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Beppe Grillo spara a zero sulle Olimpiadi: quante cavolate!

Creato il 07 agosto 2012 da Demi84 @anisport

Beppe Grillo spara a zero sulle Olimpiadi: quante cavolate!Due giorni fa (domenica 5 agosto), Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog un post (clicca qui per il link) riguardante le Olimpiadi da far accapponare la pelle. L’articolo è intitolato “Giochi senza bandiere” e il contenuto è davvero deprimente. In poche righe è riuscito a dire talmente tante assurdità che farne un riassunto diventa un’impresa anche per le persone maggiormente dotate di capacità di sintesi. Nel primo passo si legge:

 ”Se tutto fa spettacolo, tutto fa Olimpiadi. All’elenco sterminato di sport olimpici mancano le freccette da bar, le bocce e il parcheggio cronometrato in retromarcia. Il bello di questa manifestazione è che tutte le nazioni del mondo possono avere il loro momento di gloria. Un bronzo nel beach volley assurge a festa nazionale. Non conosco, né ho ha mai conosciuto, nessuno che pratichi il fioretto o la spada in vita mia, però alle Olimpiadi sono orgoglioso se il mio Paese trionfa sulle pedane. Poi, per quattro anni, non me ne può fregare di meno.”

Qualcuno dovrebbe spiegare al buon Grillo che questa è una delle caratteristiche che fanno dei Giochi qualcosa di unico. Nel mondo ci sono tante, forse troppe discipline sportive che non godono di attenzione mediatica e che solo ogni quattro anni hanno nelle Olimpiadi la loro unica occasione di farsi conoscere al grande pubblico. Chi ha detto che uno sport solo perché non gode di fama internazionale sia da considerarsi inutile? Noi europei siamo ormai talmente contaminati dalla passione per il calcio che ci sorprendiamo se in altri paesi del mondo tale disciplina non rappresenta lo sport nazionale e se c’è chi ad una partita di pallone preferisce un match a cricket.

Sarebbe poi curioso che il comico politicante in questione ci spiegasse cosa ci sia di male ad essere felici quando un nostro connazionale vince una medaglia nello scherma. Magari è anche vero che poi per quattro anni la maggior parte di noi si dimentica di quello sport, ma non è da escludere invece che qualche ragazzino si possa appassionare decidendo di abbandonare il joy pad della playstation per andare nella palestra più vicina per provare a tirare qualche stoccata. E lo stesso discorso lo si può fare anche per la canoa, il tiro con l’arco, la vela e per altre discipline minori. Addirittura per l’atletica leggera. Nell’articolo in questione Grillo prosegue:

“Non vincono gli atleti, ma le nazioni. E’ il trionfo del nazionalismo. La medaglia d’oro la conquista il presidente della Repubblica, il telecomando in mano che dalla poltrona si precipita a congratularsi con l’atleta dandone ampia copertura a tutti i mezzi d’informazione. L’atleta, che una volta diceva alla mamma “Sono arrivato uno!”, oggi si prepara a una carriera da parlamentare.”

In questo caso pare esagerato parlare di nazionalismo in maniera così estrema, anche perché un po’ di sano amore e orgoglio per la propria nazione non è sbagliato, anzi. Il problema è quando questo sentimento viene esasperato. Il bello dello sport è proprio la competizione, se non ci fosse un minimo di agonismo, che divertimento ci sarebbe? Forse Grillo è rimasto un po’ indietro con i tempi dato che gli si poteva dare parzialmente ragione se si fosse riferito alla Germania o all’Italia nel periodo tra le due guerre. Ma anche in quel caso è stata la politica a fare dello sport uno strumento di propaganda, ad esasperarne e a modificarne i valori. E poi, ripetiamo, se qualche atleta, che per anni si dedica ad una disciplina minore, facendo sacrifici, inseguendo il sogno di vincere una medaglia olimpica, riesca per qualche giorno ad avere un po’ di gloria e di visibilità, ben venga. Se anche in seguito dovesse diventare un parlamentare, sarebbe poi così assurdo? Un comico può diventarlo mentre uno sportivo no? Continuando a leggere il suo post, incappiamo in altre fesserie:

“Grida e pianti, buttati per terra, tarantolati per una stoccata o per un tiro, come se fosse morto o resuscitato cento volte il gatto di famiglia. Cosa rimarrà dei Giochi Olimpici di Londra? Una vecchia regina che si lancia con il paracadute e un pugno di medaglie da appuntare sul petto della Patria.”

A noi invece rimarranno le grida e i pianti di chi per anni ha sudato, si è allenato con costanza e dedizione rinunciando ad una buona parte della propria vita privata e che poi è stato ripagato da qualche momento di visibilità. Rimarranno l’abbraccio tra Jennifer Suhr, statunitense, e Yarisley Silva, cubana.  Così come da altre edizioni dei Giochi ci sono rimaste le testimonianze di chi raccontava di aver visto fraternizzare americani e sovietici durante la Guerra fredda, bianchi e neri, asiatici e mulatti, islamici e cattolici.

Ankie Spitzer, la moglie di André Spitzer, allenatore di scherma della selezione israeliana alle Olimpiadi di Monaco 1972 poi assassinato durante il famoso attentato terroristico, parlando di suo marito, racconta nel film documentario Un giorno a settembre: «Dopo una delle gare, lui mi disse “Guarda, c’è la squadra libanese, vado a salutarli” e io, che sono olandese, cercai di fermarlo. “Ma sei matto?”, gli dissi, “sono libanesi e Israele è in guerra con il Libano”. Lui mi rispose “Ankie, è proprio questo il significato delle Olimpiadi, qui io posso andare da loro e parlargli”. [...] Non dimenticherò mai in vita mia quando tornò da me e con un enorme sorriso mi disse: “Vedi? E’ questo che ho sempre sognato”».


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