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Boris, il film

Creato il 06 aprile 2011 da Duffy
“Boris esce al cinema.” Girava voce qualche mese fa. Per un’appasionata della serie come me, che continua a guardarsi le repliche che Sky manda ancora in onda, è una grande notizia. O forse no.
C’è una regola non scritta che dice che i bei libri, i comici italiani in cima all’onda e le storie nate per altri formati – come in questo caso- perdono immediatamente di valore quando diventano film. Ti ritrovi all’ uscita della sala, sconsolata, dire al tuo vicino: “Niente a che vedere con la serie/lo spettacolo a teatro/il libro. Ah, non l’hai visto? Ma no! Vatti a vedere quello, è tutta un’altra cosa.”
Boris, per chi non lo conoscesse, è quel bellissimo fenomeno, apparso sottoforma di serie televisiva, che ha ridato speranza a chi si guardava bene, ormai, dall’avere a che fare con prodotti italiani.
Non si tratta di un’esagerazione: se una cinefila come me, e altri miei simili, che si erano allontanati da anni dal cinema, accontentandosi di guardare vecchi film per sopravvivere, sono ritornati all’ovile, è solo per fenomeni come questo. Più precisamente è tutto merito di Boris, Romanzo Criminale la serie, Elio Germano e Pierfrancesco Favino. Punto.
Tornando al soggetto di oggi, Boris è nato come serie comica, che racconta le vicissitudini di una troupe televisiva alle prese con una fiction strappalacrime, intitolata “Gli occhi del cuore”. Come potete scoprire se andate a cercare il video del backstage “ Gli occhi di Boris”, i personaggi della serie sono molto ispirati alla realtà e ognuno degli attori ha potuto attingere a piene mani dalle sue esperienze pregresse.
Il cast è composto da attori meno noti, o del tutto sconosciuti ai più, ma con un enorme bagaglio di esperienze, che vanno dal cinema, al teatro, al doppiaggio.
Basta guardare la lista dei lavori precedenti del protagonista, Renè Ferretti, al secolo Francesco Pannofino, per rendersi conto che non si tratta semplicemente della voce di George Clooney, ma di un attore che non ha preso un giorno di ferie, molto probabilmente, e si è costruito un background lavorativo invidiabile.
Il bello del film è che va bene per tutti: anche se non avete mai visto la serie, è come partire da zero. Certo, non capirete i rapporti sottintesi tra i vari personaggi; ma questo non toglierà nulla alla logica della storia.
La situazione è presto palesata, già dalle prime scene: il film si apre sul set di una nuova fiction, intitolata il giovane Ratzinger, con il nostro eroe Renè che fugge in roulotte, rifiutandosi di girare una scena più brutta del solito. E qui il grande Antonio Catania, che nel film interpreta Lopez, il delegato di produzione, affronta il regista con un ragionamento che non fa una piega: deve fare la scena in questione perché lo vuole la rete.
Quando Renè, in uno scatto di orgoglio e amor proprio, minaccia di voler andare alla concorrenza, lui è veloce nel rivelargli il trucco: “Chiudi gli occhi, riaprili…ECCO LA CONCORRENZA!”.
Già questo può bastare allo spettatore per capire che non si tratta di un argomento che può interessare solo gli addetti ai lavori, ma di uno spaccato emblematico, indicante la logica prevalente nella nostra cara nazione.
E’ un riscatto per tutti quelli che si scontrano ogni giorno con le incongruenze, ingiustizie e mafie di questo paese. Dopo che hai visto Boris, e tirato un sospiro di sollievo dicendo “Lo sapevo che era così, alla faccia di tutto quel pattume prodotto per quei milioni di pazzi che ancora lo guardano”, desideri che facciano una serie anche per il tuo ufficio, la tua fabbrica, e tutto quello che ti coinvolge, che ti fa sentire impotente, che ti manda a casa con il fegato tra i denti.
Tornando al film, si parte bene, con qualche colpo di scena, battute e situazioni divertenti, camei inaspettati, di chi perde il simbolo del suo valore artistico a poker.
Poi, però, tutto inizia a mettersi in fila. La cosa è piacevole, perché tu vuoi che tutto vada bene, che Renè si trovi ad avere di nuovo Duccio come direttore della fotografia, che smarmella tutto – apre al massimo tutte le luci di scena-, avendo perso l’amore per il suo lavoro, ormai del tutto sostituito con quello per la cocaina. Per inciso, se conosceste la serie, sapreste che questo disamore è stato indotto dal lavoro stesso.“Perché la rete non vuole che la luce delle serie sia più bella di quella negli spot, se no la gente cambia canale.”
Tutto si mette in ordine, come dicevamo, con una facilità imbarazzante. Finalmente tutti i vecchi personaggi tornano sul set, richiamati a girare questa volta un film, serio, tratto da un gran libro d’attualità.
Tu continui a ridere, perché comunque l’acume rimane, e la voglia di divertire pure, e sono tutti bravi; ma ti trovi a pensare, ad un certo punto: “Cavoli, è tutto proprio come lo vorrei, senza nessuna difficoltà…Non è che mi stanno trattando come lo spettatore idiota che tanto abbiamo sbeffeggiato, complici di qua e di là dallo schermo, per mesi?”
Putroppo si: se questa è la fine di Boris, è una fine fatta per renderci felici, per farci scendere anche la lacrimuccia quando Renè, alla fine, si rende conto che aveva tenuto duro, aveva fatto la sua personale rivoluzione, inimicandosi tutti, per nulla. Che era partito con il polso fermo, deciso a fare il salto, che per un uomo nel pieno della maturità è segno di grande voglia di fare e decidere, coraggio a palate; e poi si era trovato a cedere un metro alla volta sulle sue decisioni, sino a trovarsi forse un passo indietro a dove era partito. Infatti, se il cinepanettone permette di svoltare dal punto di vista economico rispetto alla fiction, sotto la cartella amor proprio e arte non troverà più nulla.
In conclusione, uscirete dal cinema sicuramente divertiti, ma con un prodotto inferiore a quello di partenza, e la voglia di andarvi a vedere, o rivedere, la serie, quella sì lodevole e arguta, capace di muovere sinapsi buone e costruttive.
Quindi sì: Boris il film non è meritevole di lodi sbellicate, ma è fatto da bravi attori di tutte le età, che rappresentano non tanto il futuro, quanto il buon presente del nostro cinema, e il tutto risulta stimolante, se non soddisfacente.
Daje!Daje! L’importante è portare a casa un risultato, qualunque esso sia!

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