Cloud Atlas – L’Atlante cinematografico si fonde con quello della Vita

Creato il 10 gennaio 2013 da Poison78 @poison78

USCITA CINEMA: 10/01/2013
GENERE: Drammatico, Fantascienza, Giallo
REGIA: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
SCENEGGIATURA: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
ATTORI: Tom Hanks, Hugo Weaving, Ben Whishaw, Halle Berry, Jim Sturgess, Susan Sarandon, Hugh Grant,  Doona Bae, Alistair Petrie.
FOTOGRAFIA: Frank Griebe, John Toll
MONTAGGIO: Alexander Berner
MUSICHE: Reinhold Heil, Johnny Klimek, Tom Tykwer
PRODUZIONE: A Company Filmproduktionsgesellschaft, Anarchos Pictures, Ascension Pictures, Five Drops, Media Asia Group, X-Filme Creative Pool
DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures
PAESE: Germania, Hong Kong, Singapore, USA 2012
DURATA: 164 Min
FORMATO: Colore
Sito Ufficiale
Sito Italiano

Trama:

Dagli acclamati registi Lana Wachowski, Tom Tykwer e Andy Wachowski, il potente e ispirato film epico “Cloud Atlas” esplora il modo in cui le azioni e gli effetti delle vite degli individui impattano gli uni con le altre, attraverso il passato, il presente e il futuro.
Azione, mistero e amore si intrecciano nelle pieghe della storia così come l’anima di un assassino si tramuta in quella di un eroe, e un unico atto di gentilezza si propaga attraverso i secoli per ispirare una rivoluzione in un lontano futuro.

Commento:

Si sono consumate proprio in queste ore le nomination per i prossimi Oscar e con mia grande sorpresa questo film non è rientrato in nessuna delle possibili premiazioni. Sorvolando in questa sede sulla ormai inutilità di questi premi, sempre più destinati ad uso e consumo di strategie pubblicitarie, è un vero mistero che questa nuova opera dei fratelli Lana e Andy Wachowski, oltre che del regista Tom Tykwer (Lola Corre), sia stata completamente boicottata dagli Academy.

Sarà per molti aspetti la pellicola più chiacchiera di questo inizio di stagione cinematografico. Un film di denuncia travestito da Kolossal fantascientifico assolutamente appagate anche se a prima vista di non facile assimilazione. Ci saranno sicuramente per alcuni grandi difficoltà nel seguire questa storia costruita su più percorsi narrativi che si intrecciano e si intersecano tra loro come un lungo tragitto legato da piccoli riferimenti nascosti tra le immagini di quella che è a tutti gli effetti, un imponente epopea drammatica.

Adattamento dell’ omonimo romanzo di David Mitchell, edito da noi da Frassinelli, vede sei storie che si differenziano per stile, genere e ambientazione con elementi che legano inseparabilmente i protagonisti di ogni storia. La pellicola riporta alla mente dello spettatore temi ricorrenti della recente cinematografia che spaziano dalla reincarnazione al destino, passando attraverso il concetto di Karma e di amore fino ad arrivare ad argomenti e denunce come le discriminazioni, lo schiavismo, la libertà, l’inquinamento ambientale, il potere e l’avidità. Tutti sentimenti e aspetti importanti della nostra storia ancora oggi purtroppo attuali. Non un solo tema quindi ad attraversare un racconto complesso nell’approccio ma mai veramente complicato se si presta attenzione. Un lunghissimo e appagante viaggio che attraversa passato, presente e futuro legati da un montaggio serratissimo veramente ben realizzato che non annoia ma che anzi esalta la ricerca dei legittimi frammenti per la soluzione di questo intricatissimo puzzle.

Non lasciatevi spaventare dai suoi 170 minuti circa di durata. Sembra che ormai la nostra generazione non abbia più tempo neanche per passare 3 ore seduta in pieno relax su di una comoda poltrona in un multisala. E’ tutto perfettamente costruito per azionare il vostro intelletto sempre che ci sia la voglia di perdere altro tempo per quello che si è appena visto.

Come già precedentemente detto “Cloud Atlas” si compone di sei storie differenti, ambientate in epoche diverse, con eventi legati tra loro da continui rimandi e citazioni. La struttura narrativa è marcata da continui passaggi tra passato e futuro legati da un comune denominatore, la reincarnazione. Difatti la pellicola, pur cambiano storie e personaggi, vede protagonisti sempre gli stessi attori mutati nell’aspetto e spesso resi irriconoscibili alle prime inquadrature. Un riuscitissimo lavoro di make-up da meritare quanto meno una nomination ai prossimi Oscar. Il tema centrale riflette il concetto karmico per cui le azioni e le conseguenze di esse si intrecciano attraverso il passato, il presente e il futuro in una sola lunga vita che non appartiene solo a noi (individuo unico) ma è nostra (una serie di noi separati in diverse epoche). E’ così che un atto di gentilezza può trasformare un assassino in un salvatore in un prossimo futuro. Tutto è collegato. Le sei storie si fondono in una sola trama grazie alle azioni che si ripercuotono nelle epoche.

“La nostra vita non ci appartiene. Dal grembo materno alla tomba, siamo legati agli altri. Passati e presenti. E da ogni crimine, e da ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro”. - Sonmi-451, 2144

Confusi?? Cercherò ora di fare un po’ di ordine tra le storie in modo di dare una linea guida interpretativa all’intero percorso narrativo. La storia prende forma nel 1839 in un viaggio di ritorno dalle isole del Pacifico di un giovane ricco avvocato alle prese con un clandestino di pelle nera (discriminazione razziale). Nell’ambientazione Belga nei pressi di Brugge continua la narrazione mostrando la vita di un giovane compositore bisessuale, in un 1936 in cui la discriminazioni sessuale è forte. Il racconto prosegue nel 1972 dove un giovane giornalista è alle prese con un misterioso caso, a questo punto la pellicola assume delle sfumature noir e punta il dito su i poteri delle multinazionali. Arriviamo così ai giorni nostri (2012) in cui viene narrata la spassosissima vicenda di un anziano editore in fuga da un centro di riposo. Il tema in questo caso diventa l’indifferenza e la brutalità con cui si abbandonano gli anziani in ambienti deprimenti come le case di riposo in attesa della loro morte. Compiamo così un incredibile balzo in avanti di 132 anni. E’ il 2144 ci troviamo nella nuova Seoul (Corea del Sud). Delle giovani cloni femminili vengono usate come schiave, mentre la dittatura sfrutta gli essere umani con il solo scopo di portare avanti il sistema. Questa storia ripercorre il dramma di tutti i totalitarismi del nostro tempo, e di tutte le epoche, che sfruttano il sistema per l’appagamento e ricchezza personale di pochi. Arriviamo così infine in uno scenario primitivo del 2321 sono passati ben 177 anni e la terra è ridotta alla stregua di un conflitto post-apocalittico, le credenze religiose influenza profondamente le vite dei sopravvissuti.

Ad una prima visione in lingua italiana, la pellicola mi ha lasciato dentro una serie enormi di punti interrogativi. Il film mi era piaciuto, ma molte parti mi sembravano sconnesse. Il disastroso doppiaggio italiano, proprio non mi aveva aiutato nella mia ricerca di empatia con la pellicola e non mi ero completamente avvolto tra le spire di essa. Alcuni punti mi sembravo pesanti e non perfettamente riusciti. Forte della voglia di rivedere subito il film in lingua originale a soli due giorni dalla prima visione tutto è diventato più chiaro. I genitori di “Matrix”, assistiti da un bravissimo artista come Tykwer che ha curato anche parte della colonna sonora, hanno fatto centro. Il film è un incredibile collage di idee di generi e situazioni ancora una volta depredate con classe da ogni possibile fonte. Impara l’arte e mettila da parte. In ogni opera c’è sempre del già visto ma è il risultato finale che fa la differenza. Cloud Atlas è un opera coraggiosa, originale nel voler osare oltre il possibile. Un film di genere lungo come un Kolossal di altri tempi, sa suscitare una lunga riflessione. E’ il cinema che crea stupore nell’unire i punti di contatto mentre ci si meraviglia per il risultato ottenuto.

Visionario, può sicuramente spiazzare ma anche catturare il cuore di chi saprà certamente ascoltare.

Concludo spendendo due parole sulla parte tecnica di pregevole livello. Buone tutte le interpretazioni del cast, ho apprezzato su tutte particolarmente quella dell’attrice coreana Bae Doona (Sonmi-451) già ampiamente ammirata in “The Host”. Ottimo il montaggio così come la sceneggiatura che pur con qualche forzatura, svolgono perfettamente il loro dovere considerando anche l’ampio respiro dell’opera. Visivamente splendido. Non un capolavoro ma qualcosa di molto vicino a quello che modestamente considero arte cinematografica.

Pro.

  • Visionario e Visivamente splendido.
  • Un film di denuncia appagante.
  • Tecnicamente Vincente.
  • Montaggio e sceneggiatura vincenti.

Contro.

  • Per tanti il troppo stroppia.
  • Qualche forzatura.
  • Doppiaggio Italiano orripilante.


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