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che adulti saranno?

Creato il 15 febbraio 2015 da Plus1gmt

Se negli anni 80 a molti bambini gli si è rotta la fantasia con i cartoni dei Puffi, perché poi nell’osservazione empirica della natura a nessuno capitava di incontrare creature sconosciute più antropomorfe della rumenta abbandonata nelle discariche abusive, pensate un po’ oggi come vengono su le nuove generazioni con l’iper-realtà in HD. La differenza tra attori in carne e ossa e quelli che con consapevole volontà dispregiativa chiamiamo pupazzi animati malgrado dietro ci sia lo strenuo lavoro di migliaia di esperti in animazione tridimensionale su computer da millemila dollari è sempre più labile, a stento si percepisce il confine tra i due mondi e chissà se tutto questo fa bene a quelle testoline di cui i nostri figli sono attrezzati. Un aspetto della modernità che, a pensarci bene, costituisce un paradosso. Quante volte troviamo disarmanti le iniziative pensate per i nostri figli a partire dall’industria dell’entertainment e dello sport, e non certo per mancanza di fondi? Perché alimentare un immaginario così complesso fatto di dimensioni parallele ovunque, sulla terra, nello spazio, in parti misteriose dell’universo conosciuto e non, quando poi nel quotidiano, nelle società sportive, nell’offerta culturale siamo spesso rispediti indietro di decenni luce tanto è il contrasto tra fantasia e realtà? Pensate quando a otto anni già ci si spezzava la schiena in miniera o nei campi e i racconti dei nonni erano altro che l’iperuranio platonico. Oggi è così. C’è un sistema che carica di aspettative le nuove generazioni e poi pressapochismo, incompetenze e incuria fanno presto a riportarci con i piedi per terra e sono i genitori i primi a guardarsi sbigottiti. Ma come? Tutto qui? Ci chiediamo così dove finiscano tutti i sogni dei nostri figli, le domande, le storie e le loro proiezioni una volta che si infrangono su pareti scrostate di palestre, addetti al loro sviluppo fisico e intellettuale sottodimensionati, un’industria che trattiene le risorse per il proprio sostentamento erogando servizi di infima qualità. Per non parlare dei veri ambiti che contano sul serio come alimentazione e istruzione. Forse tocca a noi genitori abbassare l’asticella dello spirito critico e dell’ansia, probabilmente ci siamo auto-caricati di bisogni che i nostri figli sono i primi a non avere.



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