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Concorsone scuola. Dove sono le donne?

Da Marypinagiuliaalessiafabiana

Sono un’insegnante precaria, molto precaria.
La folta schiera di insegnanti precari in questi giorni deve fare i conti con l’uscita del bando per il concorso con il quale si “vince” il ruolo.
Non entro in questa sede nel merito della necessità di questo concorso, necessità che io e la maggior parte del mondo precario della scuola non vediamo assolutamente, non entro nel merito dei costi esorbitanti che verranno spesi e che potrebbero essere meglio utilizzati, ad esempio per mettere in regola quei ruderi che sono oggi gli edifici scolastici, non entro in merito alla necessità di testare con quizzoni stile “chi vuol esser milionario” insegnanti plurilaureati, specializzati, con anni di insegnamento alle spalle, ma voglio entrare nel merito dei programmi di studio presentati dal ministero per prepararsi al concorsone!
Questi programmi rispecchiano alla perfezione quella che è l’attuale situazione italiana: l’assenza di donne!
I programmi che dovranno studiare i precari e le precarie, sì perché nella scuola siamo quasi tutte donne!, non prendono in alcuna considerazione gli studi di genere, la prospettiva dei gender studies, e la presenza femminile è praticamente nulla!

Questa situazione è stata denunciata da un gruppo di studiose di materie umanistiche e letterarie, insegnanti e docenti universitarie, che hanno fatto presente la grave mancanza al ministro Profumo con questa lettera.

Il ministro Profumo parla di modernità nella scuola, parla di un suo ringiovanimento.
A scuola niente più libri, solo Ipad! Poco importa se nella scuola compare un avviso che dice di non fare buchi con le penne sui muri perché c’è l’amianto! L’importante è essere al passo con i tempi!
Bene, i programmi ministeriali di preparazione al concorso sono quanto di più antiquato possa esistere! Si dimostra una ignoranza totale su tutto ciò che riguarda il genere come categoria d’indagine.

Sapete nel programma di filosofia quante filosofe vengono indicate tra quelle da studiare
per la preparazione al concorso? Nessuna.
Hannah Arendt? Chi è costei?! Simone Weil? No, non ce ne importa niente!

E di letteratura italiana? Quante poetesse, scrittrici bisogna studiare? Elsa Morante. Basta così!

E la storia? Oggi una didattica della storia che voglia essere moderna e completa, non può prescindere dalla prospettiva di genere, la storia delle donne è ormai un tassello fondamentale. Niente, nessun accenno! La storia è fatta dagli uomini, le donne non ne sono protagoniste, né nel viverla, né nel raccontarla.

E la linguistica? Ci sarà qualche riferimento al linguaggio sessuato? Figurarsi! Non mi hanno messo Alda Merini e Hannah Arendt, con il linguaggio sessuato pretendo veramente troppo!

Come si possono formare insegnati “moderni” con questi programmi? Come si può ignorare completamente il contributo che hanno dato le donne alla letteratura, alla filosofia, alla storia, alla scienza? Come si può pretendere di formare cittadine responsabili e attive se il sapere viene presentato come neutro e asessuato?!

Nella maggior parte dei paesi europei la prospettiva di genere è acquisita e consolidata nei programmi didattici e pedagogici, in Italia questo ritardo denuncia un sessismo dei sapere e una mancata volontà di promuovere modelli che siano al passo con i tempi e rispecchino i cambiamenti in atto.

Il Ministro Profumo non si vanti di portare merito e modernità all’interno delle scuole, perché la modernità non si porta con il tablet al posto del libro, o almeno non solo!
Una programmazione didattica di questo tipo che tra gli scrittori italiani da studiare enumera solo una donna ha qualcosa che non va!
Se anche l’insegnamento è sessista le donne continueranno ad essere marginalizzate!
Le nostre studentesse penseranno che il loro ruolo è limitato, che il loro apporto alla storia, alla letteratura è stato minimo, quasi inesistente! Ma non è così! Ed è importante che i nostri studenti e le nostre studentesse lo sappiano.
Non esiste un’unica prospettiva, non esiste solo il punto di vista maschile, il sapere non è neutro, il sapere è costruito dagli uomini e dalle donne!
Solo una scuola che rifiuta il sessismo dei saperi può veramente essere definita moderna, Signor Ministro, tutto il resto sono chiacchiere e retorica!



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