Caterina va in città - Paolo Virzì (2003)

Da Lakehurst
(Id.)
Visto in DVD.
Come diceva qualcuno (Umberto Eco? Lino Banfi? non ricordo più) un cliché è ridicolo, 1000 commuovono. Ed è proprio questa l'essenza di Caterina va in città. Qui tutto è un clichè; la messa in scena delle dinamiche di provincia come quelle della capitale; quelle della scuola con quelle della famiglia italiana problematica; ma soprattutto con l'immagine dei rappresentanti della destra come quelli della sinistra. Tutto è luogo comune, pure eccessivo (dai cori fascisti durante il matrimonio per i personaggi di destra, all'essere artisti ai rappresentanti della sinistra), e proprio per questo funziona. Virzì esagera in ogni direzione, e solo in questo modo riesce a creare uno spaccato ironico ma credibile della società di cui parla.
E poi Virzì sa far recitre da dio anche i sassi (o la Ferilli se vogliamo) quindi figuriamoci qundo gli passano per le mani Castellitto e la Buy.
E poi il personaggio di Caterina non è esattamente scontato, come fa notare giustamente Mereghetti, non è che si salva dal conformismo perchè migliore degli altri, ma semplicemente perchè goffa e incapace di adeguarsi appieno agli standard altrui; ancora qualche anno, e un poco di furbizia in più e diventerà Marta, e cioè il prototipo del personaggi virzignano.
C'è bisogno d'altro? Beh questo è il film che mi ha fatto riconsiderare, positivamente, il cinema italiano... se serve c'è pure questo.

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