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Brescia, day 15

Creato il 15 novembre 2010 da Bracebracebrace

L’ombra del governo dietro alla resa di Kuldip e Papa?

Andrea Tornago

Dodici e quattordici giorni vissuti a stretto contatto con i compagni sulla gru di via San Faustino con la determinazione ad andare fino in fondo e poi improvvisamente, quasi si fossero sbagliati, ognuno per conto proprio due dei ragazzi scendono lasciando gli altri in bilico senza cibo e al freddo a trentacinque metri d’altezza. Basterebbe questa considerazione per sospettare che qualcosa di poco chiaro si celi dietro alla decisione di Kuldip Singh, indiano, e Papa Modou, senegalese, di abbandonare l’occupazione della gru del cantiere Metrobus.

Le prime indiscrezioni giungono a metà della scorsa settimana, quando il Giornale di Brescia parla dell’arrivo di una task force di mediatori inviata dal Ministero dell’Interno direttamente da Roma per trattare con i dimostranti sulla gru. Specialisti delle emergenze impiegati nella risoluzione di crisi con ostaggi, tutti stranieri di nazionalità corrispondente alle diverse provenienze dei migranti, incaricati di parlare e trattare con loro in lingua. Un’opzione assurda, dato che non si tratta di un atto terroristico né di una rapina con ostaggi, ma di un’occupazione accompagnata da precise e manifeste richieste politiche riguardanti una categoria sociale.

Ma il ministero, per mezzo della prefettura di Brescia, decide di non trattare. Linea dura con gli occupanti della gru e con chi li sostiene, blocco degli approvvigionamenti e delle comunicazioni, interdizione delle cure mediche e persino dell’alimentazione. Fino a pochi giorni fa sembrava questa l’irresponsabile strategia del governo, ma forse si riesce a scorgere qualcosa di più e di peggio dietro all’ufficiale richiesta di scendere senza condizioni. A fronte di un’assenza totale di risposta politica le istituzioni cercano in modo oscuro di corrompere i dimostranti con minacce e promesse rivolte ai singoli, spingendoli a cedere e a spezzare il fronte comune.

Che condizioni ha contemplato la trattativa condotta dai mediatori, sfociata nella resa individuale di Kuldip e Papa? Quali minacce sono state rivolte a Kuldip Singh dal mediatore, in lingua urdu, cui il ragazzo indiano ha risposto con rabbia? Quali promesse e quali privilegi sono stati accordati prima a Kuldip e poi a Papa, e a quali condizioni? S’è trattato di soldi, protezione, documenti? O quali altri privilegi, vincolati a quali obblighi? I cittadini italiani hanno il diritto di ricevere una risposta a queste domande, i giornalisti il dovere di formularle.



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