Entro nella mia macchina,lancio sul sedile borsa e quaderno degli appunti e corro a prenderlo. Non appena imbocco la strada dove mi aspetta, vedo il megaborsone blu che mi porta subito il sorriso sulle labbra. Entra,sistema il megaborsone sul sedile posteriore mi dirigo al bar da lui scelto,se non fosse che è chiuso! Gironzolo per le strade cercando quindi una struttura che si avvicini il più possibile all’idea di un bar e mentre la mia attenzione è captata da tutt’altro che lui,mi prende la mano destra che avevo appoggiata sulla marcia e avvicinandola alle sue labbra la bacia dolcemente. Giro la testa per guardarlo mentre tiene ancora la mia mano nella sua e non ho bisogno di dire nulla,perché lui ha già capito. Dopo qualche inversione di marcia non legalmente corretta ci fermiamo. Sembra una sorta di “piccolo luogo di ristoro” più che un bar quello in cui approdiamo,ma del resto quello che contava era stare insieme e darci il buongiorno. Un espresso per me e un decaffeinato per lui e nell’attesa che sembrava interminabile inizio a sfotterlo,a giocare con la sua sciarpetta e a stuzzicarlo,il barista sembra fregarsene della nostra fretta e lui che non ce la fa più a trattenersi,passandomi il braccio dietro la schiena mi avvicina a lui e mi bacia. Gli sussurro “Buongiorno amore,ogni mattina dovrebbe essere come questa!” e lui continua a baciarmi ed io sono felice così,mentre continuo ad accarezzare la sua pelle liscissima dalla barba appena fatta. Finalmente i caffè arrivano,ci vuole un niente e le tazzine sono già vuote,un sorso d’acqua mentre S. paga il conto e ci precipitiamo fuori,entrambi con un sorriso smagliante. Lottando contro il tempo e contro una lezione universitaria che sarebbe dovuta iniziare alle 9.00, ci dirigiamo al “nostro posto” non distante da lì, un’isola di silenzio e tranquillità per le nostre coccole. Gli dico di abbracciarmi,perché sono gli ultimi abbracci che può concedermi e di cui dovrò fare a meno per quattro lunghi mesi. Non so quante volte negli ultimi giorni gli sto dicendo di stare attento,di non fidarsi di nessuno e di essere egoista,pensando solo alla sua salute,ma lui mi fa “Devo stare attento anche agli altri,ci sono ragazzi più giovani di me che vanno guidati e tenuti sotto controllo”, mi scappa una lacrima,ho paura più di quanta forse ne abbia lui ora. Lo ascolto raccontare agli altri che sta per partire e non riesco a sorridere. Anche ieri pomeriggio tra un esercizio e l’altro in palestra ne parlavamo,ha visto i miei occhi rossi e quello sguardo che non voleva lasciarlo andare via. Continuava ad accarezzarmi il dorso della mano,mentre la tristezza calava sul mio volto. Amare vuol dire anche accettare le scelte altrui,sostenerle e dare forza ed è quello che in tutti i modi sto cercando di fare. Ma la paura è tanta. Il tempo in macchina lunedì mattina è volato come al solito,quando siamo insieme. Le carezze e i baci hanno un sapore d’amore inconfondibile. Lo abbraccio ancora e lo riaccompagno per la sua mattinata di relax. Arrivo in facoltà alle 9.30, per fortuna il prof è in ritardo e ,ad ogni modo, se la lezione fosse già iniziata non mi sarei persa nulla,perché quel tempo l’avevo arricchito con la sua presenza.
