Aumentano malattie sessualmente trasmissibili, fallimento del condom

Creato il 28 luglio 2012 da Uccronline

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che «milioni di persone sono affette da gonorrea e sono a rischio di rimanere a corto di opzioni di trattamento a meno che venga approvato un intervento urgente», questa è la frase con cui ha messo in guardia da un’espansione mondiale di un ceppo di gonorrea resistente ai farmaciI Paesi coinvolti sono sopratutto Australia, Francia Giappone, Norvegia, Svezia e Regno Unito, e «i dati disponibili mostrano solo la punta di un iceberg», secondo Manjula Lusti-Narasimhan, ricercatrice dell’OMS.  Dai dati pubblicati si è anche scoperto che esiste una ripresa generale nel mondo occidentale di malattie sessualmente trasmissibili (MST).  Riferendosi alle quattro più frequenti (sifilide, gonorrea, clamidia e trichomonas vaginalis), vengono diagnosticate quasi 450 milioni di nuovi casi all’anno.

Certamente a contribuire a questa ripresa è anche la diffusione nel mondo occidentale dei comportamenti omosessuali e bisessuali: nella comunità LGBT del Regno Unito, ad esempio, il numero di casi di gonorrea è cresciuto, rispetto all’anno passato, del 61%, mentre la clamidia e la sifilide sono aumentate del 48 e 25%, secondo l’Agenzia ingleseper la Protezione della Salute. Secondo uno studio del Department of Health and Mental Hygiene di New York, gli omosessuali hanno 140 volte più probabilità di avere una nuova diagnosi di HIV e sifilide rispetto agli uomini eterosessuali.  Un secondo studio ha inoltre suggerito che le persone con comportamento omosessuale o bisessuale sono un potenziale ponte di trasmissione del virus HIV verso la popolazione generale femminile.

Al di là del problema dell’omosessualità, questo continuo aumento di malattie sessualmente trasmissibile dimostra quanto sia insufficiente ed inadeguata la massiccia diffusione di preservativi, usata come unica risposta a queste problematiche. E’ evidente che non c’è un interesse (economico, sopratutto) ad offrire risposte differenti, e per questo è nato un polverone immenso quando Benedetto XVI ha detto la verità (riferendosi all’Africa, ma valido per tutti i Paesi): «non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari [...], non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; la seconda, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti».

Per questo un gruppo di epidemiologi e medici ha affiancato il Papa parlando di «visione realista» del problema, per questo il Dr Edward Green, direttore della Harvard HIV Prevention Research Project ha affermato: «quando il Papa ha detto che la risposta sta proprio nella fedeltà e nella monogamia, questo è esattamente quello che abbiamo trovato empiricamente». Gli studi suggeriscono che «con la promozione intensiva del preservativo, in realtà le persone aumentano il numero di partner sessuali», è l’effetto della “compensazione del rischio” che rende totalmente controproducente la distribuzione di preservativi. Le indagini mostrano anche che nei Paesi africani a maggioranza cattolica, vi sia anche un minor tasso di AIDS e non è un caso che l’Università di Harvard abbia premiato una suora, Miriam Duggan, per aver sconfitto l’AIDS in Uganda (senza condom).

La vera risposta all’AIDS al di fuori dell’Occidente è quella di permettere l’accesso gratuito alle cure, come più volte chiesto dal card. Tarcisio Bertone e dallo stesso Benedetto XVI. In Occidente, invece, occorre capire un concetto molto semplice: non è «possibile eliminare una malattia legata spesso ai comportamenti, senza cambiare i comportamenti stessi», come ha spiegato l’epidemiologo Carlo-Federico Perno direttore dell’Unità di Virologia Molecolare al Policlinico Universitario Tor Vergata. «Il problema non è l’AIDS», ha proseguito, «ma che l’AIDS è l’epifenomeno di un problema ben più ampio, legato primariamente ad una visione positivista e libertaria» della sessualità. Ecco dunque che ritornano le parole del Pontefice: «La soluzione» è «una umanizzazione della sessualità» e non tanto la distribuzione massiccia di palloncini in lattice.


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