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Before you came into my life I missed you so bad: diario di una Group Leader e di una delle esperienze più belle della sua vita…

Da Strawberry @SabyFrag

 

E così sono tornata da una seconda incursione in terra britannica. E ancora una volta mi fa male il cuore. Ma questa volta il male che provo non è amarezza ma inconfondibile, dolceamara, inesauribile nostalgia. Perché a due giorni dal rientro mi mancano ancora tutti, i 150 ragazzi come le 15 fantastiche persone dello staff, e un pezzetto del mio cuore è rimasto con loro.

Trascorrere 15 giorni con dei ragazzi di 15/16 anni è un’esperienza che ti porta a confrontarti prima di tutto con te stessa. Con la tua capacità di ascolto, di organizzazione, di problem solving, di comprensione, ma anche con la persona che sei e che in un solo momento deve essere guida, supporto, sorella, amica, leader.  Di fronte a quelle personcine ancora in divenire, che fanno i grandi e reclamano maturità e indipendenza e ti sembrano forti e sicuri, più di quanto ti senta tu, ma che poi, all’improvviso, ti spiazzano con atteggiamenti timidi, impacciati, sguardi sospesi in pensieri che non sai, in cui però riconosci quello che eri tu solo qualche anno fa, e capisci che anche se li imitano, loro adulti ancora non lo sono e hanno bisogno di te in quel momento come non mai e senti di dover impegnare tutta te stessa, di dover essere presente al 100%. E, nonostante la stanchezza, il nervosismo, il freddo, la pioggia, i momenti di scazzo…nonostante tutto, ti scopri felice e soddisfatta nel metterci tutto questo impegno. I ragazzi ti prosciugano ma mai come in questi 15 giorni mi sono sentita contenta di aver consumato tutte le mie energie, perché sapevo che niente sarebbe andato sprecato.

Trascorrere 15 giorni con lo staff mi ha permesso di imparare tante cose sui rapporti con gli altri. Non sempre si va d’accordo, la tensione e la stanchezza sono tante e basta un giorno NO e sole due ore di sonno per notte per surriscaldare l’ambiente. Ma ogni singola persona che era con me a condividere quest’esperienza mi ha regalato qualcosa perché essere diversi non è mai uno svantaggio ma la possibilità di arricchirsi e crescere. Ricorderò sempre con piacere i momenti di pausa tra una lezione e l’altra o le nostre riunioni in cui anche se eravamo ridotti come zombie per il sonno mancato, tra un microsonno e l’altro, riuscivamo comunque a sorridere e scherzare. Momenti indimenticabili a cui ripenserò di sicuro in quei momenti grigi che l’autunno porterà con sé.

Le giornate sono trascorse rapide, fugaci, intense. Non c’era un attimo per pensare ma solo agire, immettersi nella giostra e girare girare…in laboratorio come durante gli sport, in escursione come durante gli spettacoli in teatro, l’imperativo era mettersi in gioco, sempre. Mi hanno trasformato, fatto ballare, recitare, partecipare a giochi e scherzi, vestita da Pucca, suora, disco anni’70, in versione maschile e in quella tropicale. Lasciare a casa ogni timidezza, ritrosia, insicurezza: goditela e gioca con noi!

Le escursioni poi sono state finestre veloci su quell’Inghilterra che ci ospitava. Birmingham, Coventry, Stratford – upon – Avon, Londra. Ve ne parlerò più dettagliatamente in un altro post. Per il momento accontentatevi nel sentirmi dire che, sebbene si sia visto poco, sono state parentesi di svago he ci hanno aiutato a conoscerci meglio e a condividere ancora tanti altri bellissimi ricordi!

Fare la group leader non è semplice. Devi essere sempre pronta a tutto e voler metterti alla prova. Devi essere molte persone nello stesso tempo, devi fare conto con i tuoi limiti e capire fino a che punto puoi arrivare, magari oltrepassando qualche paletto che ti eri autoimposta e che scopri essere superfluo e inutile. Ci sono giorni in cui ti svegli dopo solo due ore di sonno e ti maledici per aver accettato questo lavoro. E sere in cui a riunione con lo staff proprio non la reggi e vorresti solo il letto o anche solo farti una chiacchierata serena con tua madre o il tuo fidanzato. Ma sono attimi e passano subito, non appena sei di nuovo in pista, con gli altri che vivono la tua stessa esperienza e ti capiscono tanto che alla fine si scherza pure di queste “piccole” controindicazioni, e poi con i ragazzi, ché bastano i loro sorrisi o i loro resoconti entusiasti della giornata per capire che il tuo posto in quel momento poteva essere solo quello.

E poi arriva l’ultima sera e tu hai scritto un bigliettino per tutti quanti i tuoi 15, i miei MaffinZ, e speri che non lo trovino sdolcinato e che lo apprezzino e non sai che anche loro ti hanno scritto un bigliettino che una volta letto si rivela capace di scioglierti come mai avresti immaginato. Per l’ultima volta ci siamo stretti in un enorme abbraccio e le sensazioni in quel momento provate le sento ancora adesso sulla pelle.

E poi sali sul volo che vi riporta in Italia e guardi tutti i tuoi compagni di avventura e pensi che quella è l’ultima volta che siete tutti insieme e senti un pizzico proprio ad altezza cuore e preferisci addormentarti per non scoppiare in lacrime ed essere tu a dare inizio a un pianto generale che sarebbe in ogni caso cominciato di lì a poco, una volta a terra…

Da ieri guardo le foto che di continuo vengono caricate su facebook. A volte rido da sola provocando la preoccupazione di chi mi sta attorno che non sa cosa mi passa per la testa. Ma io, tra uno scatto e l’altro, posso ancora rivivere i miei meravigliosi giorni del Walsall Campus.

Perché dimenticare tutti voi sarà impossibile. GRAZIE!

walsall


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