>>Caro Johnny ti scrivo: storie di ordinarie primarie

Creato il 04 dicembre 2012 da Felice Monda

Caro Johnny,
eccomi di nuovo qui, ad inondarti di chiacchiere pur di provare a placare la mia ira funesta. Hai presente il Pelide Achille, caro Johnny? Hai presente quando il suo “amico del cuore” Patroclo fu trucidato davanti ai suoi occhi? Hai presente come si sgolò sotto le mura di Ilio per chiamare quel gran zuzzurellone di Ettore? Hai presente Johnny, quanto gli giravano le palle? Ecco mio caro, lui rispetto a me in questo momento, era una personcina tranquilla e a modo.
Vuoi sapere perché sono così gioviale, mio caro amico? Il motivo è semplice: le primarie del PD.

Ma partiamo dal principio. Ieri sera, ad urne chiuse, non si poteva non discutere dei risultati di queste fantomatiche primarie, splendido esempio di democrazia messo in atto dal PD per cui siamo tutti chiamati a scegliere il segretario della coalizione di centro-sinistra (ma non chi occuperà i seggi in Parlamento: vedi sistema delle liste bloccate. Ah, quanta democrazia!). I primi motivi di screzio sono nati quando alcuni dei miei commensali hanno amabilmente e candidamente dichiarato di aver votato (quella mattina, come al turno precedente) per il buon Pier Luigi Bersani, non perché profondamente convinti dei suoi contenuti politici, non perché ammaliati dalle sue fantastiche metafore (<<meglio un passerotto in mano, che un tacchino sul tetto>>: una dichiarazione di autoerotismo o uno splendido esempio di ars orandi?), semplicemente perché GLI ERA STATO CHIESTO. La gravità di quanto successo non è soltanto nel fatto che si voti qualcuno perché qualcun altro “ci ha chiesto di farlo”, quasi come se il nostro coinquilino ci chiedesse di comprargli un pacchetto di sigarette. No, non è solo di questo che si tratta. Si tratta del fatto che evidentemente nessuno era attento, alle scuole medie, durante le lezioni di educazione civica, e nessuno evidentemente è stato mai attento durante le lezioni di storia. È gravissimo che in un paese cosiddetto sviluppato e civile, i cittadini si rechino a votare con tanta leggerezza, senza rendersi minimamente conto del diritto che si sta esercitando in quel momento, del sangue che è stato versato per questa conquista, il voto. È gravissimo che non ci si renda minimamente conto che quella scelta, quando si entra nelle cabina elettorale, quando si posa la matita sulla scheda, quando si ripone quest’ultima nell’urna, influenzerà la tua vita e quella di tutti i tuoi concittadini.

Diciamoci la verità, votare in questo paese è già di per se avvilente, considerato il panorama politico che abbiamo davanti, ma pensare che tra chi si reca alle urne c’è gente che non sa nemmeno che sta votando per le primarie di una coalizione è un altro dato avvilente.

Ovviamente non è finita qui. Non so se essere contenta o meno del fatto che tra i presenti ci fosse anche un convinto. Una persona che ha votato felicemente Bersani, che esplodeva di gioia per il risultato raggiunto, che ha fieramente dichiarato che la vittoria di Bersani rappresenta il ritorno della sinistra, quella vera. Sarà, ma io credo che nei miei 23 anni di vita, di sinistra ho sempre solo sentito parlare, al massimo della sinistra, quella vera, ho letto sui libri di storia, ho visto le foto (mi viene subito in mente la foto di Berlinguer fuori ai cancelli della FIAT, al fianco degli operai). Mi chiedo cosa ci sia da festeggiare; mi chiedo come si faccia a credere che Bersani rappresenti la rinascita della sinistra; mi chiedo chi c’era in parlamento quando è stata approvata la riforma del lavoro; mi chiedo chi ha appoggiato il governo tecnico; mi chiedo cosa stesse facendo questa sinistra mentre le misure di austerity venivano approvate ed osannate come unica medicina per guarire dalla crisi; mi chiedo quanta fatica faccia un essere umano per ricordare gli ultimi mesi di governo, gli ultimi mesi di questa nostra Repubblica; mi chiedo se sia troppo chiedere ai miei concittadini di pensare e provare a ricordare prima di recarsi alle urne.

Bisognerebbe che ci si soffermasse un attimo a riflettere su cosa vuol dire andare a votare, ma forse è semplicemente vero che ogni popolo ha il governo che si merita.

fonte: http://loscalpello.altervista.org

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