Care, le mie BEStie!

Creato il 09 aprile 2013 da Lavostraprof

includo, non integro!

Prego, se vi siete un tantino offesi, rileggete il titolo. C’è una virgola. Non si legge:
“Care le mie bestie…” (e qui seguirebbe lettera diretta ai miei affezionati lettori, e anche a quelli che solo passano di qui, e che si prenderebbero delle bestie, così, senza colpo ferire).
No! Si legge così:
“Caaaare (pausa) le mie bestie!”,
come a dire: Ah, come mi sono care le mie bestie…
che uno, volendo, potrebbe credere che ho appena avuto un trasport(in)o emotivo verso i miei cani e il gatto, ma, se uno poco poco mi conosce, sa che sto parlando dei virgulti.
“Ma poooveri”, dice subito un signore là in fondo, “perché li chiami bestie? Già lo sono, poi sentirselo dire così, d’amblée, potrebbe provocare in loro un doloooore tremendo!”
Allora: sì, sto parlando dei virgulti (care, le mie BEStie);
no, non provoco doloooore.
Cioè, non io. Ho il permesso dei capintesta.
I capintesta hanno detto che le nostre classi sono piene di bestie, dobbiamo avere pietà e accompagnarli lungo la strada della conoscenza portandoli alla felicità.
Giuro.
C’è una circolare.
Hanno fatto un convegno all’Università per spiegare la circolare. No, dico, all’università per parlare di bestie?
Non ci credete? Dite che devo controllare?
Tsè! Scettici.
Comunque, vabbè, ora controllo.

[pausa di riflessione e di controllo, rilettura della cosiddetta circolare bestie)

Ossignùr.
Avevate ragione voi.
Non di bestie si tratta. Cioè, piano, si tratta di bestie, ma la circolare è sui BES (e basta).
I Bisogni Educativi Speciali (sentite le maiuscole, quando lo dico?).
Riassumo e illustro:
fino ad ora c’erano i disabili (esempio: Bacon non sa leggere scrivere far di conto, non riesce a parlare, a farsi capire, a fare la spesa e a telefonare, sbaglia ascendere le scale e non afferra un pallone e nemmeno se glielo ficcate in bocca). Quando un disabile era disabile, veniva (viene) mandato da un ente superiore pieno di Veri Esperti che dicono: oh, sì, è disabile, che tesoro, non legge, non parla, non scrive, non fa i conti, non conosce le monete, non riesce a coordinare la motricità fine, forse (foooorse) è meglio se diamo alla classe un insegnante in più (detto “di sostegno alla classe”) che aiuti gli altri insegnanti a insegnare anche a Bacon a leggere, scrivere, fare la sua firma e leggere le parole “stop” e “gabinetto” in modo da sapere dove andare. Quante ore di scuola fa Bacon alla settimana? 36? Oh, bene, dicono gli esperti, affianchiamo un insegnante di sostegno per cinque ore.
Cinque?? Eh, ma le altre?
Uuuuh!, dicono gli esperti, non fate i pignoli! Lasciate un momento da parte gli altri 27 virgulti (che nel frattempo siederanno buoni, zitti e tranquilli nei loro banchi) e seguite Bacon.
Ok, ci siamo capiti. Questi sono i disabili, anche se, attenti, io esagero: se c’è una virgulta autistica, autolesionista, sorda e ipovedente, allora gli Esperti [Veri] ci danno 18 ore di sostegno. Uau! Eh, be’, e le altre ore di scuola?
Uuuuh!, rispondo gli esperti. Le altre pazienza. Le altre ore, lasciate stare gli altri 27 (ivi compreso Bacon) e curate la virgulta.
Intanto spiegate Napoleone Bonaparte, le equazioni di primo grado e il complemento di causa efficiente, eh!

Ecco.

Poi sono arrivati i DSA.
Vuol dire: disturbi specifici di apprendimento.
Disturbo specifico di apprendimento vuol dire che una virgulta legge, ma non tanto bene; fa i conti, ma capovolge le cifre; scrive, ma confonde le lettere e i pezzi di parola.
Perché?
Non si sa.
Infatti si chiama: “disturbo specifico di apprendimento”.
Ti specifico che non lo so bene, che cosa ha, e perché.
Bene, e questi come li aiutiamo?
Beh, siccome camminano, stanno in piedi e parlano, per loro niente sostegno.
Ci pensate voi.
Noi?
Voi. Insegnanti.
Però, eh, attenti (dicono gli Esperti). Non è che il primo che arriva e che sta per essere bocciato allora giungono affranti i genitori e ti dicono: eh, non può bocciarlo, è un DSA (il contenuto per il contenente, famosa figura retorica).
E tu dici: ma, veramente, non ha mai studiato un cazzo.
E loro: eh, sa, però, non legge bene.
E tu: sì, capisco, ma non fa mai i compiti, non sta mai attento, siamo a maggio, me lo dite adesso che ha un DSA? (che, tra parentesi, io lo vedo cinque giorni alla settimana e non me ne ero mai accorta?)
E loro: eh, insomma, deve capire, noi siamo la mamma e il papà, ce ne siamo accorti dopo le udienze generali, che ha un DSA.
Bon. A questo punto gli Esperti dicono: allora, se la mammina dice che ha un DSA, voi ditele di portare una firma che attesti.
E voi dite.
E loro vi portano la firma del medico di famiglia (che è cognato del genero del cugino del papà), che attesta.
Allora gli Esperti dicono: eh, no! Non ci fregate mica, noi esperti. Non vorremmo che il medico fosse magari cognato del genero del cugino del papà! Vi chiediamo tre firme. Magari, sì, uno che è medico e che è anche cognato del genero del cugino del papà, lo trovate, ma tree??
E vai con le tre firme.
Al 15 maggio il virgulto (o la virgulta) ha tre firme che dicono che è disgrafico, dislessico, disortografico e discalculico, e se voi lo bocciate vi portiamo sui giornali.
Voi promuovete, e l’anno dopo il virgulto con DSA (nel caso: dislessia e discalculia e disortografia) farà i compiti più corti (o con tempo più lungo), potrà usare la calcolatrice per contare, il computer per scrivere, l’ .mp3 per ascoltare le lezioni di storia mentre voi spiegate le lezioni di analisi logica e così via.
In più, voi dovete anche scrivere, nero su bianco, che gli lascerete usare la calcolatrice, non lo farete leggere, lo interrogherete solo in orale, gli lascerete il doppio del tempo per fare i compiti e così via e così via.
La cosa più bella sarà quando il virgulto non vorrà essere interrogato solo in orale, non vorrà usare la calcolatrice, non vorrà usare il computer (non sono mica scemo, prooof!) e così via.
Se fate come vuole lui, lui lavora e voi andate in galera; se non fate come vuole lui, non fa più un cazzo e i genitori vengono a dirvi: è un DSA e lei non lo capisce, adesso la denunciamo. E voi andate in galera.

Bon.
Adesso ci sono le BEStie.
Pardon. I BES.
Bisogni Educativi Speciali.
Cioè, in pratica, tutti gli altri, tranne le due del terzo banco che sono due ragazzine normali che stanno attente, studiano, fanno i compiti. Gli altri? BES.
Cioè?
Cito: “tutti gli studenti in difficoltà”.
E allora?
Allora, dice la circolare, lasciate stare per un attimo i disabili e i DSA. Prendete “ogni alunno [che]con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”.
Li avete presi gli alunni che eccetera?
Sì.
Anch’io.
Per esempio, nella seconda Disgraziata (tra parentesi citazioni dalla circolare):
1) i genitori si stanno separando, questo piange in classe, non vuole più studiare, fa a botte in gabinetto, dice che non studia più così i genitori imparano (motivi psicologici?)
2) iperattivo, passa le ore a mangiarsi l’orlo del maglione, le ultime due lezioni di storia è stato attento e poi mi ha detto che durante la rivoluzione francese hanno ucciso lo zar perché non avevano più brioche, e l’area del rettangolo è lato per 3 al quadrato diviso due (in difficoltà?)
3) quella del terzo banco, però straniera (difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse?, pagina 2 della circolare)
4) scambia le lettere, salta le righe, non riesce a leggere, ma i genitori non hanno voluto fare un controllo sulla dislessia; per me, c’è, per loro no (disturbi specifici di apprendimento, non certificati?)
5) appena arrivato in Italia (difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse?, pagina 2 della circolare)
6) uno dei genitori è morto, lui dà la colpa all’altro, in più non cresce come dovrebbe, sta facendo controlli medici, intelligente ma non fa più niente perché tanto è tutto inutile (disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici?)
7) bravino, l’anno scorso, ma in regressione. Se prende 4 picchia le testate sul muro e dice alla prof di matematica che vuole ammazzarsi. Perché? Forse perché il papà è malatissimo, ed è stato già operato due volte? Perché è morto il nonno nel loro paese d’origine e la madre è partita per là e non c’è più qua? Perché a casa non parla italiano? Perché non ha il computer dove posso passargli i testi semplificati? Perché è uno stronzo che fa lo stronzo solo con quella di matematica? (difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse?, motivi psicologici?).
8) arrivato l’anno scorso, in fuga dalla città natale per problemi di persecuzione parentale; cugino in galera; sorella con passato tragico di violenze familiari; prof, non studio perché tanto sono bocciato e non mi dica niente perché tanto con lei sto buono (??)

Vado avanti?
Cosa mi chiede la circolare BES?
La circolare “precisa la strategia inclusiva della scuola italiana al fine di realizzare appieno il diritto all’apprendimento per tutti gli alunni e gli studenti in situazione di difficoltà”.
La circolare dice che, finalmente, obbligata dalla circolare, devo considerare che i miei alunni hanno bisogno di insegnamenti individualizzati, devo definire le strategie di intervento più idonee e devo fare “progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita”, e, soprattutto, non devo più lavorare per l’integrazione.

Signori, orsù, ricordatevelo: integrazione è diventata una parolaccia, perché indica che uno è diverso e deve essere integrato.
Nooooo!!
Orrrore!!!
Adesso c’è: l’inclusione.
Adesso, per certificare che includiamo e non integriamo più,  dobbiamo scrivere tutto quello che faremo per l’alunno numero 1 (avete scritto?), per il numero due (avete scritto?), per il numero tre (scritto?) e così via.
Poi diamo tutto al Gruppo per l’Inclusione (GLI) e lui fa delle riunioni una volta al mese ed è “l’interfaccia della rete dei CTS e dei servizi sociali e sanitari territoriali per l’implementazione di azioni di sistema (formazione, tutoraggio, progetti di prevenzione, monitoraggio, ecc.)“.
Poi a settembre vediamo se ci sono dei soldi e si fa quello che avete scritto.
Se no, ‘n so.

Vado avanti?
No, non vado avanti.
Devo preparare le lezioni semplificate per il numero 7, ché se no si sente trascurato e si offende.
Anzi, no, non posso.
Devo preparare, per iscritto, il Piano Didattico Personalizzato, da approvare con il PEI e il POF, in modo da spedirlo “ai competenti Uffici degli UUSSRR, nonché ai GLIP e al GLIR”. Nel piano PDP dirò che volevo preparare le lezioni semplificate per il numero 7 e gli esercizi di italiano di base per il numero 3, 5 e 7, ma che ho dovuto prima fare i PDP per tutti quelli di seconda e poi per tutti quelli di prima, stesi secondo il progetto ICF dell’OMS, così che la mia scuola possa esser finalmente considerata una scuola inclusiva.

Poi manderò qualcuno a includersi dove dico io, ma fa niente.



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