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Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di Spade

Creato il 29 aprile 2015 da Martinaframmartino

Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di Spade

“Non è semplice raccontare una storia lunga, complessa e animata da una varietà infinita di personaggi. Soprattutto, non è facile farlo per migliaia e migliaia di pagine mantenendo sempre alta l’attenzione del lettore.”

E fino a qui siamo d’accordo. Con Il mondo de Il Trono di Spade Chiara Poli si propone di indagare Eroi, guerrieri e simboli dei Sette Regni. Il titolo, che cita Il Trono di Spade e non Le cronache del ghiaccio e del fuoco, ci dice chiaramente che l’attenzione dell’autrice è rivolta più alla serie televisiva creata da David Benioff e D.B. Weiss che ai romanzi scritti da George R.R. Martin. I romanzi però vengono citati in più occasioni, segno che la Poli li deve aver letti. Peccato solo che la sua trattazione sia ripetitiva, superficiale, arbitraria e a volte anche errata.

La sceneggiatura è una scrittura tecnica, la narrativa invece si basa sulla creatività e sulla possibilità di infrangere ogni regola. George R.R. Martin, mescolando sapientemente questi due strumenti che padroneggia in modo ineccepibile, ha costruito le fondamenta di un universo fantastico che, pagina dopo pagina, ci riserva sorprese e colpi di scena. Ci ha raccontato nel dettaglio una grande storia come se fosse un film. Ci ha stregati con le parole e ha evocato immagini potenti, uniche, di quelle che rimangono impresse a lungo. Ha descritto banchetti e battaglie con la maestria dei narratori più geniali e con dovizia di particolari, senza mai annoiare. Ha mantenuto un perfetto equilibro fra azione e costruzione della tensione. (pag. 8)

Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di SpadeUn’affermazione di questo tipo presuppone che la sceneggiatura, anche una sceneggiatura originale, non possa mai essere creativa, cosa tutt’altro che vera. Martin fra l’altro è stato autore di alcune sceneggiature originali sia per Ai confini della realtà che per La bella e la bestia, due serie di cui la Poli deve avere quanto meno una conoscenza superficiale perché le ha citate alla pagina precedente. Nessuna citazione invece per Doorways, la serie totalmente ideata da Martin che più è andata vicina all’essere realizzata e che maggiormente dimostra le sue capacità come sceneggiatore. Altro elemento, che in queste righe non si vede chiaramente ma che è alla base di quando scritto dalla Poli e che nel suo libro emerge più volte è il ruolo errato che lei attribuisce a Martin all’interno della serie televisiva. Martin ha un passato da sceneggiatore, ha scritto anche la sceneggiatura di un episodio per ciascuna delle prime quattro stagioni di Il trono di spade. Non è lui però a dirigere la serie. Non è lui a prendere le decisioni e a stabilire cosa si debba fare e come debba essere fatto. Gli showrunner sono Benioff e Weiss, e sono loro che decidono tutto. Martin ha scritto i romanzi che sono alla base della serie, ha scritto quattro sceneggiature, ha svolto un ruolo marginale di consulente nella prima fase di casting – le decisioni le prendevano Benioff, Weiss e Nina Gold, con Martin che dava le sue impressioni non vincolanti riguardo a quella manciata di provini che gli altri tre decidevano di sottoporgli – e basta. Lo ha detto più volte lo stesso George: i romanzi sono i romanzi, la serie televisiva è la serie televisiva, e lui ha il pieno controllo solo sui primi. La serie è nelle mani di Benioff e Weiss, che possono decidere liberamente se ascoltare o no i suoi suggerimenti.

Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di SpadePassiamo alle righe successive. Quanti elogi ci sono rivolti a Martin e alla sua saga in una manciata di parole? “Mescolando sapientemente”, “padroneggia in modo ineccepibile”, “ci ha stregati con le parole” “ha evocato immagini potenti, uniche”, “la maestria dei narratori più geniali”, “Un perfetto equilibrio”. Perfino io che adoro Martin ho iniziato ad avere la nausea per eccesso di dolcezza. Magari qualche espressione in meno avrebbe reso il concetto ugualmente comprensibile ma meno sdolcinato e pesante. E cosa vuol dire “Ci ha raccontato nel dettaglio una grande storia come se fosse un film”? Non ho problemi a capire il significato delle singole parole, ciò che mi lascia perplessa è l’intera frase. Le grandi storie possono essere solo film? Complimenti alla capacità di scrittura di Martin ce n’erano già a sufficienza senza una frase che sembra inserita solo per allungare il brodo.

Troppe altre volte ho avuto analoghe perplessità, solo non ho voglia di rileggere il libro per citarle. Preferisco usare il mio tempo in altri modi.

Il Trono di spade è talmente ricco da rifiutare di farsi rinchiudere in un solo libro. Ha una struttura stratificata che offre al pubblico diversi livelli di lettura. Possiamo goderci una saga fantasy con draghi e cavalieri, possiamo scavare in profondità per trovare rimandi a tematiche e valori universali, possiamo cogliere i messaggi dell’autore su politica, religione, potere e molti altri argomenti. Ogni personaggio è complesso, studiato per evolversi di fronte ai nostri occhi e per colpirci – nel bene e nel male – con le sue parole e azioni. (pag. 9)

Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di SpadeE ogni passaggio di Il mondo de Il Trono di Spade a me sembra ridondante. Cominciamo con l’imprecisione. “Il Trono di spade è talmente ricco da rifiutare di farsi rinchiudere in un solo libro.” Peccato che Il Trono di Spade non sia un libro ma una serie televisiva. I romanzi sono Le Cronache del ghiaccio e del fuoco, quella sì è una saga troppo lunga per essere racchiusa in un solo libro. Sto cavillando? Secondo me no, quando leggo un’analisi di un’opera voglio un approfondimento che me la faccia capire meglio, non una serie di approssimazioni.

Le cronache del ghiaccio e del fuoco non sono un solo libro ma una serie di libri. Bene. Ne prendo atto ma non ne sono sconvolta, molta fantasy è così. È il genere stesso a richiedere molte pagine quando non si tratta di un semplice racconto d’avventura. Faccio un paio di esempi.

Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di SpadeQuando Caio Giulio Cesare piange davanti alla statua di Alessandro Magno perché a 33 anni il Macedone aveva compiuto imprese straordinarie mentre lui è decisamente indietro nel cursus honorum non abbiamo bisogno di spiegazioni. Se in un romanzo ci viene narrata questa scena noi sappiamo perfettamente chi erano Alessandro Magno e Cesare e conosciamo la cultura greca e romana. Non servono spiegazioni. L’autore le può dare se ritiene che servano alla sua storia, ma è una scelta sua. Quando Viserys inveisce contro l’Usurpatore, o Robert Baratheon esprime tutto il suo odio nei confronti dei Targaryen, noi non sappiamo nulla della guerra che ha portato Robert sul trono. Per capire gli eventi attuali Martin ci deve spiegare cosa è avvenuto in passato, e per farlo servono tempo e pagine. Sappiamo chi erano i Celti, ma se vogliamo capire perché Arianne Martell sostiene Myrcella contro Tommen Martin ci deve spiegare almeno gli elementi fondamentali della storia e della cultura di Dorne. L’avventura, uno hobbit e un gruppo di nani che vanno a cercare di riconquistare il tesoro che un drago ha sottratto ai nani molto tempo prima, può essere contenuta in poche pagine, anche se poi pure Lo Hobbit ha tutta una serie di legami con il mondo creato da J.R.R. Tolkien che la rendono qualcosa di più vasto di una semplice avventura. Pure il mondo di Tolkien è complesso, ma se ci vogliamo limitare alla storia di Bilbo, Thorin e compagni possiamo farlo e goderci un bellissimo romanzo. Però è una storia limitata, se vogliamo spaziare su tutto un mondo e una gran quantità di personaggi le pagine che servono sono tante. La Ruota del Tempo di Robert Jordan si espande su parecchi libri, così come La caduta di Malazan di Steven Erikson. Brandon Sanderson con Le cronache della folgoluce, altra saga lunghissima, presenta pure una flora molto particolare e che deve essere spiegata. Avrei trovato più sensata una spiegazione del perché il fantasy richiede tanto spazio piuttosto che una semplice citazione del fatto che Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono lunghe senza un minimo di analisi, sia perché la saga di Martin in questo non è unica all’interno di un genere strutturato in modo molto diverso sia perché, a differenza di quanto sembra presupporre la Poli, la lunghezza non è sinonimo di profondità. Se non avete mai letto Il mondo incantato di Bruno Bettelheim provate a farlo, scoprirete che le fiabe, che sono testi piuttosto brevi, hanno una profondità notevole.

Citazioni sparse, anche perché non ho preso appunti durante la lettura e non ho voglia di rileggere l’intero libro.

Con la sua spavalderia, la sua arroganza bonaria e la sua fama di guerriero indomito, Daario conquista il cuore di Daenerys e il favore del pubblico. A dimostrazione del fatto che se l’ideale alla base del «tradimento» è più alto, la regola che ne prevede la punizione consente le eccezioni. Alle regole morali de Il Trono di Spade non si sfugge, ma sono previste scappatoie dettate dalle intenzioni di chi le infrange. Daario tradisce e uccide i suoi compagni mercenari per servire la regina che libera gli schiavi: la difesa della libertà, evidentemente, è più importante del tradimento ai danni di qualche mercenario. (pagine 96-97)

Michiel Huisman nei panni di Dario NaharisMartin ha dichiaratamente narrato una storia in cui a ogni azione seguono delle sue conseguenze. Alcune sono piacevoli, altre no, alcune sono state previste da chi ha compiuto l’azione, altre no. Non è un discorso di morale, è un discorso di conseguenze. La Poli però ha deciso di vedere una morale anche dove non c’è e allora tira la storia nella direzione che le fa più comodo e dona al gesto di Daario una morale totalmente assente. Daario non vuole difendere la libertà, vuole semplicemente aumentare il suo potere e quindi tradisce i suoi soci per rimanere l’unico comandante dei Secondi Figli. Magari si è anche perso una cotta per Daenerys, non entriamo mai nella sua testa e quindi è impossibile dire quante delle sue azioni siano legate ai sentimenti e quante al calcolo razionale, così come è impossibile dire quando esattamente sia nato in lui il desiderio d’infilarsi nel letto di Daenerys. Potrebbe essere stata infatuazione a prima vista, potrebbe essere tutt’ora calcolo politico perché lei è un sovrano decisamente potente e lui un semplice comandante di mercenari, o potrebbe essere nato come calcolo politico ed essere diventato infatuazione. La libertà degli schiavi non ha nulla a che vedere con le azioni di Daario, che si limita a prendere atto delle decisioni di Daenerys, a ubbidire ai suoi ordini e a infilarsi nel suo letto. E questo non è l’unico discorso morale arbitrariamente portato avanti dalla Poli.

la morale nel mondo medievale di Westeros è relativa. Soprattutto se si tradisce una norma così importante per una questione di poco conto, come le nozze andate a monte. (pag. 120)

Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di SpadeLa norma importante, all’interno del discorso della Poli discorso, è il rispetto delle leggi dell’ospitalità, che indubbiamente erano sacre anche se pure nella nostra storia sono state disattese più volte. Tanto per citare un episodio, la notte del 31 dicembre del 1502 Cesare Borgia fece strangolare due condottieri suoi rivali che avevano congiurato contro di lui, Vitellozzo Vitelli e Oliverotto da Fermo, dopo averli invitati a un banchetto di pace. Però le nozze andate a monte non sono un episodio di poco conto. I nobili si sposavano per motivi dinastici, per unire casate diverse e per siglare trattati di pace. Se le nozze vanno a monte pure il trattato di pace va a monte. Robb è stato troppo ingenuo a fidarsi di un personaggio notoriamente infido, evidentemente aveva troppo senso dell’onore per pensare che qualcuno potesse tradire come poi ha fatto Walder Frey, anche a costo d’ignorare segnali d’allarme come il comportamento di Vento Grigio. Le Nozze Rosse fanno orrore perché sono cruente, perché colgono quasi tutti di sorpresa e perché le vittime sono personaggi amati da lettori e spettatori, ma come ben sapeva Catelyn l’infrazione di Robb non era qualcosa di poco conto.

Molte case della saga sono associate a un animale attraverso gli stemmi, per sottolineare il legame con la natura, che ne Il Trono di Spade ha il potere più grande sulla vita e sulla morte. (pag. 188)

Che Martin abbia scelto determinati animali per il loro valore simbolico è un conto, dire che gli stemmi sottolineano “il legame con la natura, che ne Il Trono di Spade ha il potere più grande sulla vita e sulla morte” equivale a vendere aria fritta. Mai visto questo legame con la natura così importante da determinare le azioni e il destino dei personaggi, con l’eccezione della trama di Bran. Quanto agli animali araldici, non sono un’invenzione di Martin visto che erano ben presenti anche sugli stemmi dei nobili del nostro Medioevo.

Questo discorso vale in particolare per la mela. Il cristianesimo l’ha resa il simbolo per eccellenza della tentazione, il frutto proibito che fa cacciare Adamo ed Eva dall’Eden con le conseguenze che ben conosciamo.

Ne Il Trono di Spade rappresenta le scelte importanti, i desideri da combattere, le situazioni che mettono alla prova i personaggi e li chiamano a decidere quale strada intraprendere. Lo dice anche Jon Snow nel quinto romanzo, quando Hal il Peloso spiega una donna dei Bruti, che chiede di avere più cibo: «puoi avere una mela o una cipolla, ma non tutt’e due. Devi scegliere» (pag. 196).

Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di SpadeUn’unica mela su cui deve prendere una decisione un anonimo personaggio minore diventa secondo la Poli il simbolo delle decisioni in tutta la saga. Davvero un bell’esercizio nello stiracchiare il materiale di base per giungere alla conclusione desiderata dall’autrice. E perché non potrebbe essere un simbolo delle decisioni la spada, visto che Arya deve decidere se conservare Ago o no? La pesca che Renly offre a Stannis? Il calice che mastro Cressen offre a Melisandre e che lei gli suggerisce di accantonare? Il fuoco in cui muore Mirri Maz Duur e che dà vita ai draghi? Quella mela viene vista dai lettori e subito dimenticata perché è un elemento di contorno, non la storia. La pesca di Renly è molto più importante, tanto è vero che in seguito Stannis non riesce a togliersela dalla testa, ma visto che la tradizione cristiana parla di una mela la Poli ha deciso in modo del tutto arbitrario che si tratta di un elemento importante. Davvero un ottimo modo di procedere.

E non so a voi, ma in tempi decisamente più recenti a me la cometa di Halley ha portato una sfortuna pazzesca… (pag. 201)

Grazie, no. Questo è un commento da blog. Anch’io di tanto in tanto vi parlo di me, del mio lavoro o della mia famiglia, ma sto scrivendo su un blog. Su librolandia posso prendermi determinate libertà che non mi sono mai sognata di prendermi su www.fantasymagazine.it, che è una testata registrata. Dove si scrive è importante, e in un saggio mi aspetto approfondimenti seri, non battute da blog.

Anche Arya Stark è molto diversa dal suo corrispettivo televisivo. Nei romanzi è brutta, tanto per cominciare. Non c’è altra parola per definirla. (pag. 218)

Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di SpadeQualcosa mi dice che quando ha letto i romanzi Chiara Poli non dovesse essere molto attenta. Cita il soprannome Bitorzolo, datole dai ragazzi che si incamminano vesto nord con Yoren, ma trascura il fatto che Arya ha vissuto per un certo periodo nelle strade, è affamata, sporca e sconvolta dalla morte del parte, e i suoi capelli sono stati malamente tagliati per nascondere il fatto che è una femmina (Il regno dei lupi, pag. 38). Faccia di cavallo invece glie lo dà Jeyne Poole, la migliore amica di Sansa, perché “Era invidiosa del fatto che esistesse almeno una cosa che Arya sapeva fare meglio di sua sorella: andare a cavallo” (Il trono di spade, pag. 82). E anche se Jeyne afferma che “«Quel nome l’avevo inventato io. La sua faccia era lunga e cavallina. La mia non lo è. Io ero graziosa»” (I fuochi di Valyria, pag, 215), hanno un peso maggiore le parole di Ned:

«A volte, Arya, in te io vedo lei. Addirittura le assomigli.»

«Lyanna era bella» disse Arya, sorpresa. Tutti lo dicevano. Mentre nessuno l’aveva mai detto di Arya.

«Lo era» confermò lord Eddard.” (Il trono di spade, pag. 249)

Lyanna era bella, e se Arya le somiglia deve essere bella anche lei. Se non glie lo dicono dev’essere perché nel confronto con Sansa, sempre ben curata ed elegante, e di una bellezza davvero notevole, la maschiaccia Arya usciva sconfitta. Ma non curarsi del proprio aspetto non significa essere brutta.

La prima stagione, composta da dieci episodi, è la più fedele alla storia originaria: corrisponde quasi perfettamente agli eventi narrati nel primo romanzo della saga di Martin. Ciononostante, a differenza del suo equivalente letterario, si apre con la sequenza nella quale i ranger dei Guardiani della Notte in missione al di là della Barriera si imbattono negli Estranei. (pag. 227)

E Il trono di spade, e in questo caso mi riferisco al romanzo, come inizia?

Sophie Turner, l’attrice che dà il volto a Sansa Stark, ha adottato Zunni, che nella serie è il suo meta-lupo Lady. Tanto per creare continuità fra il set e la vita vera. (pag. 229)

Chiara Poli: Il mondo de Il Trono di SpadeSì, certo, la Turner ha adottato Zunni solo per calarsi meglio nella parte. La profondità di questo saggio non cessa di stupirmi. Peccato solo che non abbia visto nulla di quel viaggio intrigante e ricco di curiosità promesso dal risvolto di copertina.

Se volete conoscere meglio la saga comprate Il mondo del Trono di Spade. Dietro le quinte della serie HBO di Bryan Cogman o La filosofia del «Trono di spade». Etica, politica, metafisica curato da Henry Jacoby, sono tutta un’altra cosa.



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