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Che fine hanno fatto i partiti?

Creato il 12 luglio 2012 da Ilnazionale @ilNazionale

Che fine hanno fatto i partiti?12 LUGLIO – C’è un rischio particolarmente sentito oggi, che forse la classe intellettuale della nostra società ignora, visti i comportamenti che sta assumendo. I mutamenti che stanno avvenendo a livello sociale, e il continuo allargarsi della forbice che separa i redditi bassi da quelli alti, contribuisce a far aumentare la rabbia sociale, un sentimento che è sempre stato alla base dei disastri che la Storia ci ha già mostrato. Il clima è già sufficientemente teso, ricco di odi che rischiano di aumentare, odi che sono stati sempre alla base dei grandi scontri e dei totalitarismi. L’instabilità politica italiana, e la sfiducia che l’elettorato ha verso tutti i partiti, una sfiducia che preoccupa sempre di più, potrebbe essere fonte di problemi notevoli, anche nell’immediato futuro. Se coloro che combattono pro populo, quegli intellettuali che si dichiarano a favore di una società libera di pari diritti, non saranno in grado di far comprendere che il loro impegno è effettivo, e non semplice strumento per mantenere una posizione sociale di spicco, allora la parola di questi intellettuali diventerà certamente vuota retorica.

La disuguaglianza è oggi sotto gli occhi di tutti, e le nuove comunicazioni permettono di vedere anche quanto un’eventuale censura, in precedenza, avrebbe preferito tenere nascosto. Ora più che mai, è necessario, da parte di coloro che detengono il potere di parola, una mossa ardua, forte, una presa di posizione ferma che non cada nella retorica. Ciò a cui si sta assistendo è uno svuotamento di significato della parola pubblica, che sembra essere etichettata ormai come strumento di inganno, piuttosto che come fonte di luce. Forse questo è l’effetto di un effettiva caduta delle posizioni politiche. Oggi, infatti, i partiti non esistono più. Se fino a un decennio fa si potevano evidenziare diverse posizioni all’interno del Parlamento, a cui il popolo, forse, guardava ancora con un minimo di orgoglio, oggi qualsiasi posizione è caduta, in un universo politico più che mai confuso.

L’attuale governo presieduto dal Professor Monti è senza dubbio un intervallo dall’attività politica ordinaria, basata sulle elezioni, che però, una volta concluso, lascerà spazio ad un quadro molto preoccupante. Molti italiani si chiedono a chi affidare il Paese una volta uscito dalla partita l’attuale Presidente del Consiglio. Attualmente, nessun partito e nessun uomo politico sono esenti dalle critiche più forti, e persino i sindacati sono al centro di molte polemiche. Quando si tornerà alle elezioni, senza dubbio molti guarderanno all’”alternativa”, vale a dire al partito nascente di Beppe Grillo, uomo che continua ad ottenere i consensi di un popolo stanco degli stessi volti. Il bisogno di rinnovamento della classe politica è ormai evidente a tutti. Persino il Santo Padre ha più volte, sebbene timidamente, accennato al fatto che deve esserci un cambiamento generazionale nella politica italiana, un cambiamento che deve corrispondere al mutamento di questi anni. La vecchia politica e soprattutto il vecchio modo di fare politica sono ormai scomparsi. E le nuove comunicazioni, se usate saggiamente, permettono di scoprire maggiormente ai cittadini quanto avviene “dietro le quinte”. La costruzioni di un nuovo sistema deve però passare dallo smantellamento del precedente, e questo è estremamente arduo.

Coloro che sono sul cavallo della vittoria, sulla cresta dell’onda, difficilmente abbandoneranno questa posizione. Ecco un altro punto su cui molti “grillini” e vari contestatori liberi puntano, vale a dire il fatto che ormai alcuni politici sono quelli che l’ex Presidente Berlusconi, con la sua sottile ironia, definiva i “politici di professione”. La crisi economica è infatti prima di tutto crisi politica, di un sistema che dovrebbe scomparire ma che permane e non è in grado di modificarsi dall’interno. Certamente il governo Monti sta cercando, nel bene e nel male, di rendere più flessibile il sistema e di attuare quelle riforme di cui nei decenni prima si è parlato ma che non sono mai state attuate, ma la domanda è: cosa accadrà una volta che questo governo se ne andrà? Quale partito sarà in grado di fare riforme impopolari, sebbene necessarie? E, soprattutto, chi andrà a smantellare il vecchio sistema politico a cui egli stesso appartiene? Queste sono domande banali, ma che fra qualche anno molti si porranno.

Alcuni parlano di un nuovo partito nascente, quello Cattolico. È impossibile ora tentare illazioni su questo argomento, ma anche un’eventualità simile potrebbe essere significativa, forse desiderio di una politica che ponga nuvamente la famiglia al centro. Si pensi a quanto la politica italiana sia oggi complessa, confusionaria e incapace di dare un benché minimo programma per il futuro: la Lega Nord spinge per il Federalismo (sebbene lo faccia ormai da quindici anni), il PD sembra essere frammentato al suo interno, o almeno lo sembrava fino a prima dell’arrivo del governo Monti, il PDL si è ritrovato in uno stato di crisi profonda, anche se il Presidente Berlusconi ha saputo, con saggezza, ritirarsi quando ormai era chiaro che gli italiani lo volevano. In mezzo a questa “baraonda politica” fare qualsiasi previsione è impossibile. E infine ora si parla di “antipolitica”, del blog di Beppe Grillo e di un presunto Partito Cattolico. Insomma, una vera confusione, un caos. Eppure un caos calmo visto che la classe politica non sembra manifestare questa sofferenza, questa incertezza sul proprio stesso destino, invece percepita da tutti gli italiani.

Enrico Cipriani


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