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Buonismo

Da Salvoc
Buonismo Come ogni anno in questo periodo di scrutini scolastici finali, quelli in cui si decide se uno studente deve essere promosso, rimandato o bocciato (1), mi viene da riflettere sui danni provocati dal buonismo, dalla filosofia del sei politico che a parole non c’è, ma che nei fatti imperversa sovrana .
Ho provato  a darmi qualche spiegazione del perché nella scuola ormai molti docenti assumono un atteggiamento che io e pochi altri colleghi riteniamo troppo ‘indulgente’ e  - pur essendo consapevole che come tutte le diagnosi sulle cause del comportamento umano, esse non possono applicarsi alla totalità dei casi né possono ritenersi esaustive - provo a parlarne in questo post, almeno per dare un po’ di sfogo alla mia frustrazione (2)…
Una delle motivazioni che mi sono dato del fenomeno è pratica e banale, legata al fatto che nella scuola si vive continuamente nel timore, aumentato in questi ultimi anni, che l’utenza possa fare ‘ricorso’, e anche se hai fatto il tuo dovere (e figurarsi se il tuo dovere non lo hai fatto) genitori o alunni ti possono comunque creare dei fastidi legali. Ed ecco forse perché spesso sia  i docenti che non lavorano ma anche alcuni di quelli che si impegnano seriamente, per evitare problemi preferiscono dare la sufficienza  anche a quei ragazzi che spesso non la meriterebbero (3).
Un’altra spiegazione credo sia  invece più seria e profonda, ideologica:  alcuni colleghi, così come ormai anche buona parte della società in cui viviamo, pensano che l’essere umano sia buono per natura e che siano le cause esterne, le malattie, le violenze, le droghe, il comportamento cattivo degli altri che lo influenzino in maniera negativa e lo facciano reagire male (4). Insomma, secondo questo modo di ragionare la responsabilità primaria sarebbe dell’ambiente o del fato, non del singolo individuo. Perciò essi ritengono che anche se l’alunno non ha ottenuto buoni risultati vada comunque promosso . E hai un bel da fare a cercare di dire che lo studente non ha mostrato nessuna voglia di progredire nonostante i tuoi continui richiami: in questo caso - dicono -  la colpa è comunque tua, di docente, perché non lo hai interessato abbastanza, anzi l’hai annoiato o reso ansioso con i tuoi voti e la tua ossessione di controllarlo e il pupo per risolvere la sua depressione si è dovuto dedicare anima e corpo agli svaghi (5)…
Per me che sono cattolico, la responsabilità è individuale, quindi credo che l’essere umano, incline all’errore e al male a causa della sua natura decaduta, vada educato perché si incammini sulla strada del bene, soprattutto quando è giovane, e per questo servono punizioni e premi.
Invece pare che alcuni, sia nella scuola che, duole dirlo, anche in famiglia, e in generale nella società, non abbiano a cuore il vero bene dei ragazzi ma giustificano nei fatti il comportamento sbagliato dei giovani e così, evitando di correggerli, alla fine li danneggiano. Per questo credo valga la pena ricordare il detto ‘il medico pietoso fece la piaga purulenta!’. Nella mia carriera ho visto infatti alunni promossi, comunque e a prescindere, che fatti proseguire, e quindi privati della possibilità di sanare le lacune e gli errori, hanno aggravato la loro situazione e sono arrivati all’ultimo anno come dei disadattati - quando ormai ti si dice ‘che fai, li bocci all’ultimo anno?’ - mentre altri, fermati in tempo, hanno avuto modo di maturare e una volta colmate le lacune hanno proseguito senza intoppi negli studi successivi arrivando a dare così il meglio di sé.
Parlando in generale, condizionato anch'io dal mantra del politicamente corretto, alle volte mi  sono chiesto se uno che esercita la correzione, e quindi è costretto a fare una certa violenza al prossimo, visto che gli assegna una punizione, sia più cattivo di chi per pietà evita di correggere o di punire:  la risposta che mi sono sempre dato è che il vero buono in realtà è chi corregge e punisce, non chi evita di farlo.
Infatti chi infligge una punizione lo fa per fare del bene a chi corregge e quindi mostra in definitiva, pur assegnando  malvolentieri e con dispiacere  la pena, un atteggiamento di Carità. Invece chi si rifiuta di correggere e di comminare le punizioni necessarie,  spesso pensa solo a non avere noie, e mostra  quindi di disinteressarsi dell'altro - non volendo correggerlo anche se questi si è incamminato su una strada pericolosa - e  manifesta perciò un atteggiamento egoistico,  falsamente buono, cioè buonista,  fondamentalmente privo di giustizia e di Carità.
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Note
(1) il termina ‘bocciato’ lo uso apposta, invece del ‘non promosso’ della neolingua scolastica creata dal politicamente corretto
(2) Mi sono sempre chiesto ad esempio come sia possibile che certi colleghi insegnanti, nonostante un mese prima avessero molti studenti con insufficienze, a fine anno scolastico non ne hanno quasi nessuno! Tutti diventati bravi questi alunni nell’ultimo mese? “Hanno recuperato”, dicono! Ma allora, se basta studiare solo un mese per recuperare un anno, hanno ragione i ragazzi a non voler studiare. E non parliamo poi del fatto che alcuni ‘docenti’  durante l’anno non mettono una insufficienza neanche se l’alunno fa scena muta e dà segni manifesti di completa svogliatezza.
(3) Soprattutto nel sistema scolastico italiano e in generale nel sistema pubblico credo vi siano troppe norme e cavilli che proteggono i ‘diritti’ dell’utenza, permettendo così la possibilità di ricorsi che comunque tengono in ansia e demotivino quelli che debbono erogare il servizio
(4) E’ la visione filosofica dell’uomo dovuta a Rousseau
(5) Un altra stortura del sistema scolastico: ad ogni docente in sede di scrutinio compete un voto, perciò il peso decisionale di un docente che magari insegna nella classe 2  materie per 7 o 8 ore settimanali è perfettamente uguale e conta come quello di colui che insegna 1 sola disciplina per 1 sola ora la settimana...

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