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Buone notizie sotto la neve

Da Trentinowine

neve

Giornata di neve oggi in Trentino. E giornata di belle notizie per Trentino Wine Blog.

Su Vino al Vino, che considero la più autorevole fonte di informazione italiana di settore, è comparso un articolo interamente dedicato al nostro modesto blog di provincia. La firma quella di Franco Ziliani.

Cosa dire? Grazie! Affettuosamente e commossamente grazie!

Trentino wine blog: se non esistesse bisognerebbe inventarlo! E invece… 

Non me ne  vorrà l’amico Franco se replico anche qui di seguito il commento, un poco prolisso e un poco off topic, che ho lasciato poco fa su Vino al Vino

Caro Franco: grazie. Solo grazie. So che ora, come è già accaduto, qualcuno parlerà di noi e dirà che siamo come Gianni e Pinotto, Cip e Ciop, Tom e Jerry e magari fratelli Marx. Del resto i picciotti oligopolistici, hanno già messa fuori la testa. E va bene. Tutto previsto.
Ciò che ci unisce sono analisi e punti di vista. Tanto più forti e ficcanti perché elaborati a partire da strumenti analitici e sistemi valoriali così differenti (se ci fossimo incontrati da giovani forse ci saremmo felicemente menati e pure di santa ragione). Eppure le nostre analisi coincidono. Magari questo vuol dire qualcosa. Io penso che sì.
Tu parli di sistema mafiosetto, pur attribuendo a questa parola tutte le approssimazioni del linguaggio giornalistico e le simbologie del caso. E qualcosa del Trentino, conosci bene anche tu. Ne abbiamo parlato tante volte. E anche tu hai subito discriminazioni: penso a quei produttori che si rifiutano di portare in assaggio cieco i loro prodotti, immaginando così di rendere meno credibili le tue valutazioni. E quindi di incrinare la tua autorevolezza. Penso a chi in Trentino ha decretato l’ostracismo violento e silenzioso che dura da più di dieci anni nei confronti di uno dei più competenti collaboratori del mio blog, perché si era battuto, e si batte ancora, contro il potere degli oligopoli, invocando un modello di rappresentanze paritetiche.
Tuttavia, non penso che il Trentino sia una terra mafiosetta. Anche se talvolta i metodi usati – il silenzio soffocante e omertoso anziché il libero dibattito e confronto delle idee –, lo potrebbero far pensare. Penso invece che il Trentino sconti un deficit di pluralismo: ieri su Trentino Wine un commentatore invocava una regia unica per il vino trentino; gli ho risposto che una regia unica e unilaterale c’è già e che questo è il problema. E che, semmai, bisognerebbe ripartire da un po’ di sano caos pluralista.
E’, il Trentino, una società monolitica – basterebbe per questo dare uno sguardo ai risultati delle recenti elezioni provinciali -, abituato a comporre gli interessi divergenti, che pure ci sono, all’interno del medesimo sistema di potere che li genera. E’ una terra che dalla caduta del fascismo in poi non ha mai provato l’ebrezza di un cambio di classe dirigente, che non fosse il naturale ricambio generazionale. Per dire: unica isola (infelice) del nord di lingua esclusivamente italiana (e mi perdoneranno l’approssimazione le sparute minoranze linguistiche che pure esistono ma sono numericamente insignificanti) in cui il centro destra non è mai riuscito ad andare oltre i fatidici prefissi telefonici, o giù di lì.
E’, il Trentino, un sistema che si immagina autosufficiente e per questo reagisce con fastidio – e con il pugno di ferro – nei confronti di chi si colloca ad una certa distanza di sicurezza dalle palizzate che ne blindano i confini. E’, il Trentino, una terra di passaggio, con una strana e incomprensibile attitudine all’isolazionismo e all’autoreferenzialità (per certi versi mi ricorda la razza antropologica di un’altra splendida terra: la Sicilia, e non alludo alla mafia). E’ un’inclinazione che ha radici profonde e viene da lontano: la stagione conciliare, quella del Principe Vescovo, la natura sinceramente autonomista delle genti trentine. Abituate a considerare il potere come “un vicino” di pianerottolo, con cui strutturare relazioni simbiotiche, durature e reciprocamente vantaggiose. Siamo fatti così, insomma, e non da oggi. E anche il mondo del vino ne risente. Più di altri settori, perché qui, a partire dagli anni Ottanta in poi, si è concentrata la gigantesca sete elettorale della politica.
Mi fermo qui, caro fratello lombardo, abbastanza sicuro di stare dalla parte giusta. Insieme a te.
Un abbraccio forte e forte di riconoscenza.
Tuo
CpR

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