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Beata la 'gnoranza, se sta bene de mente, de core e de panza!

Creato il 19 maggio 2011 da Mcnab75
Beata la 'gnoranza, se sta bene de mente, de core e de panza!

A parte le stucchevoli conclusioni di fine articolo – non a caso pubblicato su Il Giornale, house organ di Bunga-bunghiland – alcune annotazione fatte da Alessandro Gnocchi non fanno altro che confermare molte pessime sensazioni.

 

“Federico Moccia: 32 persone. Javier Cercas, premio Salone del Libro: numerose file vuote. Antonio Scurati con Alessandro Bertante e Tommaso Pincio: semideserto. Paolo Nori: deserto. William Vollmann: deserto.

Ricapitolando: un bestsellerista, un grandissimo scrittore straniero, un quotato e ben noto autore italiano (Scurati) e infine due outsider di qualità indiscussa (Nori e Vollmann). Cinque personaggi diversi fra loro, eppure ugualmente interessanti se non interessantissimi nei casi di Cercas e Vollmann, i due fiori all’occhiello di questa edizione. Al Salone però hanno fatto tutti quanti flop in termini di presenze. (...) Al contrario volti televisivi e personaggi dai risvolti almeno potenzialmente politici sono andati alla grande.”

 

Va beh, sono il primo a ritenere i reading pubblici piuttosto inutili e pallosi. Nel caso improbabile in cui mi fossi recato al Salone del mobile libro, di certo non avrei perso tempo ad ascoltare Moccia o Scurati.

Ma le vendite, quelle saranno andate bene, no?

No.

 

“Le vendite agli stand non danno indicazioni molto diverse, nonostante la narrativa, in linea di massima, sia sempre la parte più rilevante del mercato.”

 

Deduzione da questi e altri dati:

 

“Insomma, dove è finita la letteratura? Se il Salone del libro può essere preso come termometro della situazione culturale (e può senz’altro, almeno di quella mainstream, essendo l’appuntamento più atteso dell’anno) dovremmo forse concludere che è scivolata nell’irrilevanza.”

 

Ci sarebbero diverse decine di altre considerazioni da fare in merito. Per esempio su questa tutta pesantezza che deve sempre aleggiare sugli scrittori italiani, che è un po' quel che succede anche nel cinema e nella fiction-TV nostrana. Lo stesso Gnocchi fa tutto un discorso in cui si deduce che, a suo parere, la letteratura dovrebbe “creare dibattito” e “suscitare reazioni violente”. Mai intrattenere, eh, mai divertire.

 

Ma vabbé. L'articolo intero è questo.


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