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CARNIST, Unlearn

Creato il 26 febbraio 2014 da The New Noise @TheNewNoiseIt

Carnist

Hardcore veloce e potente, sparato in faccia all’ascoltatore con l’urgenza tipica di una musica che ha come principale ragion d’essere il bisogno di comunicare idee, di condividere pensieri. Questa la formula dei Carnist, gruppo fondato da amici che si ritrovano e ospitano sul disco altri amici (gente di Monachus, Gottesmorder, Light Bearer, Amber, Neocons, No Babies…), perché hardcore è anche questione di rapporti umani, collaborazioni e voglia di stare insieme. I testi, ovviamente, non cadono a caso ma toccano aspetti importanti della società, a partire dal modo subdolo in cui il cibo nel nostro piatto viene separato dall’essere vivente da cui deriva, un gap destinato a far piazza pulita dei rimorsi e rendere asettico il processo con cui il mangiare viene prodotto a partire da un’uccisione. Sono, in realtà, molti gli aspetti della nostra cultura messi in discussione all’interno di Unlearn, un album che riporta l’hardcore a casa e riannoda i fili di una tradizione che passa per nomi quali Propagandhi, Trial, Dropdead, Infest, Protestant, il tutto interpretato alla luce della propria esperienza personale e offerto all’ascoltatore senza troppi fronzoli o giri di parole, proprio perché alla ricerca di un dialogo reale che non sia affidato ad astrazioni o immagini retoriche. La furia non è però cieca, ma mediata da una scrittura dinamica, capace – quando serve – di rallentare e lasciarsi andare a brevi quanto intense aperture melodiche, sempre attenta a che queste non prendano il sopravvento o stemperino l’insieme. Quello che ne esce è un album vario e coinvolgente, intriso fino all’osso di passione e sincerità, ricco di spunti per riflettere e testi da mandare a memoria, anthem da cantare con l’indice alzato e dalla velocità di crociera sostenuta al punto giusto. Spesso crediamo di poterne fare a meno, continuiamo ad esplorare nuovi territori e ad innamorarci di nuove avventure in note, eppure quando arriva un disco come Unlearn ci ritroviamo ancora pronti a lasciarci coinvolgere senza se e senza ma.

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