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Baratto, wishlist e una cena pagata

Creato il 05 ottobre 2013 da Mcnab75

baratto

Qualche giorno fa il collega blogger nonché amico, Davide Mana, ha pubblicato un interessante articolo sulle dinamiche che regolano le attività di un autore autoprodotto (altri li chiamano “autori indipendenti” o “autopubblicati”, ma il discorso non cambia). L’articolo è questo: La leggenda dell’autore solitario.
Leggetelo, perché ne va le pena, poi tornate qui.
Fatto? Ok, procediamo.
Dopo pochi minuti ho visto alcuni commenti fastidiosi postati su Facebook, da parte di gente che “rimbalzava” l’articolo sulla propria bacheca, ma dandone un’interpretazione distorta. Il più irritante di tutto è stato però quello di un Vero Scrittore, sapete, quelli che hanno un editore, e al contempo lavorano per riviste, giornali di settore etc etc. Il commento (lasciato sulla bacheca di un mio amico di FB che aveva condiviso il pezzo di Davide) diceva più o meno così: “Tutto molto interessante, ma questi scrittori autopubblicati alla fin fine adottano gli stessi metodi dell’editoria tradizionale che tanto criticano. In fondo fanno lavorare gratis le persone che collaborano con loro.”
Allora, vediamo perché quest’affermazione è una palese idiozia.

Innanzitutto sarebbe stato meglio leggere l’articolo per bene per capire che il senso del discorso è ben diverso dal vantarsi di pubblicare ebook sfruttando il lavoro altrui.
Ma vabbé, saltare una riga sì e una no è oramai una prassi, in questo mondo iperconnesso e frenetico.

Detto ciò, parliamo di come certe collaborazioni vanno e vengono pagate.
Personalmente mi faccio vanto di offrire sempre del denaro alle persone che lavorano per me. Offro una ricompensa in euro per chi edita i miei ebook e con chi li impagina, due fasi molto importanti e impegnative della fase di creazione di un libro digitale.
Poi, va da sé, con molti di questi bravi collaboratori ho dei datati rapporti d’amicizia, il che li mette in imbarazzo al momento di dover accettare il mio denaro. E’ una reazione logica, normalissima. Anch’io provo il medesimo imbarazzo, a parte invertite.
Però noi tutti rimaniamo convinti che il lavoro debba essere in qualche modo ricompensato.

Ecco, badate al termine che ho utilizzato: ricompensato è più corretto che non retribuito.
Per ricompensare esistono sistemi alternativi al denaro, altrettanto validi e apprezzabili.
Tra noi autori autopubblicati, per esempio, c’è un utile e pratico scambio di competenze e di favori.
Io faccio l’editing a te, tu un domani lo fai a me.
Io ti aiuto a impaginare l’ebook, tu mi aiuti a inserirlo sugli store di vendita online.
Io ti faccio da beta reader, tu mi traduci quest’altro racconto in inglese.
Il sottoscritto, per esempio, si vanta di essere bravino a far promozione*, sicché posso occuparmi di pubblicizzare il sito/blog/ebook/film (etc etc) di chi in cambio ha fatto l’editing a una mia bozza di romanzo.
Il concetto è chiaro e antico come il mondo: stiamo parlando di baratto.

Precisiamolo: a mio parere il denaro è sempre preferibile, ma il baratto – lo scambio di conoscenze e di tangibili favori – è un’opzione validissima.

wishlist

Ci sono altri modi per ricompensare il lavoro che qualcuno ha fatto per noi? Sì.
Mesi fa io e molti altri blogger di mia conoscenza abbiamo introdotto le wishlist. Si tratta di una lista di regalini, che vanno dai pochi euro a cifre più importanti, a cui chiunque può comodamente attingere grazie a un semplice account su Amazon. La mia wishlist, per esempio, la trovate qui.
Mi capita spesso di suggerire l’utilizzo di questo sistema di tangibile apprezzamento, a chi chiede il mio aiuto per scrivere un articolo per il suo sito, per fare da beta-reader (etc). Ovviamente** nell’almeno 80% dei casi l’interessato scompare dai radar, alla ricerca di chi questo favore potrà farglielo gratis. Però il metodo wishlist, nel suo piccolo, funziona. Non a caso lo utilizzo di mio per ricompensare chi mi fa dei piccoli lavoretti per il blog o per gli ebook.

Un’alternativa alla wishlist è il più semplice regalo vecchia maniera. Al posto del solito “grazie“, aggiungete anche la fatidica domanda: “cosa posso regalarti per il favore che mi hai fatto?“. Ovviamente ci saranno titubanze e rifiuti, ma con un po’ di gentile insistenza vedrete che riuscirete a concordare qualcosa. Del resto chi non ama ricevere un regalino?
Vi rivelo un piccolo segreto: un paio di mie gentili e belle ospiti della domenica hanno ricevuto dei presentini dal sottoscritto, per essere state tanto gentili da farsi intervistare da me, o per avermi fornito delle foto inedite. La cosa bella è che è piaciuto anche a me farli, questi regalini. In fondo si tratta solo di avere un po’ di empatia e di sensibilità, no?

Oppure... offrite una cena!

Oppure… offrite una cena!

Altro metodo vecchio come il mondo per esprimere tangibile riconoscenza a chi ci ha fatto un favore è quello di offrire una cena o un pranzo. Volete mettere? Un bel risotto insieme, accompagnato da un buon vino e da quattro chiacchiere in libertà possono dar vita ad amicizie lunghe decenni, o almeno ad altre proficue collaborazioni. Oppure c’è la variante “contadina”, offrite i prodotti della vostra terra a chi dovete ricompensare. Coi tempi che corrono frutta, verdura, formaggi tipici e altre cose del genere valgono quasi come il denaro.

Rimane il discorso visibilità, che abbiamo già fatto altre volte.
La visibilità è un valido metodo per ricompensare un lavoro?
Nel 90% dei casi la risposta è NO.
Ci sono eccezioni. La giovane e sconosciuta modella che viene fotografata dal fotografo famoso riceve effettiva visibilità nel posare gratuitamente per un photoshoot che verrà pubblicato sul sito del fotografo in questione.
Un giovane giornalista che pubblica un suo articolo su una testata o un blog di rilevanza nazionale*** riceve effettivi benefici da tale scambio, anche se non riceve soldi per averlo scritto.
Un musicista che viene invitato a suonare gratuitamente come opening act di un concerto di Rihanna o di Michael Bublé**** gode della possibilità di farsi conoscere da un grande pubblico.

Come vedete si tratta di casi rari e molto circostanziati.
In tutte le altre occasioni la visibilità è unicamente fuffa inutile, il mezzuccio degli avari per non pagare i lavori che commissionano.
Senza se e senza ma.

Visibilità

* “Fare promozione” non vuol dire condividere a caso dei link sui social network. Ma spero che oramai l’abbiate imparato.
** “Ovviamente” per gli standard italiani.
*** E non per esempio la fanzine “Horror Inquetudini de ‘noartri“, che leggono sì e no venti persone in tutto il mondo.
**** Sì, a me piace il pop commerciale. Per il Metal cercate nei blog qui di fianco

:)

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(A.G. – Follow me on Twitter)


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