Calvino, Benjamin e le mille e una città

Creato il 22 gennaio 2013 da Angelonizza @NizzaAngelo

Valdarada, omaggio di Pedro Cano

«Non sarà allora che il tempo che meglio le contrassegna è il futuro anteriore?». Se lo chiede Franco Marcoaldi, in coda a un bel pezzo pubblicato su La Repubblica dell’11 agosto 2009, a proposito delle Città di Italo Calvino. Cinquantacinque metropoli che saranno state così nell’immaginario di Marco Polo, nel racconto che il veneziano offre alle orecchie orientali del Gran Kan. Anticipare l’avvenire nella forma del passato, senza assegnarlo all’archivio storico del ‘già stato’ ma, anzi, mettendolo del mirino del pensiero critico che si chiede se realtà diverse da quelle già accadute sono possibili. Ecco, dunque, Le città invisibili in quanto agglomerati urbani che restano impossibili finché non s’intercetta la chance della trasformazione del presente in quell’allora ormai lontano e mai realizzato. «I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi». Questa la sintesi cui giunge l’autore/viaggiatore, discorrendo col sovrano, all’inizio della seconda cornice del testo, cioè del secondo blocco delle città descritte in questa antologia dal montaggio alternato, in cui i dialoghi fra i personaggi si combinano con i resoconti di Polo.

Paul Klee, Angelus Novus

Esempio dell’estro letterario di Calvino, racconto del racconto, metanarrativa, l’opera è innervata da una filosofia della storia che mette radici nel materialismo riletto da Walter Benjamin nelle celebri Tesi. La decisiva scoperta dell’intellettuale ebreo morto suicida consiste nel dire che il possibile non sta nel futuro, ma nel passato. L’alternativa risiede in un altro tempo verbale che s’interseca col futuro anteriore: il condizionale controfattuale. «Ora avrebbe potuto esserci lui […] se tanto tempo prima a un crocevia invece di prendere una strada avesse preso quella opposta e dopo un lungo giro fosse venuto a trovarsi al posto di quell’uomo in quella piazza». È ancora Calvino/Polo a ragionare sul tempo storico, tanto da suggerire questo tipo di commento a Kublai Kan: «Avanzi col capo voltato sempre all’indietro? Ciò che vedi è sempre alle tue spalle? Il tuo viaggio si svolge nel passato?». Si tratta del profilo di una creatura già nota all’arte e a Benjamin, è l’Angelus Novus di Klee, l’angelo della storia che procede in avanti con lo sguardo rivolto all’indietro. Città invisibili, dunque, nella misura in cui sono aperte alla possibilità della realizzazione, della concretizzazione. Calvino difende il diritto all’immaginazione, alla sana fantascienza, a quel surrealismo che dà da pensare e che non finisce con l’essere l’ennesima banale rappresentazione del mondo dei sogni. Lo scrittore non si nasconde dietro l’onirico, si confronta, invece, con la realtà contemporanea della vita metropolitana.



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