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Bestiale

Creato il 02 maggio 2010 da Renzomazzetti

 

bicefalo-1968-2010

B I C E F A L O

VUOTO O CON IL CERVELLO?

E… IL CUORE?

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BESTIALE
Nelle condizioni capitalistiche di vita, il lavoro resta esterno all’operaio, cioè non appartiene al suo essere, e l’operaio quindi non si afferma nel suo lavoro, bensì si nega, non si sente appagato ma infelice, non svolge alcuna libera energia fisica e spirituale, bensì mortifica il suo corpo e rovina il suo spirito. L’operaio quindi si sente con se stesso soltanto fuori del lavoro, e fuori di sé nel lavoro. Si sente a casa sua solo quando non lavora; e quando lavora, invece, no. Il suo lavoro non è volontario, bensì forzato, è lavoro costruttivo. Il lavoro non è quindi la soddisfazione di un bisogno, bensì è soltanto un mezzo per soddisfare dei bisogni esterni a esso. La sua estraneità risalta nel fatto che, appena cessa di esistere una costrizione fisica o d’altro genere, il lavoro è fuggito come una peste. Il lavoro esterno, il lavoro in cui l’uomo si espropria, è un lavoro-sacrificio, un lavoro-mortificazione. Finalmente l’esteriorità del lavoro al lavoratore si palesa in questo: il lavoro non è cosa sua ma di un altro; non gli appartiene, e in esso egli non appartiene a sé, bensì a un altro. Come nella religione l’attività spontanea dell’umana fantasia, dell’umano cervello e del cuore umano, opera indipendentemente dall’individuo, cioè come un’attività estranea, divina o diabolica, così l’attività del lavoratore non è attività spontanea. Essa appartiene a un altro, è la perdita del lavoratore stesso. Il risultato è che l’uomo (il lavoratore) si sente libero ormai soltanto nelle sue funzioni bestiali, nel mangiare, nel bere e nel generare, tutt’al più nell’avere una casa, nella sua cura corporale ecc., e che nelle sue funzioni umane si sente solo più una bestia. Il bestiale diventa l’umano e l’umano il bestiale. Il mangiare, il bere, il generare ecc., sono in effetti anche schiette funzioni umane, ma sono bestiali nell’astrazione che le separa dal restante cerchio dell’umana attività e ne fa degli scopi ultimi e unici. (Carlo Marx, tratto in rifletterci.)

EMIGRANTI

Fulminadi da un fraco de tempesta,

l’erba de i prè par ‘na metà passìa,

brusà le vigne da la malatia

che no lassa i vilani mai de pésta;

ipotecado tuto quel che resta,

col formento che val ‘na carestia,

ogni paese al g’à la so agonia

e le fameie un pelagroso a testa!

Crepà la vaca che dasea el formaio,

morta la dona a partorir ‘na fiola,

protestà le cambiali dal notaio;

una festaseradi a l’ostaria,

co un gran pugno batù sora la tola

“Porca Italia”, i bastiema: “andemo via!”.

-Berto Barbarani-

 

QUOT HOMINES, TOT SENTENTIAE.

-Terenzio-

 


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