BTP ai livelli della primavera 2011, quando lo “spread” diventa un dato ingannevole …

Da Robertopesce

Scorrendo i vari telegiornali, la notizia politico-economica delle ultime settimane è l’elaborazione della fantomatica “legge di stabilità” che nella sua prima versione (udite, udite …) voleva abbassare le tasse di un punto percentuale sugli scaglioni irpef più bassi (e tu pensi: “Ma davvero? Non è che si saranno sbagliati?”) ma che poi si era capito che avrebbe bilanciato tale disposizione con un taglio retroattivo alle detrazioni d’imposta e con un nuovo aumento dell’iva tale per cui di fatto avremmo, alla fine della, fola pagato ancora più tasse rispetto alla situazione attuale, il che riportava naturalmente tutto nella logica delle cose.

Attualmente sembra che questa impostazione della legge di stabilità sia abortita ma il punto di nostro interesse non è tanto quale alchimia tributaria si inventeranno quanto capire che il governo è ancora in stato di massima allerta e a caccia di denaro nonostante le ultime aste sui BTP di medio e lungo periodo abbiano visto scendere in campo il Btp 2017 e il Btp 2022 e riscuotere un ottimo successo di domanda tale per cui sul primo, in corso d’asta, i rendimenti sono scesi al di sotto delle quotazioni sul secondario, mentre sul secondo le molteplici richieste giunte anche da investitori internazionali hanno contribuito a far scendere i rendimenti mediamente di 30 punti rispetto all’asta precedente, riportandoli di fatto ai livelli del maggio 2011.

Nota che che maggio 2011 significa un paio di mesi prima dello scoppio della crisi europea (luglio-agosto 2011, leggi questo articolo se non ricordi esattamente cosa succedeva in quei giorni) quando la borsa italiana vedeva il Ftse/Mib ancora a quota 22000 (attualmente si aggira attorno ai 15.770 punti) e lo spread BTP-Bund a quota 180.

Ora, la cosa interessante è che i nostri beneamati governanti e i mass media mezzi addormentati e mezzi asserviti continuano a martellarci i cosiddetti con la storia del famigerato “spread” che, seppur ultimamente calato, è ancora comunque troppo alto e che quindi devono continuare a spremerci come limoni visto che l’alternativa sarebbe lo sfascio dei conti dello Stato e quindi problemi grandi per tutti ma il punto che si scordano di dire è che “spread” oggi come oggi non significa più tassi di interesse preoccupanti sul debito pubblico visto che per l’appunto siamo tornati sui livelli fisiologici del 2011 ma semplicemente che il mercato continua a “regalare soldi ai tedeschi” finanziandoli con rendimenti rasenti lo zero, cosa ovviamente assurda e naturalmente destinata prima o poi a finire visto che da che mondo e mondo prestare soldi a fronte di rendimenti nulli non è mai piaciuto a nessuno.

Parlando di numeri, il nostro Btp decennale rende oggi circa il 4,8% circa (nel maggio 2011 eravamo per l’appunto su quel livello) e l’analogo Bund tedesco rende attorno all’1,5% mentre nel 2011 si attestava su un più ragionevole 3,25%, il che ci fa comprendere come continuare a puntare il dito e l’accento sullo “spread” sia non solo sbagliato ma palesemente in malafedequando lo si usa come giustificazione per mantenere la pressione fiscale agli insostenibili livelli attuali.

Guardando invece la cosa dal punto di vista di chi vuole investire parte del proprio risparmio in obbligazioni – al cui proposito non posso che ricordarti l’imperdibile appuntamento con il corso “INVESTIRE IN OBBLIGAZIONI” che sarà condotto dal Dr. Michele Colosio sabato prossimo 10 novembre a Reggio Emilia, CLICCA QUA per informazioni e iscrizioni – va detto che le informazioni riportate nel presente articolo possono rappresentare una buona base di partenza per capire quali possano essere i rendimenti ottenibili in questi giorni dai principali titoli di stato europei, con però moltissime alternative disponibili ai più disparati livelli di rischio-rendimento oltre ai citati BTP italiani e BUND tedeschi.

Giocando un pò a Nostradamus, e fermo restando che quando si investe in obbligazioni il principale beneficio che si cerca di ottenere non è tanto il rendimento quanto la solidità di quella parte dei propri asset, la mia idea è che da qui alla prossima primavera (data in cui arriverà a termine il Governo Monti e in cui si andrà a votare per le elezioni politiche in uno scenario che definire confuso e incerto è solo riduttivo) ci potranno ragionevolmente essere altri scossoni speculativi sul nostro debito il che dovrebbe portare i tassi ottenibili sui nostri titoli di stato nuovamente a rialzo, quantomeno occasionalmente.

Se la pensi in maniera sostanzialmente ottimistica come il sottoscritto e non credi ad un possibile default dell’Italia o della zona euro, gli scossoni e i tassi a rialzo di cui sopra potrebbero quindi essere una buona opportunità per strappare qualche punto percentuale di extra rendimento in più che non fa mai male ai nostri portafogli così come a livello personale non metterei mai e poi mai un euro in un titolo tedesco ai livelli di costo e rendimento attuali perchè ritengo che da qui a un pò di tempo questo si tramuterebbe in una perdita pressochè certa del valore delle mie obbligazioni.

Questa naturalmente non è che una previsione personale e mi farebbe piacere sapere la tua idea al riguardo, LASCIA UN COMMENTO in calce all’articolo facendoci sapere anche se e come investi in obbligazioni e quanto ti senti preparato nel muoverti su questo mercato che è all’apparenza semplice da maneggiare ma che in realtà comprende moltissime sfumature sconosciute ai più.

A presto quindi e buoni investimenti in obbligazioni!

Roberto Pesce


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