da qui a sintonizzarsi sulle varie benedette Parodi e Clerici e assaggiare il piatto che stanno preparando in TV il passo e' breve.

Per non parlare delle potenzialità in campo medico, sostengono gli studiosi. Così si potranno rendere più intensi i sapori dei cibi, o delle bevande, per i malati di cancro durante la chemioterapia. Mentre dare ai diabetici la possibilità di gustare lo zucchero, senza aumentare il livello di glucosio nel sangue, è lo scopo del " lollipop virtuale ", anche questo sviluppato dal team di Ranasinghe. Perché già nel 2010 uno studio condotto da ricercatori internazionali, e pubblicato sulla rivista "Annals of General Psichyatry" di BioMed Central, aveva dimostrato che il cibo visto al computer dà la stessa emozione del cibo reale. Ma a mancare, fino ad ora, era soprattutto il piacere di sentirne la bontà. "Un simulatore che potrà ridurre la dipendenza psicologica dall'assunzione di zuccheri", ha commentato alla rivista New Scientist Jennifer Cornish, della Macquarie University di Sydney, che nei giorni corsi ha lanciato l'allarme sul rapporto tra l'assunzione di certe sostanze e cambiamenti nel cervello legati allo sviluppo dell'Alzheimer e del cancro.

Ammette Ranasinghe: "Al momento, però, ci siamo concentrati sui quattro gusti principali, per raggiungere questi risultati ci vorrà ancora molto tempo. Il punto debole dei nostri esperimenti è proprio riuscire a simulare il gusto del dolce". Non è il solo. Le sensazioni spesso sono soggettive, non tutti le avvertono allo stesso modo e il piacere di mangiare non si riduce al sapore. Ci sono anche gli odori, il colore, la consistenza, gli aromi. Ricrearli è una sfida complessa e Ranasinghe, che ne studia le potenzialità dal 2008, lo sa bene. "Però è il nostro prossimo obiettivo", dice. Sostituire la carne, o il pesce e la pasta, reali? "Sarebbe da pazzi pensarlo: abbiamo bisogno di cibo vero per nutrirci. Il mio scopo è riuscire a controllare il sapore digitale, ricreare l'aroma del cibo, per migliorare la qualità della vita, nient'altro".

Vabbè, io finché non vedo, anzi non assaggio, non credo.


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