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Arsenal Reloaded I

Creato il 16 giugno 2010 da Gianclint
RIMEMBRANZE D'ARANYCSAPAT

Arsenal Reloaded I

Vladimir KomanUžhorod, 16 marzo 1989
La squadra d'oro, in ungherese Aranycsapat, è un termine coniato in riferimento alla Nazionale ungherese che dal 4 giugno 1950 al 30 giugno 1954 rimase imbattuta per 32 incontri internazionali, vincendo in questo periodo l'oro olimpico alle Olimpiadi di Helsinki 1952 ed arrivando ad un passo dal trionfo mondiale nell'edizione svizzera della rassegna calcistica del 1954, venendo battuta in finale dalla Germania Ovest di Fritz Walter.Una squadra epica, forse la più forte di tutti i tempi, la compagine creata sull'ossatura dell'Honvéd, la squadra dell'Esercito ungherese. Se volete cercare chi ha inventato il calcio moderno, come si fa con un albero genealogico, allora la fine della vostra ricerca vi porterà proprio all'Aranycspat.Una squadra che non è mai stata solo una squadra in senso stretto, ma prima di tutto un ideale per un popolo uscito dalla seconda guerra mondiale con le ossa rotte e che in quegli 11 eroi - veri e propri strumenti politici in mano al Partito Ungherese dei Lavoratori - da Grosics a Czibor, da Puskás a Hidegkuti, da Kocsis a Buzánszky, vedeva la possibilità di rinascere, di rialzarsi più forte di prima. Una possibilità che si tramutò improvvisamente in illusione sotto la pioggia di Berna, nella partita che diventò nell'immaginario collettivo tedesco di allora (e non solo) il "Miracolo di Berna"… per dare l'idea di chi quella Germania battè. Una Germania che nel girone di quei Mondiali perse contro l'Ungheria 8 a 3, ma che quel 4 luglio sconfisse i magiari 3 a 2 anche grazie (la leggenda narra) a degli scarpini speciali ed innovativi forniti ai teutonici da un certo Adolf (detto Adi) Dassler.Quel giorno non si infranse solo il sogno di quei giocatori di entrare nella leggenda, ma anche il sogno di una Nazione intera, che si risvegliò frastornata all'idea che l'Aranycsapat, la squadra d'oro, si spezzò.Una squadra spezzata, per usare l'espressione di Bolognini che ha dato il titolo al suo libro, una squadra che da allora non ha trovato eredi in patria, escludendo i due allori olimpici conquistati nel 1964 e nel 1968 con Albert e con il canto del cigno di alcuni interpreti della squadra d'oro.Da allora un declino lungo quarant'anni, un declino nel quale Czibor, Puskás, Hidegkuti e Kocsis (e se vogliamo possiamo inserire anche István Nyers, l'apolide) non hanno mai trovato degli eredi degni di riportare in auge il nome dell'Ungheria.Se però questo potrà accadere mai, se ci potrà essere di nuovo una squadra che si possa anche solo lontanissimamente avvicinare alla squadra d'oro ungherese, questo potrà solo accadere in questi anni.Già nell'edizione 2008 dell'Europeo under 19 (vinto dalla Germania dei gemelli Bender e Nsereko contro l'Italia di Paloschi) la Nazionale magiara di distinse arrivando fino alle semifinali. Una Nazionale composta da ottimi prospetti, dagli stessi giocatori che un anno dopo avrebbero raggiunto il terzo posto ai Mondiali under 20 egiziani: giocatori come Simon, Gulácsi, Németh, Gosztonyi e Koman, il capitano.È proprio Koman, di professione regista classico o avanzato, il leader della squadra che potrebbe far rinascere il sogno calcistico ungherese. Nato in Ucraina nel 1989, allora Unione Sovietica, quello che ci ha colpito prima di tutto di questo ragazzo è stato il carisma innato, le doti da leader che fanno di lui il faro della squadra, il giocatore dai cui piedi passano quasi tutte le azioni, il giocatore a cui i compagni fanno maggiore affidamento, sempre.Se vi pare di aver già sentito questo nome è perché è stato svezzato nelle giovanili della Sampdoria (Coppa Italia e Campionato Primavera 2008 vinti) prima di giocare da titolare una stagione in B ad Avellino ed una da riserva in A a Bari.Come dicevamo, le doti da leader di cui è in possesso fanno di per sé di Koman una mosca bianca, un'eccezione nel panorama del calcio giovanile mondiale: per allacciarci alla meravigliosa rubrica di Anfry, poche volte, troppe poche volte vediamo giovani capaci di prendersi veramente responsabilità in momenti topici di un incontro o in grado di approcciarsi nella maniera corretta al calcio. Ma Koman non è solo questo…Dotato di una tecnica di base fuori dal comune e di un destro letale (calcia egregiamente le punizioni), Vladimir Koman è anche molto pericoloso in zona gol, come testimoniano le sue statistiche - e nonostante spesso venga impiegato in un ruolo di costruzione del gioco, più che di finalizzazione - (13 reti in 55 incontri tra B, A e Nazionale). I suoi movimenti, il suo cambio di passo, il suo eterno movimento ed il suo dribbling fanno di lui un giocatore per certi versi molto simile a Wesley Sneijder, anch'egli regista classico, almeno agli inizi della carriera nell'Ajax.Nella sua prima stagione in Serie A, a Bari, Koman è stato spesso utilizzato da Ventura in un ruolo a lui non congeniale: nel 4-4-2 del tecnico ligure, infatti, con Donati, Gazzi ed Almirón alternativamente designati costruttori di gioco, il giovane ungherese è stato spesso dirottato sulle fasce laterali, soprattutto dopo l'infortunio di Rivas.Nonostante la difficoltà per lui nell'approcciarsi ad un nuovo ruolo e nonostante le non molte apparizioni da titolare (e le molte partendo dalla panchina), Koman è riuscito a siglare 2 reti in 13 incontri, andando a segno per la prima volta nella massima serie il 30 gennaio 2010 in Bari - Palermo 4-2.Vi allego un video delle azioni salienti di Koman durante la partita Ungheria - Italia under 21 valida per le qualificazioni all'Europeo under 21 del 2011. Noi su di lui ci scommettiamo. Voi?


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