Canale Cinque Stelle: va in scena il varietà

Creato il 11 aprile 2013 da Kisciotte @Kisciotte_Dixit
Dobbiamo farcene una ragione. È che l'Italia non arriva soltanto da (almeno) vent'anni di cattiva politica. Arriviamo anche da vent'anni durante i quali è diventato normale comporre il numero di Striscia la Notizia anziché quello dei Carabinieri, chiedere aiuto al Gabibbo invece che alla Guardia di Finanza, rassegnarsi ad affidare le indagini a Quarto grado e ad avere giustizia certa soltanto a Forum. A forza di latitanze istituzionali, ci siamo ridotti a un paese varietà. E alla fine la Liguria ci ha donato un altro besugo.
In molti pensano che per risolvere le disfunzioni della politica sia sufficiente contrapporle la società civile, millantandola portatrice sana di moralità e senso civico superiori, tanto gridati quanto indimostrati.
Certo, il meglio della società civile è migliore del resto della società civile: il concetto è lampante. Ma abbagliati da tanta ovvietà, ci si dimentica che "suffragio universale" (così com'è indistintamente concepito) e "selezione" costituiscono perfetto ossimoro. Senza filtro non c'è selezione, senza selezione non c'è ricerca di qualità, senza ricerca di qualità non c'è parte migliore. C'è soltanto campione rappresentativo di una mediocre quantità. Ecco che la società civile esprime i propri rappresentanti di democrazia parlamentare in maniera perfettamente congrua. Finché non si cambiano le "regole d'ingaggio" (selezione) la società civile ha - nel proprio armonioso interno, e non in una demagogica contrapposizione - la classe politica che meglio la rappresenta (che si merita si potrebbe dire rozzamente). E viceversa.
Parliamo tanto di giovani speranza del futuro, di vecchi da rottamare (quelli che il fine pensatore Beppe Grillo chiama gerontocrazia), ma dimentichiamo anche che negli ultimi vent'anni tanti giovani delle promettenti generazioni della società civile si sono formati alla scuola del Grande Fratello, piuttosto che da Amici.
Si obietterà che esistono anche le università, certo, ma quando nell'espressione di voto prevale la legge dei grandi numeri, ecco primeggiare il Grande Fratello. E i giovani speranza del futuro rimangono una retorica e vuota asserzione di minoranza.
A questo punto arrivano Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, improvvisano una selezione di comodo per il casting della loro fiction, basato sui "virtuosi" principi di possedere una connessione internet, di essere gggiovani e di pensarla come piace a loro (nel senso di loro due, che uno vale uno a patto che tutti quanti gli uni la pensino allo stesso modo di quei due).
Le premesse non cambiano, la testata nel muro rimane la puntuale conclusione.
Così, eccoci qua ad ammirare la peggiore classe politica messa alle corde dalla migliore soluzione che la società civile riesca a esprimere. Il risultato ce l'abbiamo sotto gli occhi. Ovvero dei parlamentari pieni di dogmatiche certezze, che non hanno la benché minima idea delle regole d'approccio al loro mestiere (anche perché loro nemmeno ci pensano a voler prendere sul serio l'attività politica). Occupano il Parlamento, concependo come estremo spirito di sacrificio lo stare faticosamente seduti in aula e a sprezzo del pericolo che possa cadere la connessione a un tablet o a un iphone. Va in scena una edizione amplificata del Grande Fratello, con la regia del M5S, solo che la location è stata ampliata e lo Stato si fa impresario di produzione. Poi, verso le 22, l'assistente alla regia Vito Crimi si accorge che i costi d'illuminazione sono troppo elevati, e taglia la scena; il cast può andare a coricarsi.

Finché, alla fine, anche nelle buie caverne di Crimi, lux fuit!


Questo siamo: una società che si forma sui varietà civili e che non può fare altro che riprodurre lo stesso format sul palcoscenico della politica, in diretta streaming. Siamo al nuovo che arretra, anzi ristagna, perché anche la vecchietta gli dà la paga.

fonte: Makkox


Finché non si cambiano le regole per scrivere il copione, ogni novità spacciata per miglioria è soltanto riciclaggio di revival dei soliti, mediocri modi di guadagnare la scena e la luce dei riflettori.
Che non se ne esce l'ha dimostrato l'apparizione in Parlamento di Domenico Scilipoti, durante l'occupazione dell'Aula. Intanto sta lì, poi in base agli sviluppi futuri saprà ben valutare se si presenterà l'occasione di farsi scaltro beneficiario di un insperato programma a Cinque Stelle di risciacquo moralistico.

Anche Scilipoti aderisce a una costruttiva manifestazione di sdegno nei confronti della Casta?


E dalla consacrazione mediatica, per passare alla conquista del Mappamondo il passo è breve.
Anzi, è l'unico naturale sequel del varietà a Cinque Stelle: finché l'indice di ascolto è buono, gli indicatori sociali possono attendere.
***
A breve, post sulle giovani speranze dalle parti del PD, perché partendo da uguali premesse si arriva immancabilmente alle medesime conclusioni. Tutto il Mappamondo è Paese, insomma.
Sul PDL e il suo leader non occorre sprecare del tempo: da quelle parti fiction, lifting e varietà sono l'unico approccio concepibile alla vita politica (una realizzazione Mubarak&Ruby Productions).
K.

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