Come si origina un terremoto?

Creato il 08 giugno 2012 da Giornalismo2012 @Giornalismo2012

-Di Karima Al Zeer

Immaginate un’asse di legno che viene compressa ai due estremi.
Inizialmente si flette accumulando energia, poi, all’improvviso si spezza e le due parti iniziano a vibrare.

Bene, possiamo paragonare questo esempio a ciò che succede quando avviene un terremoto.
Difatti i terremoti (o sismi) sono vibrazioni del suolo che avvengono quando le masse rocciose, sotto l’azione di forze che agiscono in profondità, si spezzano liberando l’energia che hanno accumulato nel tempo.

Il punto (anche se è meglio parlare di piccola area), in profondità, dove avviene la rottura delle masse rocciose, è detto ipocentro (o fuoco), da cui si irradia l’energia in ogni direzione sotto forma di onde elastiche. Il punto situato in superficie sulla verticale dell’ipocentro è detto epicentro, è l’area che per prima avverte le scosse e quella in cui queste hanno la maggior intensità.

Dopo la rottura delle rocce, giungono in superficie due tipi di onde: le onde P e le onde S, che provocano le scosse sussultorie. Da esse si originano le onde L, che provocano le scosse ondulatorie. L’insieme di questi fenomeni e delle loro conseguenze costituisce il terremoto.

L’ipocentro è di solito dislocato lungo una faglia, una zona di rottura crostale, linea di minor resistenza, lungo la quale le masse rocciose sono sottoposte a compressioni o distensioni fino al loro linite di rottura, con liberazione dell’energia accumulata e spostamento reciproco dei due lembi di roccia a contatto. Di solito le faglie sono profonde e talora sono visibili in superficie.

Le forze di compressione o di distensione che originano le faglie e le tensioni cui sono sottoposte le rocce sono collegate ai movimenti delle placche litosferiche, e quindi i terremoti sono soprattutto localizzati lungo i loro margini.
Si distinguono: sismi di margini divergenti, sismi di margini convergenti (di due tipi: di subduzione e di collisione), sismi di margini trascorrenti.

Tabella riassuntiva:

Di divergenza

Di Subduzione

Di collisione

Di trascorrenza

Localizzazione

Oceanici, lungo le dorsali

Costieri, lungo le fosse, gli archi insulari, le catene montuose costiere

Continentali, lungo le catene
montuose interne

Lungo le placche in movimento
opposto

Ipocentro

Superficiale

Profondo

Profondo e interno

Superficiale

Fenomeni collegati

Vulcanesimo di dorsale
Faglie trasformi

Vulcanesimo di subduzione
Maremoti, tsunami

Faglie profonde

Faglie superficiali

La forza di un terremoto può essere misurata in due modi: secondo gli effetti che provoca (studio macrosismico), secondo l’energia che libera (studio sismografico).

Il primo misura l’intensità di un terremoto, cioè si compie una valutazione qualitativa degli effetti che provoca. Nel passato era il metodo più usato per misurare i terremoti, si constatavano infatti i danni provocati dalle scosse, attraverso i dati raccolti dai tecnici sul terreno o descritti dalla popolazione mediante questionari appositi.
La scala più usata è quella ideata nel 1897 da Giuseppe Mercalli e rivista in seguito dai sismologi Cancani e Sieberg (nota infatti come scala MCS). Si compone di 12 gradi di intensità (si va dalla scossa impercettibile a quella totalmente catastrofica).

Questo tipo di valutazione dell’intensità del terremoto ha permesso di catalogare e interpretare terremoti avvenuti anche nel passato, utilizzando le descrizioni riportate dalle cronache dell’epoca. I sismologi hanno così potuto elaborare le carte della sismicità di una regione o di uno stato, il cui territorio viene suddiviso in aree secondo la pericolosità dei sismi avvenuti.

Lo studio sismografico, invece, classifica i terremoti in base all’ampiezza delle oscillazioni sismografiche. Nel 1935, infatti, Charles Richter mise a punto questo tipo di misurazione, tale da esprimere la magnitudo di un terremoto, cioè l’energia effettivamente liberata dalle scosse sismiche: tale scala è detta scala Richter ed è ampiamente utilizzata.
Se la Magnitudo è minore di 2,5 non viene percepito dalle persone; tra 2,5 e 5,4 i danni sono limitati; tra 5,5 e 6 vi sono danni modesti alle strutture; tra 6,1 e 6,9 è distruttivo nelle regioni popolose; tra 7 e 7,9 i danni sono gravissimi e se è maggiore di 8 si ha la distruzione totale.

Per quanto riguarda l’Italia, sappiamo che è un paese ad elevata pericolosità sismica. Vengono, difatti, registrati più di 2000 terremoti l’anno.
Praticamente, tutta l’Italia peninsulare è ad elevata sismicità, in particolare l’intera dorsale appenninica, ma anche il Friuli, alcune zone della Lombardia e del Piemonte.

La causa di questa sismicità è legata al movimento di avvicinamento della grande placca africana verso quella europea, amplificato e complicato dalla frammentazione del bacino Mediterraneo in numerose micro-placche, tra cui quella adriatica e quella ionica, molto attiva, che originano molteplici faglie lungo tutta la penisola.

(Bibliografia: Campanaro/Vulcano, Itinerari tra le scienze della terra)


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