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Compagni laotiani

Creato il 13 agosto 2010 da Lalelakatia

COMPAGNI LAOTIANI

” Porca bestia! Eppure a qualcuno riusciremo a rifilarli! ”
Questa frase ci tormenta da troppo tempo ormai… Per essere piu’ precisi da dopo che siamo usciti dall’Equador dove la moneta nazionale, incredibile ma vero, è il dollaro. Ci era rimasto appunto un unico 20$, stropicciato e pieno di scritte che ora nessuno vuole! Abbiamo provato a cambiarli lungo tutto il tragitto verso la Cambogia, in banche, uffici di cambio ufficiali e non, abbiamo cercato di rifilarli a tutti maledettissimi tuk tuk, a negozi….ma niente! Ma… eppure non sembra falso! Arricceranno il naso solo perchè è vecchio e brutto? Che si guardassero prima le loro monete locali, c’è poco da arricciare il naso!
Ovviamente abbiamo tolto dal nostro elenco una certa categoria di gente che secondo il nostro canone valutativo non se lo meritava…sapete, in caso fosse falso appunto.
Cosi’, una volta arrivati al confine tra Cambogia e Laos, ci riproviamo. Quando sicuramente ci verra’ chiesta ” la tassa governativa di passaggio ” ovvero ” la mazzetta per i militari”, devo rigorosamente pagare con soldi stropicciati e non, senza fiatare, senza dir loro brutte parole e sotto minaccia dell’Ale, che mi guarda con occhi minacciosi, eseguo gli ordini. Dovete sapere che io ho due divieti assoluti da rispettere, non contrariare chi porta una divisa sopratutto se lavora in una frontiera e parlare con i guidatori di tuk tuk poichè la diplomazia non è il mio forte!
Alla fine anche i corrotti doganieri non vorranno il nostro maledettissimo 20$…” corrotti si, ma scemi no! ” avranno pensato. Ecco il Laos ci accoglie cosi’ mentre due bandiere svolazzano sulle nostre teste, una laotiana e l’altra del partito comunista!

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Nel tragitto conosciamo Dave un ragazzo in salute della Nuova Zelanda ed un’arzilla coppia formata da Helen dall’Irlanda e da Mario da Barcellona entrambe sessantenni che con il loro zaino in spalla non sembrano curarsi di tutte le scomodita’ incontrate, dei grandi direi! Tutti insieme saliamo su di un bus sgangherato, guidato da uno che sembra vedere un mezzo a motore per la prima volta in vita sua e dopo una corsa a ” scatti ” con noi che ciondolavamo avanti ed indietro, arriviamo all’imbarco per Don Det, piccola isola situata nell’ arcipelago di four thousand islands ovvero le 4000 isole sparpagliate nel bel mezzo del Mekong. Il caldo e l’umidita’ ci fanno impazzire ed io come sempre mi sento un po’ come a casa.
Prendiamo la barca, sempre con mio disappunto, ed una volta arrivati cerchiamo di orientarci per cercare una sistemazione. Alla fine, anche se è un po’ lontano dal centro, optiamo per i boungalow di mr. Phao, poichè veniamo subito rapiti dalla sua gentilezza. Come da manuale del buon viaggiatore, gli chiediamo subito di insegnarci alcune parole base in laotiano, come ciao, per favore, grazie…e mentre ripetiamo con lui, per l’Ale ci sono solo complimentei per la sua perfetta pronuncia, per me solo correzioni! Da quando siamo arrivati in Asia, quando lui pronuncia qualche parola nell’idioma del posto, i locali lo guardano con ammirazione. Mentre quando dico qualcosa io loro mi guardano con un punto di domanda stampato in volto…e che cazzo!! Il resto delle giornate le passiamo in totale relax, scorrazzando in bici tra le campagne piene di bufali a mollo nell’acqua e di bambini, a mollo pure loro, e visitando senza mai smettere di sudare tutto il resto dell’isola e le cascate del mekong, che in questo punto diventano particolarmente grandi.
La sera invece ci ritroviamo con i nostri nuovi amici e davanti ad un buon piatto cucinato da Mr Phao tiriamo tardi ridendo e discutendo di un sacco di cose…apprezziamo molto la loro compagnia soprattutto con Helen e Mario con i quali daremo inizio ad un nuovo ciclo di conoscenze ovvero ” della terza eta’ ” e la cosa non ci dispiace affatto, ai nostri occhi risulta il piu’ delle volte molto interessante e stimolante.

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mario e ellen

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dave

All’inizio, nel conoscere i laotiani siamo rimasti un poco spiazzati, sono molto diversi dai cambogiani, direi che sono piu’ pacati e molto piu’ chiusi, chissa’ forse è solo timidezza! Eravamo abituati a sentire urla di bambini che ci salutavamo, che ci correvano incontro per tempestarci di domande, ma qua pare che non funzioni cosi’, sono un po’ piu’ restii nell’approccio, ma noi comunque non ci perdiamo d’animo!
Nel frattempo passano quattro giorni e decidiamo di partire per Pakse, cittadina un po’ piu’ a nord e lo facciamo con un bus sgangheratissimo e pieno di gente, io addirittura ho rischiato di non partire perchè non c’erano piu’ posti (ovviamente avevano venduto piu’ biglietti del dovuto, ma qua a quanto pare è di routine). Arriviamo alla stazione di Pakse che è lontana km dal centro e ci dicono di scendere dal bus e di prendere un tuk tuk che ci portera’ alla nostra guest house…
” Cosaaaaa? Non ci penso nemmeno, io ho pagato gia’ il biglietto fino al centro!!” Ma visto il mio divieto mi limito a piantonarmi sul bus senza dire una parola…oddio…qualche parola l’ho detta, ma è meglio non riportarle, mentre l’Ale usa la sua tecnica all’italiana …sorriso e faccia di chi la sa lunga. Entrambe le tecniche funzionano e quindi veniamo accontentati, centro sia. Senza farlo apposta incontriamo nuovamente Dave, Helen e Mario, quindi diamo inizio al nostro solito rituale serale, con ottimi risultati direi. Nei giorni seguenti affittiamo una moto e decidiamo di farci un tour per i fatti nostri al Bolaven Plateau che consiste in un intinerario di due giorni alla scoperta di cascate e gente locale, ma noi soprattutto lo facciamo alla disperata ricerca di fresco, visto che il caldo e l’umidita’ fino ad ora sono stati insopportabili, ma facciamo un breve bilancio di questo ” rinomato tour ” consigliato da tutti:
1) Ci spariamo 300 km in due giorni, ovviamente tenendo conto dei vari errori nel trovare la strada giusta ( avevate dubbi? )
2) Le nostre chiappe hanno preso la forma di un cubo
3) Non ho visto queste grandi meraviglie tanto decantate….o forse siamo noi ad avere ormai il palato fino!
4) Il motorino come mezzo di trasporto non mi piace, non mi permette di attaccare la pezza ai locali come vorrei!

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questa era notevole

Una volta tornati siamo stanchi morti e affondiamo la nostra delusione in un’ ottima cena indiana ma l’incubo peggiore doveva ancora arrivare…Difatti durante la notte, mentre dormivamo belli spaparanzati con il ventilatore diligentemente puntato verso di noi, a qualche km di distanza da Pakse si scatena un temporale fortissimo, mandando in tilt la centrale elettrica…e di conseguenza ci svegliamo in un lago di sudore alla disperata ricerca di un pochino di brezza! Macchè, tutta la città era in preda al panico perchè senza elettricità gli amati ventilatori non funzionano e il cibo senza un frigorifero se la passa davvero male, la corrente tornera’ solo il giorno seguente!!
Il mattino dopo con il solito bus scassato che ha come velocita’ massima i 50 km orari proseguiamo verso nord e ci fermiamo a Savannakhet, una piccola cittadina dall’architettura decisamente coloniale, carina e tranquilla ma noi appreziamo solo a meta’…iniziamo ad essere seriamente stufi della temperatura cosi’ alta ormai da mesi e dal fatto che è molto tempo che non rimaniamo fissi in un posto per piu’ di una settimana, quindi prossima tappa Vientiane, la capitale.

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cani laotiani

la Katia


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