Pubblichiamo un altro interessante contributo di Rolando Berretta che ci segnala alcune curiosità che ha riscontrato durante i suoi interessanti studi sulla cartografia antica.
Ci
sarebbero due planisferi realizzati dal portoghese, con cittadinanza spagnola
dal 1519, Diego Ribero.
Piccola
premessa. Rientrato Colombo dal primo viaggiò, fu còmpito di Papa Alessandro VI
dividere le terre da evangelizzare assegnando, sia alla Spagna che al
Portogallo, la propria zona. Fu indicato il
meridiano che cadeva a 100 leghe dalle Isole del Capo Verde. Per evitare
lo scoppio di una guerra le due potenze si accordarono nel 1494, a Tordesillas,
e si aggiunsero altre 270 leghe ai territori
portoghesi. Quel meridiano, in tutte le carte, viene indicato come RAYA.
Nel 1524 le due potenze si ritrovarono, con la conferenza di Badajoz, al tavolo delle trattative per
stabilire dove dovesse cadere l’antimeridiano, la mitica Linea delle Spezie.
Non si accordarono.
Diciamo
subito che, in quel tempo, era Papa Clemente VII: quello del Sacco di Roma ed
era il fiorentino Giulio di Giuliano
de Medici.
Il Planisfero Castiglioni ha una sua
storia.
Baldassarre Castiglioni, uomo di
notevole cultura rinascimentale, nel 1520 si fa prete. Nel 1527 lo troviamo
come Nunzio Apostolico alla corte di Carlo V. Al suo rientro a Roma, nello
stesso anno, ebbe una bella lavata di capo dal Papa. Erano arrivati i Lanzichenecchi
e lui non si era accorto di nulla. Quella carta, che si era portato dietro. era
un dono di Carlo V; e non era la sola. Anche il Cardinale Salviati ne aveva
portata un’altra. E qui, cari Storici,
dovreste spiegarci alcune cosette:
Carlo V, mentre organizzava la
spedizione contro il Papa, si preoccupava di mandargli carte? Ufficialmente la
Carta Castiglioni dovrebbe essere opera del grande cartografo Diego Ribero
perché, nel 1529, ne aveva
realizzata una identica. Se avesse controllato, e capito, quello che stava
copiando credo che Ribero non avrebbe riportato alcuni particolari che solo un
Fiorentino poteva aver inserito. Un Fiorentino che lavorava per Carlo V. Faccio
un nome a caso: Giovanni Vespucci.
Basta uno sguardo alla posizione delle
bandierine di demarcazione, nelle diverse carte, per capire che l’autore è
diverso. Intuisco che il Papa aveva mandato un Planisfero in Spagna nel quale
si doveva aggiornare la toponomastica. C’era già, sicuramente, la
configurazione delle terre scoperte e segnalate dai vari ordini religiosi.
Tanto sprovveduti non erano i nostri evangelizzatori. Diego Ribero ha dato una mano ad aggiornare
la toponomastica sicuramente; c’è anche la sua grafia nel Planisfero Castiglioni.
Di contro l’ha copiato papale, papale, è ha creato il Suo planisfero. Gli sono
sfuggiti alcuni particolari che indicavano, come città di provenienza,
nell’altro planisfero, Firenze. E, poi, ha voluto fare il furbo per il
Portogallo a scàpito della Spagna. (Memorizziamo che la Raya cade a 370 leghe
dalle Isole del Capo Verde: è importante. Per capire tutto ciò bisogna
cominciare a vedere i due schemi geometrici nei singoli planisferi.
L’Atlante Castiglioni è
stato impostato affiancando due quadrati da 40 x 40. Abbiamo una griglia da 80
unità sull’asse est/oves e di 40 sull’asse nord/sud. Ricordiamoci di esaltare
quelle linee che cadono a 6(sei) unità dai lati esterni e 6(sei) unità dal
centro. I nodi (bussole minori per gli addetti) cadono, anche, sui Circoli
Polari. E’ sin troppo facile realizzarlo. Sull’emisfero di sinistra c’è un
bellissimo goniometro. Si consiglia di procurarsi il Planisfero Castiglioni e
la carta di Ribero (o Ribeiro o de Riveiro o de Riveira) in alta definizione.
Sono veri capolavori di grafica. Il centro del goniometro, sulla sinistra,
indica il meridiano posto a 135° dalla Grande Canaria. Sul quel meridiano si
dovrà inserire, in futuro, la costa dell’Asia.
Marino di Tiro aveva detto che la distanza tra la Grande Canaria e la fine
del -paese della seta- era di 225°. Nei 135° di oceano sta prendendo forma un
Nuovo Continente come segnalato da Amerigo Vespucci; altro che un paio di isole
come aveva scritto Toscanelli. Verso il 1550 su quel meridiano si scontreranno
la masse dell’America e dell’Asia; 135° corrispondono a 27 settori da 5°
ciascuno.
Sull’asse est/ovest ha uno schema impostato sulle 80 unità; identico alla Castiglioni.
Sull’asse nord/sud sono 42 unità. Troppo furbo. Con due quadrati da 42, affiancati e sovrapposti sulla Raya, ha permesso che i due centri si avvicinassero tra loro.




Nicolò Caveri – Genova 1504

Credo che qualcuno abbia confuso l’Isola della Vera Croce ( Vera Crux) con l’isola della Croce del Sud. C’è anche la Tasmania nella Carta di Caveri.
Ricorderei che in Venezuela, subito dopo la penisola del Parias, c’è il Delta dell’Orinoco. In queste carte rinascimentali ci sono due penisole.
Della Cantino ne parlerò a parte come, a parte, illustrerò altri particolari –curiosi- della Castiglioni.
La carta Castiglioni ha delle sorprese da mostrarci; iniziamo dai gradi riportati.
Il discorso si può semplificare con i tropici a 24 gradi e i circoli polari a 66 gradi. 24+66=90


Una bella torsione all'intero Mediterraneo e hanno sistemato Alessandria. Decisamente era troppo a nord.
Ritorniamo ai due autori diversi

Mentre nella Castiglioni le terre asiatiche si incontrerebbero a 135°, pari a 27 settori da 5 gradi, nella Ribero, da Lisbona alle terre asiatiche, sono esatti 26 settori. Fino alla nobilissima città di Quinsay avevano scritto … per il Toscanelli. Che tutto poteva sapere meno che fosse dritta davanti a Lisbona. Ribero aveva grandi amici, a corte, del tipo Ferdinando Colombo e il Las Casas. 26 settori da 250 miglia romane. Non sanno, però, degli 80 settori complessivi su quel parallelo. Dei quadranti per mancini ho già parlato precedentemente.



Forse un confronto diretto permette di capire, meglio, le due impostazioni diverse.

Si è tentata una verifica ulteriore facendo ricorso ai ricordi scolastici. E’ stato notato che, alla base delle loro carte, c’è una Terra sferica con diametro da 26 unità. Quasi tutti i cartografi della prima metà del 1500 hanno impostato diversi giri di compasso da 26 partendo da uno schema base da34. Nella Castiglioni si notano due quadrati da 40 x 40. Nella Ribero sono due quadrati da 42 x 42. Se si calcola la circonferenza di una sfera, con diametro 26, si ottiene una misura di 81,64. Questa misura dovrebbe equivalere alla vista in piano dei 360°. Mezza circonferenza vale 40,82 pari a un singolo emisfero di 180° x 180°. I valori ottenuti sono prossimi alle due griglie ma le bandierine di demarcazione sono messe con un altro tipo di calcolo. Se le bandierine fossero state piazzate alla fine dei due quadrati, a 40 unità dalla Raya, si poteva affermare che dietro c’era una proiezione della sfera. 76 unità dimostrano che hanno sommato le 5 unità dei tropici alle 14 dei circoli polari. Per loro, le 19 unità, equivalgono a 90°. 38 unità sono 180° e 76 unità sono 360°. Passiamo all'isola dello YUCATAN.
Nella Castiglioni, e nelle altre coeve, per un paio di decenni compare l’INSULA YUCATAN. Come si fa a raffigurare lo Yucatan, la terra dei Maya, come un’isola ? Grazie a Colombo che riporta le grandi isole di Giovanna e Isabella come quinta e quarta delle migliaia delle isole da lui scoperte. Gli Storici hanno fatto delle due isole un’isola unica. Ma qual è la INSULA IV CATAI ?? quella che manca all'appello ???

Fatti un paio di controlli con le carte dell’epoca… si scopre l’arcano. L’isola dello Yucatan altri non è che l’ Ultima Antilla. Un'altra carta sbagliata di 180° esatti. (Dopo le isole del Giappone e dell’Australia). Lo Sri Lanka, la mitica Taprobana, non sanno proprio dove collocarla.

Ha avuto anche una collocazione più nobile: raffigurerà, pure, la mitica ATLANTIDE.

Dopo l’isola dello YUCATAN passo ad illustrare la data di compilazione delle carte. A questo punto le persone di buon senso tirano un sospiro e ti guardano con tanta commiserazione. Se avete osservato bene le due carte avete visto due goniometri. Due capolavori. Sull’anello esterno dei due lavori è raffigurato lo zodiaco: 12 segni zodiacali sviluppati su 360 gradi.


Qui c’è la prova definitiva che il Planisfero Castiglioni è stato realizzato a Firenze.



Rolando Berretta