Magazine Diario personale

Che coss’é l’amor, chiedilo al vento

Da Iomemestessa

Che gli aerei siano come un corso di entomologia sociale, non è novità. Ma oggi no. Oggi era diverso.

Avevo tutto. Ma proprio tutto. Il reader, la playlist con le Canzoni della manovella di Vinicio, il posto F, quello accanto al finestrino. Quello che mi permette di vedere le luci diventare puntini indistinti. Una felicità bambina.
Cantava Vecchioni che “basta anche un niente per esser felici”. Quel niente, lì e in quel momento, c’era.

Il resto, la macchina da affittare, l’hotel da trovare, la cena da inventare, erano solo un inutile rumore di fondo cui avrei pensato all’arrivo.

Poi. Poi è salita lei. Troppi anni e troppo botox. L’aria schifata di quella cui un piccione ha appena cagato su un piede. Lo sguardo sconcertato di chi, per la prima volta, mette piede su un volo low cost e scopre che non tutti vestono Gucci, profumano Chanel, e portano ai piedi Manolo Blanik. 

Guarda con insistenza lo steward convinta che le metterà il bagaglio nella cappelliera. Convinzione errata. 

Poi. Poi arriva lui. Molto giovane. Piuttosto belloccio. Espressivo come una credenza. Potrebbe essere suo figlio, ma si intuisce subito che il loro non è un rapporto genitoriale. 

Non mi scandalizzo. Ci mancherebbe. Sono anni che vedo anziani signori scorrazzare per il mondo con giovinette che potrebbero essere non già le figlie, ma, direttamente le nipoti. 

E infine arriva l’altra. Una colombiana. Sui venticinque. Talmente bella da ammutolire tutti i presenti. Ammutolisce anche lui. Lei lo guarda. Lui la guarda. Poi lui prende la mano della sua assicurazione sulla vita, la bella si accomoda, e tu abbassi gli occhi sul reader e ti concentri sulle pagine e sul Vinicio. E pensi che davvero:

Cala la luna e io non spero, l’illusione è il lusso della gioventù  


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog