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Chloe – sesso a tre… anzi a quattro

Creato il 03 agosto 2010 da Soloparolesparse

Prima di tutto è il caso di dire che Amanda Seyfried nuda è uno spettacolo degno di essere goduto, come del resto avevamo avuto modo di intuire, anche se quel suo volto è decisamente particolare per essere definito bello.

E questo lo scopriamo nei primi miuti di Chloe.
Poi per fortuna nel film di Atom Egoyan c’è anche altro, seppur non tantissimo.

Catherine è una donna che sta affrontando in pieno la crisi di mezza età.
Si convince che il marito (professore sempre a contatto con giovani studentesse) la tradisce e soprattutto non riesce a recuperare un difficile rapporto con il figlio, col quale ormai parla raramente.

Per provare a smascherare i tradimenti del marito paga la bella Chloe, prostituta d’alto borgo, perchè provi a stuzzicarlo.
La situazione le sfugge di mano e spinge sempre più in là la ragazza, facendosi poi raccontare nei dettagli gli incontri tra i due (e per dettagli si intendono anche i dettagli più espliciti dei rapporti sessuali).
Questo giochino comincia ad eccitarla ed il tentativo di smascheramento si trasforma in un giochino erotico tra le due donne, che finiscono a loro volta per fare sesso.

Se non siete soddisfatti del triangolo amoroso sappiate che Chloe riesce infine a conquistare anche il figlio della coppia (quando si dice: farsi una famiglia!).

Chloe è un discreto dramma, con alcune situazioni di tensione ben riuscite e molto ben interpetato dal trittico dei protagonisti.
Julianne Moore è intensa e credibile, Amanda Seyfried sensuale e vagamente folle, Liam Neeson impassibile come al solito ed esageratamente discreto.

Chloe – sesso a tre… anzi a quattro

Egoyan non ci regala certo un capolavoro ma riesce a creare un climo teso e a tenere alta l’attenzione, perchè fin dall’apparizione di Chloe si intuisce che c’è qualcosa dietro.
Solo che questo non-detto finisce per rendere poco sorprendente quello che dovrebbe essere il colpo a sorpresa finale, che non vi svelo ma che si può facilmente immaginare con buon anticipo (più che buono, diciamo).

Funziona meglio la seconda sorpresa che caratterizza il finale, solo che nemmeno questa aggiunge o toglie niente al film.

Di buono rimane la confusione del personaggio della Moore, incastrato tra l’amore per il marito, la passione per la giovane ragazza e la difficoltà a comprendere il figlio.
Trittico di emozioni che la porterà sempre più a fondo al punto da trovare poi molto difficilmente una maniera per riemergere.

E di buono c’è anche la scena lesbica tra Amanda Seyfried e Julianne Moore, decisamente più elegante, credibile ed eccitante della precedente esperienza simile della bionda protagonista.

Giudizio sintetico: buon dramma ma da Egoyan era lecito attendersi qualche cosa di più.


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