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Bittersweet Life (di Kim Ji-Woon, 2005)

Creato il 05 novembre 2013 da Frank_romantico @Combinazione_C
Bittersweet Life (di Kim Ji-Woon, 2005)
Kim Ji-Woon è un regista coreano che è riuscito a diventare di culto persino in Europa. Certo, il suo nome è più noto per la sua ultima (e prima) fatica oltreoceano, quella assieme al mitico Arnold Schwarzenegger nel film The Last Stand, ma i cinefili lo conoscevano già da qualche anno per film come Two Sisters, Il buono, il matto, il cattivo e I Saw The Devil. Oppure per Bittersweet Life.
Ed è di quest'ultimo film che voglio parlare, oggi.
Vi devo dire la verità: non avevo la minima idea di come scrivere questa recensione di Bittersweet Life. Perché questo film del 2005 del regista di Seul non si lascia certo ricordare per originalità, né come pietra miliare del genere. Che poi bisognerebbe capire di quale genere si tratta visto che Kim Ji-Woon, come suo solito, gioca con il cinema citando, mischiando le carte in tavola e dando al tutto un'impronta stilistica estremamente personale.
Un capobanda sospetta che la sua fidanzata Hee Su lo tradisca con un altro uomo. Chiede quindi al suo braccio destro Sun Woo di seguire la donna e di eliminarla se la sorprende in compagnia di un altro. Quando Sun Woo però scopre la ragazza in compagnia del suo amante, decide di risolvere la cosa a modo suo, dando il via ad un vortice di violenza e vendetta.
Bittersweet Life (di Kim Ji-Woon, 2005)
Bittersweet Life è una dimostrazione di tecnica sopraffina che non si limita alla sterile autocelebrazione. Kim Ji-Woon fa sua la lezione del collega Chan-wook Park ma anche quella estera di Quentin Tarantino e confeziona un film elegante ma spietato, apparente freddo ma violentemente romantico. Una classica storia di vendetta con elementi tipici del cinema mafioso. Il classico protagonista solitario e tenebroso che combatte contro quello che era il suo mondo, dal quale è stato estromesso e rifiutato. Però Sun Woo è anche un personaggio in bilico tra bene e male, che cresce man mano che il film va avanti. Un'ombra tra le ombre che acquisisce corporeità man mano che la sua vendetta prende forma. Insomma, la violenza che si fa carne, il cinema che si fa vita. Perché con la sua fotografia meravigliosa Bittersweet Life crea una realtà che prende forma tra strade immerse nell'oscurità, locali notturni e gangster traditori.
Tra noir, pulp e western metropolitano, questo film è stato troppo spesso snobbato come opera derivata, che nell'anno della sua uscita non aveva poi molto da aggiungere a quanto era stato realizzato negli anni precedenti. Io trovo invece che Bittersweet Life sia un'opera che non aspira a rivoluzionare alcunché, che semplicemente intende raccontare una storia classica, una storia come tante. La differenza la fa il come, non il cosa, perché è difficile trovare una tale perfezione formale, una tale intensità, l'emozione nella costruzione maniacale di un mondo soffocante, dove non esiste parola fiducia. Certo, il regista si perde in alcune lungaggini che appesantiscono una storia di per se snella, ma questo non basta a sminuire il valore di un film che, pur non eccedendo in violenza e cattiveria, diventa un pugno nello stomaco che difficilmente lo spettatore riuscirà a dimenticare.
Bittersweet Life (di Kim Ji-Woon, 2005)

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