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Atac alla frutta. Ecco perché la giornata-incubo di ieri sui mezzi pubblici in realtà una buona notizia

Creato il 02 luglio 2015 da Romafaschifo
Atac alla frutta. Ecco perché la giornata-incubo di ieri sui mezzi
pubblici in realtà una buona notiziaIl contrasto tra l'Atac e i suoi dipendenti si acuisce sempre di più. Si acuisce perché nel disperato tentativo di non fallire, l'azienda ormai totalmente decotta deve assolutamente aumentare la produttività. Aumentare la produttività significa dare il cartellino ai dipendenti per controllarli meglio, abolire la pletora di accordi sindacali degli ultimi 50 anni, segare lo stipendio agli amministrativi, aumentare gli orari di lavoro oggi ridicoli: un macchinista a Roma guida per 736 ore annue, a Napoli 850 ore, a Milano 1200 ore. Forse perché a Roma, ogni santo giorno, ci sono quasi 1000 macchinisti in malattia, una ecatombe perfetta per far compilare articoli al fulmicotone a Rizzo&Stella sul Corriere, ma micidiale per i pendolali.

Questo aumento di produttività non va bene ai macchinisti e agli autisti. Si tratta di dipendenti comunali di fatto, ovvero di gente che in odio il proprio lavoro. Che non lo fa con amore, con abnegazione e con passione (salvo eccezioni, che ci sono). Gente che lavora controvoglia e che guarda con invidia non chi lavora bene e fa risultati (anzi questi sono guardati con odio, in cagnesco, se possibile mobbizzati), bensì chi è riuscito a imbucarsi in ufficio

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Questa è la feccia che guida i nostri autobus, ma la cosa grave è che questa feccia è la parte migliore dell'azienda. E pensate che azienda! Già, perché la parte peggiore è altrove: dirigenti incapaci, funzionari corrotti, imbucati, miracolati della Parentopoli di Alemanno, autentici ladri e criminali che rubano carburante e si rivendono pezzi di ricambio: la Mafia Capitale che non è ancora uscita. E poi il top management: oggi ad un primo sguardo i vertici sembrano composti da gente per bene (Broggi, Micheli), ma in passato il livello è stato impressionante.

Con la giustificazione di essere la parte più sana dell'azienda (e il che è tutto dire!), gli autisti e i macchinisti appena c'è qualcosa ce non gli va a genio bloccano l'operatività aziendale. Lo fanno pensando di fare un dispetto all'azienda, ma in realtà gli stanno facendo un regalo perché ogni azione meschina come quella dello sciopero bianco di ieri è una azione che aiuta Atac ed il suo azionista unico (il Comune di Roma) ad avvicinarsi alla cessione o alla privatizzazione della società. I carnefici sono gli autisti, ma la vittima non è Atac, la vittima è l'utenza di Atac. I cittadini, gli studenti, i lavoratori, i pendolari. Loro non hanno la protezione sindacale che hanno gli autisti per cui se arrivano tardi a lavoro causa sciopero bianco rischiano! Ecco perché l'azione di ieri è stata una azione profondamente meschina: perché ha come risultato solo di umiliare l'utenza che paga l'abbonamento.

Ma ieri è successo qualcosa di clamoroso: per la prima volta Atac ha messo sul tappeto la guerra intestina, l'ha resa pubblica non l'ha nascosta, non l'ha occultata. Con un chiaro comunicato stampa ha evidenziato che i rallentamenti di tutto il trasporto pubblico erano dovuti a comportamenti individuali volti a ostacolare i cambiamenti nella direzione della produttività che l'azienda stava cercando di implementare. E così è. 

Cosa hanno fatto gli autisti? Sono arrivati, hanno strisciato il badge (odiatissima novità e no dei motivi dello sciopero selvaggio) e si sono messi a cercare una scusa per non partire: non è difficile trovarne visto il livello di manutenzione dei mezzi Atac e poi, si sa, in Italia per bloccare tutto basta (viste la quantità di leggi) chiedere che tutte le norme vengano rispettate. Le scuse sono state decine e decine. 
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Simpatiche reazioni sui social ai nostri post che cercano di mettere in luce la situazione in Atac

E' un po' come se voi, andando a lavoro (anzi andandoci ogni tanto, vista la percentuale di giorni di malattia), invece di accendere il terminale e mettervi a lavorare di buzzo buono iniziaste ad ispezionare il vostro posto di lavoro. E la scrivania non è ignifuga, e la poltrona non è a norma CE, e il computer secondo me è troppo luminoso e fa male agli occhi, e l'impianti di condizionamento interno non è stato revisionato, e non mi pare che ci sia un numero sufficiente di bombole antincendio, e manca il bagno per gli handicappati, e mostratemi il progetto delle uscite di sicurezza se corrisponde con quanto approntato e così via. Cosa succederebbe al vostro contratto di lavoro dopo 15 secondi netti? Verrebbe ovviamene ridotto in coriandoli. In Atac no, i dipendenti si comportano così, lottano contro la loro stessa azienda e vengono difesi. Loro un posto di lavoro fisso ce l'hanno (pur infischiandose del loro lavoro, non rispettando la loro azienda, non considerando il servizio da erogare un compito inderogabile), i cittadini vessati dai ritardi da loro causati il posto di lavoro invece (spesso tutt'altro che fisso) rischiano ogni mattina di perderlo.

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Ieri però c'è stata una piccola svolta. Venerdì scorso l'azienda aveva annullato tutti gli accordi sindacali pregressi e dal 1 luglio si doveva finalmente passare il badge elettronico. Il risultato è stato quello che tutti noi abbiamo sperimentato ieri ed Atac non ha retto più: ha dovuto ammettere quello che leggete sopra. E' scritto in maniera burocratica, ma è l'ammissione di uno sciopero bianco da parte dei dipendenti. La guerra civile dentro all'azienda ha fatto dunque un salto di qualità: si è acuito lo scontro tra azienda e dipendenti, si è acuito lo scontro tra dipendenti e utenza (ormai c'è sempre meno gente che dice "è colpa di Atac" e sempre più gente che parla di "sciopero bianco" o di "sabotaggio"). E da questa situazione si esce solo grazie ad un conflitto, conflitto che si sta generando. Certo, con ogni probabilità il conflitto ha delle parti che sono interessate e il grosso rischio è che si finisca non ad una cessione, bensì ad una svendita dell'azienda con tanto di accollo dell'enorme debito sulla collettività e non certo sul compratore.
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Ma in questa fase qualsiasi cosa va bene. Qualsiasi cambiamento è bene accetto piuttosto che continuare in questo modo. Atac si vuole riformare, è obbligata a farlo anche perché sta fallendo e deve pur provarci. Il piano industriale parla chiaro, il management sembra essere risoluto, i sindacati forse si stanno addirittura convincendo per fino loro, i dipendenti o continueranno a fare errori strategici come ieri (finendo licenziati come già sta succedendo, in un'altra municipalizzata, ad alcuni dipendenti Ama) oppure si dovranno adeguare e portare la loro produttività almeno al livello dei loro colleghi milanesi, bolognesi, torinesi... Speriamo, insomma, che i sacrifici di ieri (e probabilmente di oggi), le ore sotto il sole ad aspettare il bus, le ore a 50 gradi nelle stazioni della metropolitana non siano state vane e che dalle ceneri in cui ci stanno gettando ogni giorno di più rinasca una fenice. 

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