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Caro editore ti odio/5

Creato il 15 luglio 2013 da Martinaframmartino

Caro editore ti odio/5

Tradurre è un po’ tradire è un vecchio detto, ma è sempre attuale. Ma quand’è che il tradimento diventa eccessivo? Nella prima parte di questo nostro viaggio nell’editoria abbiamo visto come per molte opere sia stato scelto di tradurre non il titolo originale ma di inventarne uno nuovo. Spesso però anche le traduzioni presentano parecchi problemi.

Il passaggio da A Song of Ice and Fire a Le cronache del ghiaccio e del fuoco ha fatto perdere la vena poetica dell’opera di George R.R. Martin e il fatto che quella narrata non sia una storia ma un’epica. Non delle cronache ma un canto, e non l’articolo determinativo ma quello indeterminativo. Un canto di ghiaccio e di fuoco sarebbe stato molto più corretto, anche se qualcuno potrebbe pensare che siano pignolerie eccessive. Il problema però è reale, come ho notato commentando il parere di un lettore parecchio tempo fa: http://librolandia.wordpress.com/2011/12/20/il-trono-di-spade-di-george-r-r-martin-carrellata-di-critiche/ (primo commento).

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Peggio è andata a Steven Erikson con il suo Malazan Book of the Fallen. Tradotto il nome della serie come La caduta di Malazan invece che con un più corretto Il libro Malazan dei caduti, questo titolo ha spostato l’accento sull’impero di Malazan relegando in secondo piano i personaggi, che invece sono fondamentali. Sono loro i caduti, quelli che lottano contro forze soverchianti, e non un più anonimo impero.

Se Mondadori e Armenia non hanno rimediato all’errore probabilmente perché ormai questi nomi sono ben noti — senza considerare che Armenia probabilmente non farà mai una seconda edizione della saga — ha avuto la possibilità di rimediare al suo errore Fanucci, che aveva presentato Il nome del vento di Patrick Rothfuss come il primo volume delle Cronache del re assassino, traduzione di The Kingkiller Chronicle. Nel momento della pubblicazione dell’edizione economica del primo romanzo la traduzione è stata modificata in Le cronache dell’assassino del re. Differenza non da poco, che dona al lettore tutta un’altra percezione della storia.

Le note dolenti, però, arrivano con il testo. Il caso più frequente è quello dell’infedeltà a quanto viene narrato dallo scrittore.

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Guardando ancora una volta Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin, può essere una semplice scelta di gusto far dire a Ser Waymar Royce, nel momento in cui affronta un estraneo nel prologo del primo volume, “For Robert!”, usando solo il nome, o “Per re Robert!”, aggiungendo anche il titolo del sovrano come preferisce fare Sergio Altieri per la traduzione italiana. Il lettore può gradire o meno, ma siamo nell’ambito delle decisioni legittime per un traduttore, che deve continuamente scegliere quale termine utilizzare e quale tono da dare al discorso. Quando, però, nel primo capitolo i membri della famiglia Stark trovano una meta-lupa — animale che compare nel loro stemma araldico — morta, uccisa dal corno di un animale che le è rimasto conficcato in gola, il discorso cambia completamente. Per Altieri il corno appartiene a un tipico animale fantasy, un unicorno, ma Martin aveva parlato di un cervo, e il cervo è l’animale araldico di casa Baratheon, quella a cui appartiene anche re Robert. La traduzione errata fa perdere al lettore un importante — e inquietante — presagio.

I problemi della traduzione delle Cronache del ghiaccio e del fuoco non si fermano qui, basti pensare a Jon che va a cavalcare alla testa del gruppo (9) di pagina 27 quando invece rimane indietro, al titolo di Hand of the King, Mano del re, che diviene Primo cavaliere del re rendendo privi di senso tutti i dettagli della mano collegati a chi ricopre la carica e ai suoi uomini e almeno un paio di battute, alla decorazione del salone di Grande Inverno con i colori araldici bianco, azzurro e oro (pag. 58) quando la descrizione originaria parla di white, gold and crimson, cioè rosso invece di azzurro, e con Martin a volte anche i dettagli araldici sono fondamentali per una prefetta comprensione della scena, a Catelyn che torna a Grande Inverno (pag. 75) alla fine della rivolta Baratheon quando invece si era limitata ad andarci, a ser Arryk che diventa una donna (pag. 89) e a un’infinità di altri dettagli, alcuni anche più gravi di questi, che da soli, scrivevo quasi un anno fa, meriterebbero un articolo. Bene, l’articolo l’ho scritto, ed è questo: http://www.fantasymagazine.it/approfondimenti/18518/le-cronache-del-ghiaccio-e-del-fuoco-una-traduzio/.

Visto quanto la saga vende e quanto numerose sono state le ristampe, modificare la traduzione, se non altro sul dettaglio dell’unicorno, sarebbe stato un gesto di rispetto nei confronti dei suoi lettori da parte dell’editore, gesto che invece non è stato (ancora) compiuto. Altra aggiunta al vecchio testo, innanzitutto con un link in cui parlo di un incontro con Sergio Altieri e alcune persone che lavorano in Mondadori: http://librolandia.wordpress.com/2013/04/06/le-cronache-del-ghiaccio-e-del-fuoco-mondadori-editore-sergio-altieri-e-la-traduzione/. Comunque il testo è in fase di revisione. Io e gli altri, da quel che ci è stato detto in seguito, abbiamo segnalato le correzioni da fare subito, nei libri che stavano per andare in stampa. Altieri ha revisionato l’intero testo, e a breve le Cronache del ghiaccio e del fuoco dovrebbero uscire con un testo integralmente corretto.

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Ma, nonostante in alcuni (rari) casi il senso delle frasi sia un po’ carente, quella di Martin non è certo la traduzione peggiore in circolazione. Se il primo volume della Ruota del Tempo di Robert Jordan ha potuto beneficiare della traduzione Mondadori curata da G.L. Staffilano, a partire dal secondo il lavoro è stato affidato a Valeria Ciocci. Il risultato, da L’ascesa dell’Ombra in poi, è stato pessimo con frasi sgrammaticate, concordanze dei tempi errate, soggetti invertiti e sviste di vario genere. La “perla” probabilmente si trova nei Fuochi del cielo, là dove si parla di “battaglia con il catrame” (10). Certo, fra i significati della parola pitch usata da Robert Jordan c’è quello di pece, ma probabilmente alla Ciocci è sfuggito il fatto che l’espressione pitched battle significa letteralmente battaglia campale, ed è questo ciò che ha scritto Jordan: che in una ben precisa località c’era stata una battaglia campale.

La qualità della traduzione di questi romanzi ha fatto arrabbiare a tal punto gli appassionati da spingerli a contattare la casa editrice per esprimere le loro rimostranze. In questo caso le lamentele sono state ascoltate visto che l’ottavo romanzo, Il sentiero dei pugnali, è stato tradotto da Nello Giugliano e che i successivi, dal Cuore dell’inverno in poi, sono stati tradotti da Gabriele Giorgi. Peccato solo che dopo un iniziale sensibile miglioramento la qualità della traduzione sia nuovamente calata, e che anche i semplici refusi abbiano ricominciato ad abbondare.

Viene da chiedersi, ma in questo caso la risposta la potrebbero dare solo le case editrici, se ai traduttori sia stato concesso abbastanza tempo per lavorare e se ci sia ancora la figura del correttore di bozze all’interno della loro struttura. Nuova aggiunta per segnalare che la traduzione della Ruota del Tempo è stata in gran parte revisionata da un gruppo di appassionati autodenominatisi Save Moiraine Team. Io li ho intervistati: http://www.fantasymagazine.it/interviste/19163/save-moiraine-team-una-revisione-per-la-ruota-del/. Se volete avere una piccola idea del lavoro che hanno svolto io ho confrontato alcune righe dei testi della prima edizione e di dopo la revisione: http://librolandia.wordpress.com/2013/06/27/save-moiraine-team-una-revisione-per-la-ruota-del-tempo/.

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Con Jordan c’è stato anche un altro problema, legato in questo caso all’intervento di un terzo editore. Nel giugno del 2002, cioè sette anni dopo la pubblicazione del Drago rinato da parte di Interno Giallo/Mondadori e un mese prima della ripubblicazione di L’Occhio del Mondo da parte di Fanucci, Sperling & Kupfer ha pubblicato Legends 2, un’antologia contenente, fra l’altro, il racconto Nuova primavera, prequel alla saga della Ruota del Tempo. Ovvio che Sperling e Kupfer si sia affidato a un proprio traduttore, in questo caso a Marina Deppisch, la quale ha fatto esattamente ciò che le era stato chiesto: ha tradotto il racconto. Solo che quando lei ha letto Dark One o Warder li ha tradotti rispettivamente come Male Supremo o Guardia del corpo, mentre nei romanzi gli stessi termini sono stati tradotti come Tenebroso e Custode.

Questi non sono gli unici vocaboli dalla diversa traduzione, e sottolineano i problemi che si possono creare quando una saga viene tradotta da più editori. La Deppisch non poteva sapere nulla della versione Fanucci della saga visto che non era ancora stata pubblicata, e quella Mondadori era molto vecchia, ma anche nel caso in cui i romanzi fossero stati regolarmente in commercio è impensabile che un traduttore faccia una ricerca completa sull’esistenza di altre opere dello stesso autore e sulle modalità della loro traduzione, altrimenti il tempo necessario per ogni traduzione si allungherebbe a dismisura.

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Per motivi diversi — eccessive libertà da parte del traduttore nel caso di Martin, sviste grammaticali nel caso di Jordan — entrambe le saghe beneficerebbero di una revisione della traduzione. Un anno fa temevo che non sarebbe mai stata fatta, il tempo mi ha smentita. E una revsione è stata fatta da Salani quando ha iniziato a pubblicare l’edizione economica della saga di Harry Potter firmata da J.K. Rowling. Una nuova traduzione, però, non significa necessariamente risolvere tutti i guai, e anzi ne può creare di nuovi, come non abbiamo mancato di segnalarvi (11) parlando di alcune scelte discutibili e poco coerenti. Ritradurre parte dei nomi e lasciarne altri invariati rende poco omogeneo il testo e crea problemi di comprensione al lettore che dovesse inavvertitamente acquistare i diversi volumi della saga in edizioni diverse. Se, per fare un esempio, per i nomi di tre delle Case di Hogwarts — Grifondoro, Corvonero (12) e Serpeverde — non abbiamo alcun dubbio, come si chiama la quarta casa? Se la risposta è Tassorosso siete lettori delle vecchie edizioni, se è Tassofrasso siete invece lettori dell’ultima.

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I nomi diversi affliggono in misura minore anche un’altra saga, quella di Darkover, e in questo caso il problema può essere stato originato dal lunghissimo intervallo di tempo trascorso fra la pubblicazione di un volume e l’altro. Nella traduzione della Donna del falco curata nel 1989 da Riccardo Valla per Tea il nome della protagonista è Romilda e quello del sovrano Carolus. Molti anni più tardi Maria Cristina Pietri ha tradotto per Longanesi — casa editrice appartenente allo stesso gruppo editoriale di Tea, che ne realizza le edizioni tascabili — un nuovo romanzo firmato congiuntamente da Marion Zimmer Bradley e Deborah J. Ross, Gli inferni di Zandru. La Pietri ha preferito lasciare i nomi nella versione originale anziché tradurli, con la conseguenza che in quest’ultima opera gli stessi personaggi si chiamano Romilly e Carolin.

Problemi solo di oggi? Qualcuno magari si, visto che una volta gli editori pubblicavano meno libri e potevano avere il tempo e la voglia di curarli meglio, ma se su internet fioriscono le discussioni legate agli errori di traduzione di questa o quest’altra saga, è anche dovuto alla pura esistenza di internet. Una volta se un fan notava un errore lo faceva sapere al massimo a una manciata di amici e la cosa finiva lì. Ora lo scrive su blog e forum e in breve tempo lo vengono a sapere tutti gli appassionati. Perciò può darsi che invece di essere aumentati gli errori sia semplicemente aumentata la nostra consapevolezza degli errori.

Se questo quadro sembra sconfortante, bisogna ricordare il detto che ammonisce che “al peggio non c’è mai fine”.

Caro editore ti odio/5
Fra le poche traduzioni riviste nel corso degli anni c’è quella dei Signore degli anelli. Traduzione che, vista l’importanza dell’opera, dovrebbe essere un modello per tutti gli altri traduttori, e infatti si avvale dell’importante collaborazione della Società Tolkieniana Italiana. Il che significa che sono finalmente spariti gli orchetti della vecchia traduzione effettuata da una giovanissima Vicky Alliata, sostituiti da ben più minacciosi orchi.

C’è qualcos’altro però che è sparito, per la precisione quindici righe del testo scritto da J.R.R. Tolkien presenti ovviamente nella versione originale e in quella Rusconi, ma assenti in quasi tutte le edizioni Bompiani, compresa la versione della Compagnia dell’anello pubblicata lo scorso giugno. Si tratta del brano finale del capitolo Molti incontri.

I lettori delle edizioni attualmente in commercio leggono di una piacevole chiacchierata fra Frodo e Bilbo e poi di un momento di quiete dedicato ad ammirare le stelle e i declivi boscosi, dimenticando così i pericoli che li minacciano. Chi possiede le edizioni più vecchie però vede arrivare Sam che suggerisce a Frodo di andare a letto visto che quello è il primo giorno che si è alzato dopo il suo ferimento e che l’indomani ci sarà il Consiglio di Elrond.

Visto che non è ipotizzabile nessuna spiegazione razionale per giustificare l’esclusione deliberata del brano dal romanzo è probabile che qualcosa non abbia funzionato correttamente nel meccanismo di stampa e il brano sia sparito per sbaglio. Peccato solo che, a distanza di anni e dopo diverse edizioni, l’errore non sia ancora stato corretto.

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Anche se fa arrabbiare quell’assenza non fa perdere nulla di davvero importante ai fini della trama. È andata molto peggio ai lettori di Terry Pratchett, che si sono trovati a dover leggere un romanzo, Streghe all’estero, dal quale mancano addirittura una decina di pagine (13). L’errore è stato commesso fin da subito, nell’edizione pubblicata da Salani nel 2009, ma chi sperava che nella successiva edizione Tea sarebbe stato corretto nel 2011 si è dovuto ricredere: anche nella versione economica quella parte di testo continua a mancare.

L’errore, gravissimo, è stato notato per via della vistosa incongruenza delle scene fra le pagine 191 e 192, ma è anche vero che sono molti ormai i lettori che leggono anche in inglese e un confronto è abbastanza facile. Per la traduzione da un’altra lingua è più difficile avere un riscontro diretto, e anzi c’è il rischio che, come nel gioco del telefono senza fili con cui il significato originario della frase pronunciata dal primo bambino si perda man mano che viene riportata da un bimbo all’altro, alcuni elementi di quanto ha scritto l’autore possano perdersi per strada.

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Harold il ladro di Aleksej Pechov è stato tradotto da Fanucci non dall’originale russo ma dalla traduzione inglese nota come Shadow Prowler. Pur ammettendo tutta la buona volontà e le capacità di resa dei due traduttori, quanto è rimasto del tono originario con cui Pechov ha scritto il romanzo? Già a colpo d’occhio i due titoli sono diversi, e per quanto riguarda il nome dell’autore, negli Stati Uniti è stato traslitterato dal cirillico come Pehov. Con queste premesse non possono che affiorare numerosi sospetti, anche se solo qualcuno che conosce il russo potrebbe fare commenti sull’accuratezza della traduzione.

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Più seria è stata Nord che, per le sue traduzioni dal polacco delle opere di Andrzej Sapkowski, si è affidata a una traduttrice che il polacco lo conosce, Raffaella Belletti. In questo caso, come spiega una nota, ci sono alcune discordanze con la traduzione dei nomi presenti nel videogioco The Witcher, ispirato dalle opere di Sapkowski e precedente alla loro traduzione italiana, ma questa appare comunque la scelta migliore.

Finisce qui la quinta parte del nostro viaggio nel mondo dell’editoria. Nella prossima parte ci soffermeremo sul prezzo dei libri, sulle copertine e sugli aspiranti scrittori.

Note

9) Tutti i riferimenti ai numeri di pagina di questo paragrafo sono basati su George R.R. Martin, A Game of Thrones, 1996, trad.it. Il trono di spade, Mondadori, Milano, 1999.

10) Robert Jordan, The Fires of Heaven, 1993, trad.it. I fuochi del cielo, Fanucci, Roma, 2004, pag. 612. Poiché i numeri di pagine della prima edizione e dell’edizione tascabile non coincidono per chi vuole fare un confronto segnalo che l’espressione si trova verso la fine del capitolo 39: Incontri a Samara.

11) Sulla nuova traduzione di Harry Potter e la pietra filosofale vedi http://www.fantasymagazine.it/libri/14548/harry-potter-e-la-pietra-filosofale-nuova-traduzi/. Sulla nuova traduzione di Harry Potter e la camera dei segreti vedi

http://www.fantasymagazine.it/approfondimenti/17243/harry-potter-e-la-camera-dei-segreti-nuova-traduz/.

12) In realtà nella prima edizione di Harry Potter e la pietra filosofale la Casa oggi nota come Corvonero era stata denominata Pecoranera, nome errato perché dona un’accezione negativa alla Casa del tutto assente dalle intenzioni della Rowling. In questo caso il nome è stato giustamente corretto in fase di ristampa.

13) http://terrypratchettdiscworld.blogspot.it/2009/08/nella-traduzione-salani-di-streghe.html.



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