Nell'interessato disinteresse dei mezzi di informazione, oggi è successa una cosa molto grave per la nostra democrazia: il Senato ha approvato in terza lettura, a maggioranza assoluta, con 218 voti, il disegno di legge costituzionale che istituisce il comitato parlamentare per le riforme costituzionali, abrogando di fatto l'art. 138 e quindi rendendo possibile alla maggioranza delle "larghe complicità", al caudillo del Quirinale e a tutti gli spiriti piduisti che si agitano nel nostro paese, di modificare la Costituzione a loro piacimento, con un iter legislativo più semplice e veloce. Purtroppo per soli 4 voti è stata superata la soglia dei due terzi e quindi questa riforma costituzionale non potrà essere abrogata con un referendum.
Ringraziamo - nonostante le differenze politiche profonde, che rimangono intatte - chi ha votato contro, ossia i 58 senatori del Movimento Cinque stelle, della Lega nord e di Sel. Non sono bastati, almeno per non arrivare alla soglia dei 214, le astensioni dei "falchi" tra i servi di B. e soprattutto delle residue "anime belle" dell'ex-Pd, come Corradino Mineo. Stendiamo un velo sull'ipocrisia di quei senatori dell'ex-Pd, tra cui il bolognese Sergio Lo Giudice, che hanno votato sì, dichiarando che vigileranno sul lavoro della commissione; non potevamo aspettarci niente di meglio da questo partito di ignavi, che svende la propria storia e i propri residui valori nel nome della responsabilità. Denunciamo ancora una volta che chi dovrebbe, per ruolo istituzionale, essere il massimo garante della Costituzione, invece ne è diventato il massimo eversore.
Non è stato comunque inutile andare in piazza lo scorso 12 ottobre, almeno per testimoniare la nostra ferma contrarietà a questo colpo di stato strisciante che Napolitano e i suoi uomini stanno attuando contro le istituzioni democratiche; credo che adesso sia ancora più necessario vigilare e provare a costruire un soggetto politico che, prescindendo dall'ex-Pd - chiunque vinca il congresso - abbia come proprio riferimento i valori della democrazia e del lavoro.
