Calde geometrie in Mario Caruana

Creato il 11 febbraio 2015 da Harimag

La sua è una maglieria dallo stile urban, RTW, ma dalla lavorazione di alta moda. I suoi capi sono cuciti a mano da abili magliaie unicamente in Italia e non esiste alcuna lavorazione industriale. Lana merinos e chasmere per maglie dall'ispirazione del Costruttivismo Russo e del Suprematismo. Il Giappone con i suoi cartoni ha influenzato la moda di Mario Caruana che si definisce punto di unione tra architettura e moda. Non soddisfatto dalle regole imposte dalla moda italiana, vuole proporre una visione più futuristica che unifica stilisticamente uomo e donna.

Noi dell'Harimag l'abbiamo intervistato per sapere quali sono i suoi progetti futuri e scopriamo il suo legame con una Sicilia che vuole provare a far crescere.

-  Fashion Designer che sembra molto amante dell’architettura e delle geometrie. Che connessione c’è tra la sua moda e quest’altra forma di arte?

Si tratta di progettare in entrambe le forme. Sono disegnatore e sono sempre stato interessato all'anatomia del corpo umano ed all'architettura dello spazio cui ci troviamo. Ho attitudine a rilevarne le forme, a memorizzarle e così a disegnarle. Perciò, trovo nella maglieria la possibilità di disegnare direttamente sul corpo le geometrie che mi piacciono, creando una nuova divisa ogni volta. Uso la trama a maglie come fossero pixel che da lontano formano l'immagine.

-  E tra architettura e moda?

La connessione tra le due sono io.

-  Tanti riconoscimenti dopo il percorso professionale, cosa secondo lei viene maggiormente apprezzato della sua moda?

Spero la qualità della maglieria perchè cucita a mano calata senza tagli e prodotta su ordinazione, ma anche lo stile.

-  Per un anno ha lavorato nell’ufficio stile di Uomo Fay, cosa crede di avere “donato” all’azienda e cosa, invece, ricevuto da questa?

Credo di aver donato impegno e di aver ricevuto lo stimlo a percorrere la mia strada.

-  Dal 2010 è nato il brand Mario Caruana, che percorso stilistico segue ed a quale crescita ambisce?

Come si può capire dalle mie collezioni, non amo molto il modo in cui la donna e l'uomo vengono rappresentati in Italia. Per questo, sto cercando uno stile comune e futuristico dove l'uomo e la donna possono vestire quasi allo stesso modo.

-  Punta molto sulla maglieria, perché? Vuole diventare punto di riferimento di questo prodotto?

Sì, perchè attraverso la maglieria le mie idee trovano immediata realizzazione. Certo, mi piacerebbe diventare anche un punto di riferimento, ma pensare troppo lontano non fa bene.

-  Esiste qualche filosofia stilistica a cui fa particolare riferimento per la creazione delle sue collezioni?

No, non credo. Mi sento sempre in una continua evoluzione stilistica che al momento non saprei descrivere.

-  La sua soddisfazione professionale più grande ottenuta e quella che desidera raggiungere?

Ho ottenuto qualche soddisfazione, ma quella che desidero raggiungere è stabilire la produzione delle maglie in Sicilia. Mi piacerebbe trovare delle persone che siano disposte ad investire per sostenere insieme a me questo progetto.

-  Ormai viviamo in un’industria globale, quali sono i mercati che vuole “colonizzare” il brand?

L'Oriente, soprattutto il Giappone da dove ho ricevuto la prima educazione a matita attraverso i cartoni animati anni '70-'80, che ho guardato fedelmente e che hanno segnato definitivamente il mio percorso visivo.

-  Ha qualche progetto per cui sta lavorando attualmente?

Sì, da qualche anno mi sto occupando della ristrutturazione dell'azienda della mia famiglia, soprattutto mi occupo dell'immagine totale di un edificio industriale in ferro, legno e vetro; tutti materiali che io adoro e che sto cercando di valorizzare, mirando ad un risultato di recupero della stessa struttura senza alterarne la propria originalità. Tutto questo, oltre ad essere interessante e nutriente, è anche un sostegno per poter mantenere il progetto delle collezioni di maglieria. E tra poco pubblicherò sul sito mariocaruana.it la nuova collezione PE 2014/15.

-  Cosa pensa della possibilità di formarsi in fashion design al sud Italia piuttosto che nelle classiche città della moda italiana?

Penso sia una possibilità non solo per i ragazzi del sud italia ma anche un incremento culturale per il territorio. La cosa che credo sia più importante è la qualità della proposta che la scuola deve avere e, inoltre, creare una rete con le altre scuole e con aziende del settore sia in Italia che all'estero.

-  Che supporto dovrebbero dare le aziende di moda ai giovani diplomati in Fashion Design per permettergli di imparare a stare e farsi conoscere in questo mercato?

Le aziende di moda, come tutte le aziende anche degli altri settori, dovrebbero dare sostegno alla ricerca, all'innovazione ed a ciò che si muove in nuove direzioni.

-  E i giovanissimi stilisti a cosa non dovrebbero rinunciare per affermarsi?

Forse dovrebbero adottare un atteggiamento critico nei confronti del pensiero dominante che vige nel nostro campo e propendere per quelle vie che apparentemente sembrano più difficili.


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