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Big Hero 6 – Don Hall & Chris Williams, 2014

Creato il 30 dicembre 2014 da Paolo_ottomano @cinemastino

Big_Hero_6_film_locandinaUfficialmente non è un film Pixar (lo ha prodotto la Walt Disney Animation Studios) ma il nome del produttore esecutivo John Lasseter, anello di congiunzione tra i due studi indipendenti ma legati dal brand Disney, rassicura in anticipo su ciò che sarà Big Hero 6. La storia recente, infatti, c’insegna che i suoi predecessori non hanno fatto cilecca nemmeno una volta, che fossero Pixar o Disney. Certo, bisogna comunque prenderli per quello che sono: cartoni animati, rivolti a un pubblico molto giovane, ma che hanno una marcia in più per essere fruibili a più livelli. Basti pensare a Wall-E (Pixar) o Ralph Spaccatutto (Walt Disney Animation Studios), dedicati ai bambini ma godibili anche da un cinefilo che può scorgervi i più disparati riferimenti (il primo) o da un ragazzone cresciuto a pane e videogiochi dalla metà degli anni ’70 in poi (il secondo). La particolarità di Big Hero 6 consiste nel mescolare abilmente un pizzico di cultura pop giapponese e l’immaginario nerd americano per creare un personaggio principale geniale e un po’ tormentato che, con l’aiuto di chi lo ha visto crescere, riesce a dare vita ai suoi sogni. Quello che tutti i piccoli spettatori lì a guardarlo e immedesimarsi in lui vorrebbero fare.

L’ambientazione è un’immaginaria città sintesi di Tokyo e San Francisco in cui Hiro/Hero, l’adolescente protagonista, decide di dar retta a suo fratello Tadashi e iscriversi nella più prestigiosa scuola di nerd del Paese, rapito dalle sue leccornie tecnologiche. Il sogno dura poco: non appena presenta la sua invenzione d’ammissione, proprio suo fratello muore in un incendio, i cui retroscena sono molto sospetti. Ma Hiro non è solo: c’è Baymax, lascito di Tadashi, ad accompagnarlo nel suo viaggio interiore, nella sua bonaria invadenza e ingenuità. Si tratta di un robot-operatore sanitario e “coccoloso”, archivio infinito di diagnosi e cure, che Hiro contamina con il suo entusiasmo e la sua spasmodica ricerca di quello che, fuori di sé, non potrà mai più trovare. Sorvolando sull’aspetto grafico, sul quale non c’è niente da eccepire, se c’è una cosa che si può rimproverare a Big Hero 6 è qualche breve passaggio in cui emergono troppo zuccherati i sentimenti del protagonista, che passa quasi inosservato in un mare di tutt’altro: comicità generata dall’efficace caratterizzazione dei personaggi secondari, i sei post-supereroi, o gag mai fini a se stesse nel rapporto tra Baymax e il suo piccolo assistito. Che anche noi, forse, avremmo voluto essere.

Ecco la recensione su Cinema4stelle.


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