Chi è John Kerry, il nuovo segretario di Stato americano

Creato il 01 febbraio 2013 da Candidonews @Candidonews

Molti in Italia lo ricordano per essere stato lo sfidante, sconfitto per poco, di George W. Bush alle Presidenziali del 2004 ma John Kerry non è solo questo. Il nuovo segretario di Stato americano, che sostituisce Hillary Clinton in una delle poltrone piu importanti della Amministrazione Obama, è un profondo conoscitore dell’Italia. Di seguito un articolo de La Stampa che spiega i legami tra Kerry ed il belpaese:

Con John F. Kerry si insedia a Foggy Bottom un Segretario di Stato con rapporti insolitamente stretti con l’Italia per la sovrapposizione di impegno politico, legami famigliari e passioni personali. Quando nell’aprile 2011 la Nato lancia l’attacco alla Libia e l’Italia esita a sganciarsi dal colonnello, il presidente Obama manda Kerry a Roma con il compito di convincere Berlusconi a cambiare registro. Se Kerry riesce è perché nella Città Eterna si muove con agilità. L’ambasciatore in Via Veneto è David Thorne, con cui era amico all’ateneo di Yale prima ancora di sposare la sorella Julia. Ha contribuito a farlo designare da Obama nel 2009 e ora ha intenzione di riportarlo a Washington nelle vesti di uno dei più stretti consiglieri strategici. Il legame con Thorne spiega perché Kerry conosce di persona tutti i maggiori leader italiani ma è solo uno dei tasselli del mosaico dei rapporti con il Bel Paese: le figlie Vanessa e Alexandra vi vengono spesso, la seconda moglie Teresa Heinz parla la lingua di Dante, la villa sul lago di Como acquistata da George Clooney in precedenza apparteneva a loro e il fatto di provenire da una famiglia cattolica aggiunge anche l’elemento della fede. Nulla da sorprendersi se a metà aprile 2011, durante una sosta degli incontri romani, Kerry accompagna la moglie al Pantheon, concedendosi un gelato da Giolitti, una delle tappe più ambite. A Maranello invece va per salire su una Ferrari guidata da Dario Benuzzi prima di fermarsi a colloquio con Luca di Montezemolo.

Essere riuscito a sganciare Berlusconi da Gheddafi rafforza agli occhi di Obama la fiducia in Kerry sull’Italia. D’altra parte i legami fra i due Paesi passano per il suo ufficio di capo della commissione Esteri del Senato. Quando nel luglio del 2010 Pierluigi Bersani arriva a Washington è qui che si discute di truppe in Afghanistan, così come quando nel febbraio precedente ad arrivare è il presidente della Camera Gianfranco Fini è ancora Kerry a facilitare l’incontro con il vicepresidente Joe Biden. Anche la delicata mediazione sulla foto Napolitano-Obama del maggio 2010, vissuta con un certo malessere da Berlusconi allora premier, lo vede protagonista. Il legame con il centrosinistra risale a quando, nel luglio 2004, Piero Fassino e Francesco Rutelli partecipano a Boston alla Convention democratica che assegna a Kerry la nomination, passa attraverso gli incontri con Massimo D’Alema e arriva fino alla Convention di Charlotte quando, nella cornice del “National Democratic Institute”, incontra la delegazione guidata da Lapo Pistelli e Luca Bader.

 Durante l’ultimo governo Berlusconi, Kerry fa più volte tappa a Roma – anche in maniera informale – andando in Medio Oriente. Quando il nuovo premier Mario Monti arriva a Washington per vedere Obama, nel febbraio 2012, il desiderio di Kerry di incontrarlo è tale che partecipa al gala nella residenza di Villa Firenze a dispetto di vistosi acciacchi fisici che lo affliggono, frutto di una partita di hockey. D’altra parte, nel febbraio 2010, aveva incontrato Fini, accompagnato da Alessandro Ruben, a dispetto di un incidente al piede, sfoggiando con orgoglio il bastone con il pomo d’argento avuto da Ted Kennedy. E per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità è ancora Kerry che sbarca a Roma, a fianco di Biden. Sono tali e tanti precedenti che spiegano perché il ministro degli Esteri Giulio Terzi saluta la nomina di Kerry con un tweet: «È un vero amico dell’Italia». Quando il 15 febbraio Napolitano entrerà nello Studio Ovale, Kerry sarà a fianco di Obama, tentando di scrutare nell’orizzonte bilaterale. Pochi dubbi possono esserci comunque sul fatto che chiunque sarà l’inquilino di Palazzo Chigi avrà in Kerry un interlocutore ferrato sui fatti di casa nostra.


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :