Concerto per l'Emilia (gli highlights).

Creato il 27 giugno 2012 da Ilariadot @Luna84

Poi, per carità, uno può avere i gusti che vuole. Però è comunque bello vedere l'Italia stringersi attorno ad un evento musicale. Raccontarlo agli amici. Dare ragione alla tivù di Stato di un servizio che, per una volta, riesce a essere pubblico davvero. Senza interruzioni pubblicitarie. Senza troppe polemiche. Senza nessuna pecca d'auto-promozione. Sì, il Concerto per l'Emilia m'è piaciuto davvero. Nonostante Frizzi e Paolo Belli. Per la realizzazione, oltre che per la Causa in sé. Per il ritmo incipiente. Per il filo conduttore di un accento familiare sotto a un Cielo di Bologna fiero più che mai. E per la scelta del repertorio, pure. Quello che ogni singolo artista, lontano dall'ultimo successo in rotazione, ha saputo rendere tematica a suo modo. Vasco, spiace dirlo, ma mi sa che mancando hai fatto una cagata delle tue.

Chè poi me n'ero sempre stupita, di quanto una sola regione a forma di triangolo rettangolo, più che quadrati di cateti e ipotenuse, sforni musicisti a go-go. Vederli lì, tutti assieme e tutti emozionati, m'ha ribadito un concetto che in fondo conoscevo giá da un po'.Amo quella terra come amo la musica. E, chissà, forse è proprio perchè sono intrecciate. Ad esempio, avete mai fatto caso a come la maggior parte dei cantanti italiani noti in Spagna siano al 100% emiliani? Laura Pausini. Nek. Raffaella Carrà. Zucchero. Toh, mettiamoci pure Cremonini, in qualità di voce dei LunaPop. Insomma, dovrà pur voler dire qualcosa. E poi il mio tocco di Penisola iberica son riuscita a scovarlo pure lì, tra le immagini del Dall'Ara che il digitale terrestre proponeva in audio un po' sfasato sullo schermo di casa mia. Stava tutto nel cajón con cui un tizio, sul fondo, accompagnava Carboni. Una finezza che solo pochi adepti al flamenco avranno probabilmente notato. Nel frattempo, se vi voste persi l'evento – o, semplicemente, voleste riviverlo in pillole – ve ne ricapitolo a seguire gli highlights. La serata l'ha aperta Zucchero, con in testa un cappello molto simile a quello che indossavo io ballando il Garrotín la sera prima. Solo bianco, e come conseguenza un po' meno Tio Pepe. La Caselli, dopo 42 anni di assenza dalle scene, ha pensato bene di presentarsi sul palco in vestaglia e pigiama. Peraltro con la stessa identica afonia di chi é stato appena scaraventato giú dal letto da una sveglia inopportuna. Ma canta con Guccini, perció la si perdona. Anzi, in realtá la si perdona proprio perché é la Caselli . E direi che é abbastanza, come motivazione. La Carrá , secondo mia madre, somiglia sempre piú ad Alaska in versione bionda. Mentre ancora ne rido, lascio a voi il compito di giudicare se sia vero .


Il mio personale premio alla miglior performance, ad ogni modo, va a Bersani. E anche quello per la miglior maglietta, a dire il vero. Impeccabili gli arrangiamenti di Chicco e Spillo: piú che una canzone, un film in note. Visivo come la scrittura dei migliori. E Giudizi Universali, prima. Emotiva come un pezzo di storia anche mia.

Sul podio anche Nek. Che, vabbé, con quella fascia blu attorno al braccio pareva si stesse misurando la pressione. Ma ha scelto tra tutti i suoi brani, i due che piú in assoluto hanno a che vedere con me. E li ha cantati pure molto bene. Cosí, se “Lascia che io sia” m'ha riportata al CostaPop di Málaga in quel non troppo lontano 2009, “e da qui” mi ha fatto ricordare quanto io ami la vita. Riportandomi al motivo principale per cui tutta quella gente stava lí.


Che poi, in effetti, l'aveva fatto poco prima anche Ligabue. L'accostamento tra “Il giorno di dolore che uno ha” e “Il meglio deve ancora venire” valeva da solo il messaggio di tutta la serata. Nonché la ragione per sorridere ancora. Cremonini, e pare scontato, m'é piaciuto pure lui. Ma d'altra parte é un altro con cui non riusciró mai ad essere del tutto obiettiva. Troppi ricordi, troppe storie, troppi tweet. Soprattutto, troppe sue canzoni nella mia personale colonna sonora. Perció al massimo vi potrei dire che sostituire “Amiamo l'Inghilterra” con “Amiamo la nostra terra” nel ritornello di Mondo é stata una scelta un po' ruffiana. Ma non sarebbe in nessun caso, a conti fatti, un commento negativo. Insomma. É piuttosto ovvio che, nelle circostanze, ci stava. Cremonini, giá. Cremonini che, con la Pausini, ha fatto anche un duetto, oltre che la rima. Assieme hanno omaggiato Dalla sulla mia pelle d'oca. E sarebbe pure stato uno dei momenti piú emotivi della serata, se il mio grado di disordine mentale non mi avesse restituito un solo pensiero. “Toh, guarda” , ho pensato vedendoli assieme, “due persone che conoscono Dani Martín sullo stesso palco, in Italia”. Dopo di che mi sono data al Mirto , perché obiettivamente non si puó mica essere cosí fissati!



Che in realtá sarebbe stato emotivo anche il momento Carboni, se lui non si fosse travestito da Vasco Rossi. Mia mamma che, una volta in piú, mi racconta di come ascoltasse i suoi album in loop mentre era incinta di me. Io che mi spiego la sensazione di relax estremo che mi conduce al coma profondo non appena ascolto la di lui voce. Mio padre che, in tutto questo, mette l'accento sulla quantitá di tortellini che, nel frattempo, deve indubbiamente essersi mangiato. E, sullo sfondo, il suddetto Cajón. Inutile: guardare certi eventi mediatici in famiglia puó decisamente essere epocale. 

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