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Cate, io – Matteo Cellini

Creato il 06 giugno 2013 da Viadeiserpenti @viadeiserpenti

recensione di Manuela Di Vito

Cate, io – Matteo Cellini
Caterina ha diciassette anni e un’idea di sé estremamente ingombrante. Non che il suo corpo non lo sia, certo, Caterina si è sempre tirata dietro nomignoli come Cate-ciccia, Cate-bomba e roba così. Ma il suo corpo, nella sua testa, assume dimensioni talmente grandi da comprendere ogni cosa, ogni idea del mondo, di sé stessa e del futuro, ma soprattutto da oscurare le persone che ha intorno e a cui attribuisce ogni sorta di pensiero orribile su di sé.
In realtà è lei stessa a pensare quei pensieri e a farseli colare addosso come piombo fuso. Il fatto è che al di là del suo corpo non riesce a vedere nient’altro, tanto che ogni mattina quando esce di casa smette di essere Caterina per interpretare un ruolo che si è affibbiata da sola, quello dell’antieroina: «Sono irriconoscibile quando saluto mamma sulla porta, e non perché ho mezza faccia sotto la sciarpa, semplicemente, come il più triste dei supereroi, la mia identità scompare appena esco di casa, appena supero la cancellata – e non sono più Caterina. Mi chiamo Cater-pillar ora. Sono la possibilità ambulante di un paragone che salva».
Caterina si chiude in sé stessa e non riesce a vedere al di là del suo grasso. Non vede l’amicizia che le offre Anna su un piatto d’argento, non riesce ad accettare che Giacomo possa trovarla bella e interessante, non si accorge della soddisfazione e della felicità che riempiono la vita del fratello maggiore il quale, ugualmente pesante, vive il suo corpo con estrema leggerezza. Come d’altronde non riesce a vedere la sua prof prediletta, che lei stessa ha posto su un piedistallo dorato, nella sua completezza, difetti compresi.
Forse perché Caterina è donna, sembra suggerire l’autore sul finale, quando sua madre le confessa di aver sofferto allo stesso modo. Forse le donne hanno un diverso rapporto con il proprio corpo, forse la società si aspetta da quest’ultimo cose diverse. Forse sì, ma forse è anche vero che l’adolescenza è uguale per tutti e la ricerca di accettazione da parte degli altri, la strenua lotta per il diritto all’uguaglianza, è unisex.
Cate, io, dell’esordiente Matteo Cellini, è dunque un libro sull’accettazione di sé, felice finale, ma anche sull’identità che in realtà non si definisce mai una volta per tutte. È un libro sull’adolescenza che mette in evidenza quanto la mente, i pensieri, siano in quest’età della vita preponderanti e sovrabbondanti, come il grasso di Caterina. Cate, io è un libro sull’estrema difficoltà di crescere e di trovare il proprio posto nel mondo.
La festa per i suoi diciotto anni quindi, che di questa crescita sembra passaggio obbligato, diverrà per lei cloaca maxima in cui si raccoglieranno tutte le sue paure e i pensieri più negativi che riuscirà a trovare su di sé. Pericolosissima deviazione in una vita estremamente controllata. E le servirà da scusa per arrivare a raschiare il fondo, tentando di annullare il proprio corpo attraverso l’uso tristemente ironico dell’unica arma che le viene in mente: il cibo.
Non ci riuscirà, non riuscirà ad azzerare il proprio corpo in una sola notte, ma sarà finalmente in grado di mettere a dieta la grassa idea che ha di sé. E il ridimensionarsi del suo io le permetterà di vedere finalmente sé stessa ma soprattutto coloro che la circondano e la amano.

Nota sull’autore
Matteo Cellini è nato a Urbino nel 1978 e vive a Urbania dove insegna lettere in una scuola media. Cate, io è il suo primo romanzo. Il libro è finalista al Premio Strega 2013, qui i commenti. Ha vinto il  premio Opera Prima del Campiello 2013. Nella motivazione ufficiale si legge: «Opera di forte maturità e di elegante felicità stilistica, Cate, Io di Matteo Cellini racconta con leggerezza la condizione sofferente propria di chi, diciottenne e smisuratamente obesa, si trova a fare i conti non solo con se stessa e il proprio fisico, ma anche con una famiglia di autentici “eroi della dismisura”. Il racconto si sviluppa nel segno d’una tenera, amabile, sorridente autoironia proprio grazie allo spirito combattivo di Cate, tanto da farne quasi uno “stile di sopravvivenza”.»

Cate, io – Matteo Cellini
Fazi, 2013
pp. 216, 16 euro


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