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Cinderella balla lo swing tra le macerie, e il sogno realtà diverrà

Creato il 16 giugno 2011 da Naimasco78

Cinderella balla lo swing tra le macerie, e il sogno realtà diverràEffettivamente, un soldato che torna dalla guerra deve fare lo stesso effetto di un principe azzurro, bello, luminoso e sorridente, in divisa, un po’ malconcio, ma pur sempre eroe sopravvissuto. Una Londra degli anni ’40 distrutta dai bombardamenti, ancora più tetra del solito quindi, polverosa, minacciosa, fumogena e tombale, non poteva certo ospitare una Cinderella in versione colf ancora in cerca del principesco baldanzoso sul cavallo bianco, no, va bene che le favole non hanno età ma c’è un limite a tutto. Matthew Bourne torna quindi a farci sognare ma stavolta il lieto fine è molto più vicino alle nostre vite di quanto possa essere stata la versione di Perrault o dei fratelli Grimm; la guerra, la paura, la speranza di poter rivedere, un giorno, la persona amata, gli amori consumati tra una corsa al rifugio e un’altra, gli abbracci rubati senza farsi vedere dalle truppe nemiche. Cinderella balla lo swing tra le macerie, e il sogno realtà diverràGli amori nati durante la guerra hanno sempre un qualcosa di estremamente romantico, forse perchè ne intuiamo la sofferenza, le difficoltà e Bourne, da vero genio, non poteva scegliere epoca più adatta per ambientarvi il suo Cinderella, dove la matrigna è un’ubriacona che negli anni del proibizionismo si fa portare le bottiglie di gin di nascosto; le sorellastre non sono poi così racchie e nemmeno così perfide, anzi, a perfidia vengono battute dai fratellastri, inclini ai dispetti nei confronti della povera Cenerentola, che non può far altro che trovare affetto e conforto tra le braccia del patrigno reduce di guerra, costretto a sua volta alla sedia a rotelle. Sono loro gli unici due a non essere invitati alla festa, non un pomposo ricevimento a palazzo ma un party semiclandestino in  locale di dubbia fama, pieno di fumo, soldati e belle ragazze che ballano freneticamente, al ritmo (sembra) dello swing, ma che in realtà è liberamente adattato alla straordinaria partitura di Sergej Prokof’ev, composta, tra l’altro, proprio in quegli anni, tra il 1940 e il 1944. Cinderella balla lo swing tra le macerie, e il sogno realtà diverràE’ incredibile l’effetto che fa vedere i ballerini esibirsi nei balli tipici dell’epoca ma che però, in realtà, hanno come base le sinfonie di Prokof’ev, incredibile ma forse, voluto dallo stesso compositore, in fondo, che con una certa lungimiranza a sua volta è probabile che si fosse già immaginato una Cenerentola charlestoneggiante che anzichè essere accompagnata al ballo da una sontuosa carrozza rosa viene invece caricata su un sidecar bianco stile Sanlio e Ollio. A proposito, non vi ho ancora parlato della fatina, artefice nella nota favola di tutto l’ambaradan di trasformazioni che portano poi al lieto fine che tutti conosciamo: per Matthew Bourne la fatina è in realtà un fatone tutto muscoli biondo ossigenato, a metà strada tra un personaggio di Dark Angel e una rivisitazione di Spike di Buffy l’Ammazzavampiri, un uomo quindi, a coronare il sogno di Cenerentola, un po’ heavy metal, ma in linea con il punto di vista di Bourne, tra l’altro già reso noto con la sua versione tutta al maschile del Lago dei Cigni. La ricostruzione anche attraverso i costumi ha avuto il suo peso nella riuscita di questo balletto come sicuramente anche la scenografia, suggestiva e non troppo invasiva, secondo il mio punto di vista, ma viva soprattutto nel momento in cui tutto crolla e sembra voler creare un implosione nella città, cercando quindi di far scomparire tutto, i sentmenti, le emozioni, come in un sogno, come se non fossero mai esistiti. Ma l’amore, ancora una volta vince su tutto, e ci commuove fino alle lacrime nel gran finale alla stazione, dove alcuni, mogli e soldati, si ritrovano, dopo una lunga separazione, e altri invece, si salutano con un arrivederci pieno di speranze o con un addio scaramantico. Loro, Cenerentola e il suo soldato, fortunatamente appartengono alla prima categoria, e come in uno dei tanti film dell’epoca citati continuamente dallo stesso Bourne nello spettacolo, la stazione diventa scenario di questo sogno, finalmente divenuto realtà.



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