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Cellule staminali: cura, legge e questioni bioetiche

Creato il 11 aprile 2013 da Postpopuli @PostPopuli

 

di Claudia Boddi

Recentemente i mass media si sono occupati di alcuni casi di bambini affetti da malattie per lo più degenerative, che necessitavano di una cura che coinvolgesse cellule staminali. Su tutti, ha campeggiato sui mezzi di informazione la storia della piccola Sofia, una bimba fiorentina di tre anni che, grazie al decreto Balduzzi - approvato dal Senato il 10 aprile 2013 che si avvia a diventare legge -, potrà continuare a essere curata con le cellule staminali.

Da questo caso ha ripreso vita il dibattito, in realtà mai sopito, sulla leicità e sull’eticità dell’uso delle cellule staminali a fini terapeutici e/o di ricerca. Queste rappresentano la più piccola unità di materia vivente dotata di nucleo, cellule vergini, originali, primitive, non specializzate, grandi quanto un quarto di una capocchia di spillo, dalle etimologie diverse e incerte: il nome probabilmente è attribuibile a uno degli scienziati che ne ha approfondito gli studi ma può richiamare anche la “stamina” che trasferisce le spore portate dal vento, durante l’impollinazione dei fiori.

CELLULE STAMINALI: CURA, LEGGE E QUESTIONI BIOETICHE

Cellule staminali embrionali – aulascienze.scuola.zanichelli.it/

La controversia bioetica si fa più complessa quando si focalizza sulla fattispecie dell’utilizzo delle cellule staminali embrionali umane, perché mette in campo posizioni di natura etica e morale che coinvolgono la società civile, in merito alla considerazione dello stato dell’embrione umano. Il punto focale della questione, che separa nettamente i punti di vista delle diverse scuole di pensiero, è che, sebbene siano stati annunciati nuovi scenari relativi alla possibilità di impiego delle cellule staminali embrionali umane prelevate da una parte interna dell’utero in termini di cura effettiva, ad oggi non vi sono studi che ne accertino risultati sul piano terapeuticoSia che vengano utilizzati embrioni congelati (anche non impiantabili), sia che si usino tecnologie riproduttive apposite, il problema concernente l’embrione rimane sempre lo stesso dal momento che per ottenere cellule staminali embrionali umane, è necessario distruggere l’embrione, sia per una prospettiva di cura che per una sperimentale. L’opinione pubblica mondiale si spacca non tanto sugli scopi, quanto sui mezzi: è possibile sacrificare embrioni umani per consentire l’avanzamento delle conoscenze scientifiche in ambito terapeutico? Si possono distruggere embrioni umani già esistenti per provare a curare malattie di altri individui in futuro? Queste le domande fondamentali che dividono il mondo tra chi nega la personalità dell’embrione umano, non ritenendolo meritevole di tutela e protezione e, di fatto, ammette la possibilità di disporre della sua esistenza nelle prime fasi del suo sviluppo e chi sostiene che il diritto alla vita dell’embrione debba avere pari dignità rispetto a quella del malato che deve essere curato.

Un tendenziale accordo invece si registra nell’ambito del presente dibattito sulla questione dell’uso delle cellule staminali derivate da feti abortiti. Nella fattispecie, l’interruzione di gravidanza (consentita dalla legislazione italiana entro il primo trimestre di gravidanza, legge n. 94/1978) non costituisce un elemento critico per l’argomento in esame: semmai è un problema bioetico nei termini del rapporto tra sovranità della donna sul proprio corpo e valore della vita del feto ma non è direttamente connesso al nostro tema, lo precede. La leicità dell’utilizzo di questi embrioni è pertanto generalmente ammessa purché sia subordinanata al consenso, libero e informato, della donna; all’accertamento dell’assenza di causalità, collaborazione o complicità tra chi effettua l’aborto e chi preleva le cellule staminali dal feto abortito; alla non commericabilità o brevettabilità delle cellule.

È di recente e comprovata scientificità la possibilità di utilizzare cellule staminali derivate anche da individui adulti per la ricerca con finalità terapeutica. Ma esiste anche la possibilità di prelevare cellule staminali da cordone ombelicale creando banche di cellule per ogni neonato, che possono essere impiegate anche dopo decenni, per l’insorgenza di eventuali patologie.

Ricordando che ogni nazione ha una propria legiferazione in materia, la questione si apre a una vastità impressionante. Per il momento, abbiamo voluto tratteggiare solo alcuni degli aspetti che, seppur molto generali, ci aiutano a essere cittadini più consapevoli e a riflettere su tematiche che, anche se ci sembrano lontane, coinvolgono la coscienza civile di ognuno di noi.

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