Chagall d’Arabia. Tentar non nuoce

Creato il 22 gennaio 2012 da Leragazze

Sempre grazie alla cortese ospitalità delle Ragazze, comincia qui una nuova serie dedicata alle Mille e una notte illustrate da Marc Chagall. Lʼorigine, il contesto e il significato generale di questa magnifica opera dellʼartista ebreo-russo-francese sono state già sintetizzate qualche tempo fa su questo stesso blog; quindi ora partiremo dritto con la prima tavola. La “prima” non come si trova nella versione italiana (Le mille e una notte a colori, illustrate da Marc Chagall, Donzelli, 2011) ma nellʼordine di realizzazione da parte dellʼautore, ordine che viene preziosamente fornito al termine del volume.

Lʼillustrazione si riferisce alla favola Kamar al-Zaman e la moglie dellʼorefice, raccontata da Sharazad nelle Notti dalla 963a alla 978a. In ordine narrativo si tratta dellʼultima tra le fiabe raccolte nel libro.

Come spesso succede in questo genere di racconti, lʼincipit parte alla larga, con un episodio di un certo tipo da cui poi la vicenda si dirama in tuttʼaltre direzioni. Lʼimmagine mostra il giovane Kamar al-Zaman che mette alla prova per gioco un anziano derviscio per vedere se cede alle tentazioni omoerotiche. Per la verità, non si capisce molto se il ragazzo “cʼè o ce fa”, cioè se si limita a fingere un approccio gay o lo desidera sul serio. Però è anche vero che, nel prosieguo della storia, Kamar dimostrerà tutte le proprie virtù “etero” dandoci dentro con – appunto – la bellissima moglie ninfomane dellʼorefice cornuto.

Chagall come sempre, anzi più del solito, reinterpreta la scena a modo suo. Gli unici elementi strettamente derivanti dal testo sono il giovane che si spoglia di fronte al derviscio; tutto il resto è farina del suo sacco. “Farina del diavolo” verrebbe da aggiungere, perché il pittore non solo complica le cose ma “scherza con i santi”.

Come accennato la volta scorsa, le Mille e una notte chagalliane costituiscono una sorta di appendice criptata alle sue illustrazioni per la Bibbia. Ora, i due elementi aggiunti più notevoli in questa tavola sono un grande velario decorato e un cespuglio. Dietro la tenda, sopra il cespuglio, splende una grande luce… Sarà blasfemo ma viene da pensare al Velo del Tempio e al Roveto ardente. Tanto è vero che lʼanziano non sta, in realtà, osservando il ragazzo ma resta immobile in atteggiamento di adorazione di fronte al Divino.

A questo punto, allʼambiguo e serpentino Kamar al-Zaman spetta dʼufficio il ruolo del satàn, lʼAvversario, il Tentatore. E la cosa più intrigante è scoprire come sia venuta in mente a Chagall una simile commistione di sacro e demoniaco. Il link, a mio avviso, è rappresentato dalla tipica icona bizantina/russa della Natività di Cristo: mentre, sullo sfondo, Maria giace ancora estenuata dopo il parto, in primo piano Giuseppe viene tentato dal demonio che mette in forse la fedeltà coniugale di Maria. Questo collegamento spiegherebbe anche la donna (prefigurazione della moglie dellʼorefice) che si vede dipinta sul velario, la cui posizione coricata rimanda alla Madonna in questo modello iconografico. Qui però la figura femminile è provocatoriamente nuda, e ha le gambe come due code di pesce, ossia è una sirena, personaggio che tornerà spessissimo nelle illustrazioni per le Mille e una notte.

Vedremo che il tema della tentazione è forse quello portante in tutta questa serie di immagini di Chagall, e vedremo perché.

dhr



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