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Benin /Petrol smuggler e non può essere altro

Creato il 10 agosto 2012 da Marianna06

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La povertà a Porto Novo,città  del Benin, come altrove, lì dove essa alligna ben salda e si fa fatica a sradicarla, produce l’arte di arrangiarsi ,che è tipica poi delle megalopoli di tutto il mondo e, quindi, non solo di quelle d’Africa.

E oggi la”cosa” è ulteriormente aggravata  da una crisi economica generalizzata che risparmia, nei limiti , appena appena ,anche laggiù, i “soliti” ricchi, se questi riescono ancora a intrallazzare bene.

A Porto Novo c’è un signore (ma non è il solo) che tutti chiamano in città il"benefattore”,il quale si è inventato un sistema per farsi ricco e offrire ai meno abbienti del luogo, se disponibili, le poche briciole, che cascano dalla sua “tavola”.

E i poveri, nella cecità dovuta al bisogno, ringraziano e sono grati.

Si tratta di un personaggio locale, che ha messo in piedi, con astuzia e con perizia, un traffico di combustibili fortemente inquinanti( qualcosa come 300 milioni di litri importati periodicamente), in particolare benzina, che serve soprattutto agli autotrasportatori per i loro commerci.

I combustibili arrivano, di notte tempo, dalla Nigeria e alcuni suoi uomini, pagati una miseria e non metaforica, li  caricano in taniche  sui cosiddetti “petrol cargo”(motorette) e  vanno   in , in città e dintorni, a fare la distribuzione, dietro riscossione di discrete somme di denaro.

Oltretutto correndo grande pericolo per la propria e l’altrui incolumità, dato il tipo di merce che trasportano.

Una specie di mercato nero del petrolio, insomma,  non raffinato cui lo Stato non riesce affatto a mettere un  argine o, quanto meno, come sarebbe giusto, la parola fine.

Questo petrolio non raffinato arriva, come già detto, in grosse taniche e, una volta scaricato, ha inizio il vero e proprio contrabbando, di cui tutti sanno e che nessuno, però, denuncia.

A praticare questo “secondo” lavoro, se pensiamo di definirlo in tal modo, spesso sono anche uomini, abbastanza giovani e con famiglia, che fanno altro nella vita ma, di notte, non disdegnano di arrotondare le proprie modestissime entrate di sempre, per permettere a sé e ai propri cari  qualcosa in più del consueto.

Intanto i mezzi di trasporto (e non solo in quanto dipende dall'uso che si fa del carburante) che utilizzano questo genere di combustibili inquinano terribilmente fino ad arrivare a produrre elevatissime percentuali di biossido di carbonio nell’aria e conseguenti malattie per la popolazione.

Nello specifico, come ben sappiamo anche a casa nostra, si tratta di infezioni respiratorie e  di avvelenamento da piombo, per curare le quali l’aggravio economico della sanità beninese si gonfia, manco a dirlo, a dismisura in rapporto a quelle che sono le reali possibilità.

Pertanto lo Stato attualmente non ha denaro a sufficienza per creare una rete regolare di distribuzione del carburante nel Paese e legalizzare il tutto, mettendo fine agli illeciti, quale che sia il nome di questi ricchi “benefattori”, ma è costretto ugualmente a sborsare cifre enormi(con tagli per altri servizi) per cercare di far guarire (si fa per dire) chi si ammala per eccesso di inquinamento .

Un  serpente che si morde la coda, in conclusione.

Come accade sempre dove esiste un “vizio” iniziale.

 E questo vizio si chiama”danno” da colonizzazione ante e post , a mio parere, in aggiunta alla corruzione politica delle lobbie locali del momento, che non perdono occasione per intascare denaro in cambio di un “benevolo e compiacente mantenimento dello statu quo.

 

   a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

  


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