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Bambine in vetrina

Da Marypinagiuliaalessiafabiana

E’ di oggi la notizia che una signora e mamma di Pavia, per sponsorizzare la sua merceria, ha escogitato una discutibile forma di marketing: per far conoscere il suo negozio e dare così una scossa al quartiere ha messo le sue figlie, e quelle dei genitori che gestiscono negozi vicini, a giocare dietro le vetrine indossando i capi che vende, prima in piagiama e poi in costume da bagno.

Alcuni sindacalisti sono subito intervenuti, dichiarando che :

«È inaccettabile l’utilizzo di bambini per promozioni di questo tipo. Per loro può essere anche un gioco, il punto forse è la cultura dei genitori».

La commerciante per tutta risposta ha sentenziato:

«Ma di che cosa parlano questi signori? Sono ipocriti e finti bacchettoni. A parte il fatto che io sono una madre con dei principi saldi e non devo giustificarmi con nessuno, ma se qualcuno ci vede qualcosa di sporco in dei bambini che giocano e si divertono, allora ha qualche problema. E forse farò una sfilata di moda con le bambine che continuano a chiedermelo. Che male c’è in tutto questo?».

La signora sositene quindi che mettere in vetrina delle minorenni non sia un comportamento biasimabile, concludendo che la malizia risiederbbe negli occhi di chi guarda.

Chiaramente le bambine si sono apprestate ingenuamente e per gioco all’iniziativa di questa donna, ma alcune domande sono d’obbligo. Per esempio ci si può chiedere se, in una società in cui l’infanzia è costantemente contraffatta dai media e racchiusa in stereotipi di genere che vedono le bambine intrappolate in quei ruoli riservati anche alle loro madri, ovvero di bamboline avveneti o donnine di casa, sia producente metterle dietro ad una vetrina. In questo modo non si fa altro che inculcare maggiormente nelle loro giovani menti l’idea di dover essere soggette, già in tenera età, ad un giudizio esterno. Assistiamo infatti sempre più a pubblicità e programmi tv nei quali le bambine devono apparire ed essere belle, tema che abbiamo più volte affrontato su questo blog.

Il ruolo deleterio dei media inoltre è spesso accompagnato da una cecità totale dei genitori nei confronti delle conseguenze a cui certi modelli mentali, introiettati fin da bambini, possano portare. Molto spesso infatti la dimensione della bellezza e dell’apparire viene mescolate con quella ludica, quando in realtà sono aspetti che non dovrebbero avere nulla a che fare l’uno con l’altro. Tutto questo infatti crea un cortocircuito nelle menti delle più giovani che si ritrovano a dover adempiere a compiti che non appartengono alla loro età e a dover soddisfare le aspettative degli adulti anche quando giocano.

La donna inoltre dichiara:

«Non ho parole, con tutti i problemi che ci sono… Io credo di aver fatto una pubblicità in modo sobrio e non avrei mai utilizzato le mie figlie per fare qualcosa di sporco. E a loro non farei mai fare le veline, nè i concorsi di bellezza e niente che abbia a che fare con il mondo dello spettacolo. Ma qui, andiamo!, si sono soltanto messe a giocare con la sabbia».

In queste parole a mio parere c’è un po’ di ipocrisia rispetto a quanto dichiarato prima. La signora sostiene infatti che probabilmente organizzarà una sfilata di moda con protagoniste le sue figlie ma poi dichiara che, una volta divenute adulte, non le farà mai partecipare a concorsi di bellezza e non farà far loro le veline, agendo quindi a valle e non a monte.

Non è un intervento dall’alto, una imposizione da parte dei genitori, quella a cui auspichiamo. Ma un percorso da parte di genitori, educatori e media che porti le bambine a libersarsi dai rigidi schemi sociali e ad autodeterminarsi in tutta libertà, senza colpevolizzare una ragazza che un giorno decide di fare la velina, magari dopo essere stata bombardata per anni da determinati modelli di femminilità. La vera svolta sarebbe porre le ragazze nella condizione di rifiutare una scelta di subordinazione a modelli dettati dall’alto, non impedirgilelo dopo che queste sono cresciute credendo che vi sia un unico modello vincente di donna.

Inoltre ci si può chiedere come mai ad oggi vi sia un abuso spropostitato dell’immagine dei minori per intenti commerciali e di marketing, anche ove non ve ne sia reale bisogno.

Insomma, non credo nella mala fede della mamma e penso che davvero ci voglia della malizia per vedere qualcosa di male in bambine che giocano. Mi chiedo solo quanto sia ingenua la scelta di mettere dietro alla vetrina delle bambine che già da piccole sono abituate a subire uno sguardo giudicante esterno in ogni dove, senza prendere in considerazione il contesto culturale e mediatico in cui saranno costrette a crescere e che imporrà loro di essere sempre belle e in ordine come principessine delle favole Disney.



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