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Coreografia d’Arte Festival- Spazio Tadini: il 29 novembre alle 20.30 la compagnia OpificioTrame in scena con lo spettacolo ispirato alle opere dell’artista Francesca Magro

Creato il 13 novembre 2012 da Spaziotadini

gIOVEDì 29 NOVEMBRE ORE 20.30: sPETTACOLO

OpificioTrame|Federicapaola Capecchi & Francesca Magro

OpificioTrame di Federicapaola Capecchi, ideatrice del Festival Coreografia D’Arte insieme a Francesco Tadini

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 FEDERICAPAOLA CAPECCHI

Scrive Federicapaola Capecchi sul lavoro di Francesca Magro

 Corpo 2.0: Note di una coreografa.

I corpi…. Di Francesca Magro mi hanno sempre attirato i corpi. Corpi non corpi, parti elettroniche o meccaniche innestate sugli arti, o addirittura prolungamenti delle membra, della testa, del cervello; dissezioni, frammenti di corpo, scomposto, distorto, tagliato, a volte, luogo in rovina.
Guardando i suoi corpi predomina per me lo spazio, il vuoto, il pieno di un essere in lotta … per cosa? Per chi? Per quale corpo oggi? A che grado, a che punto di corpo siamo? Cosa può il corpo? Domande che sono parte integrante della mia ricerca da tempo, e che trovano uno stimolante enigma nelle opere di Francesca Magro. Motivo per cui alcuni suoi disegni sono ora il motore del processo creativo di un mio spettacolo di teatrodanza, inserito nel Festival Coreografia d’Arte.
Nelle sue opere vedo lo spazio e il corpo come luoghi di risonanza, dai quali traspaiono la bellezza e la crudeltà, che non sono per me distanti o scollegate, e le difficoltà che spesso hanno gli incontri inusuali, quelli che fanno intraprendere strade sconosciute e indicano modi nuovi di vedere le cose. Incontrare il corpo oggi… Francesca Magro sembra suggerirmi di approfondire anche ciò che Gille Deleuze titola, nella sua appassionata analisi di Spinoza, “Cosa può il corpo?”.
Tutta l’opera di Deleuze è attraversata da una tensione febbrile, e spesso si viene spiazzati dagli scarti fulminei di un pensiero che si spinge sempre oltre. Un oltre che, in diversa misura, è nei corpi della Magro, che sono corpi oltre il corpo, ma altrettanto corpi individuali: altresì corpi sociali e corpi politici. Al tempo stesso, mutanti verso un corpo nuovo. Oltre tutte queste forme. Il fascino dell’opera di Spinoza, e dell’analisi di Deleuze su di esso, in un’epoca come la nostra, inebetita dal governo politico delle passioni tristi, è la capacità di andare alla radice delle servitù che imprigionano le menti e i corpi. Per Spinoza e per Deleuze la conoscenza dei rapporti tra mente e corpo è pratica e pragmatica, in gioco vi è sempre un dialogo o una diatriba tra rapporti di potere, affetti e costruzioni o sovrastrutture sociali. Lo stesso nella Magro: in quel luogo in rovina o in mutazione che si fa carne e corpo, in gioco è l’uomo, la sua identità, l’essere, la società e le sue costruzioni o dispositivi di assoggettamento. A partire dai suoi corpi si potrebbe discutere di clonazione, eutanasia, ingegneria tissutale, neuroingegneria, di identità e di potere. Identità e potere? Non sono, tra l’altro, strettamente collegati? Tutti cardini portanti di un discorso umano col quale poter giocare all’infinito. Un continuo alternarsi e contrapporsi, dove l’unica posta in palio è la bellezza o la salvezza. Di cosa, di chi? È forse la vera domanda senza risposta. Dalle membra, a volte, escono liquidi, strisce di materiali non ben identificati dai colori accesi, se non fluorescenti, che “stagliano” uno spazio di confine, di conflitto, o di ri-generazione. È un problema politico quello che si innesca? L’identità di un corpo e la sua identità sociale, oggi, possono darsi solo attraverso un campo di battaglia? Ri-generando resti di persone? Braccia, gambe, occhi, budella? Vedo violenza e crudeltà in questo “oltre uomo” che si agita nelle mani di Francesca Magro, così come una prassi della potenza e della bellezza. Per tutto questo mi interessa come e quale corpo/uomo ne risulterà. Mi interessa che questi corpi non corpi, non carne, eppure così fortemente carne, sembrano essere la mediazione mancante. Quasi un urlo di rivendicazione dell’umanità -pur non avendo nulla di umano- dell’ineluttabilità di essere umani e fisici.
Il lavoro e la ricerca drammaturgica e coreografica che sto compiendo intorno ad alcune opere di Francesca Magro mi porta a trovare affinità, similitudine, identificazione e diversità, avversione, contrapposizione fra violenza e bellezza, fra arte e violenza. Tra bellezza e arte, dove la violenza rimane un suffisso. Un cerchio, una circonferenza dove arte e bellezza si inseguono, senza mai raggiungersi. O forse solo per un attimo, per poi ricominciare ad inseguirsi, violentemente. Un cerchio come una danza, al centro del quale c’è l’uomo. Il suo corpo. E la nuova identità che ne scaturirà.
C’è una strada, un sentiero. Di terra e sassi, polverosa. Dove porta, da dove arriva? Lungo il percorso non si incontrano persone, ma resti di persone. Come dopo un bombardamento, come dopo una battaglia. Braccia, gambe, occhi. Budella. Immobili. Fermi. Finti? In fondo, qualche centinaia di metri più avanti, c’è del movimento. Forse qualcuno è vivo. Avvicinandosi, a guardarlo bene, sembra un medico, uno scienziato. Ha capelli e baffi bianchi, come il camice che indossa. Come faccia a mantenerlo così candido, così intonso, stando in mezzo a questo macello, è un bel mistero. Alza gli occhi dal suo lavoro, per un attimo. Poi riprende. A raccogliere dita, mani, piedi, tronchi. Reni, tette, culi e cervelli. Li ricompone. Minuziosamente, con affetto. Come un patologo, un medico di obitorio. Una volta ricomposti, ridà vita ai corpi, con semplicità. Con un gesto veloce. Basta poco. Loro riprendono il cammino sulla strada. Lui sorride, e cerca altri brandelli. Questo è il suo unico compito, tanto non c’è sangue, non c’è emozione, non c’è colpa. Un oltre uomo, forse, muoverà da qui”.

L’ARTISTA FRANCESCA MAGRO:  Lo spettacolo si realizza in coincidenza con la mostra a Spazio Tadini OLTRE UOMO.    

Il lavoro di Francesca Magro è un’intenso percorso di riflessione artistica sul rapporto con il corpo.

SCRIVE L’ARTISTA SUL LAVORO COREOGRAFICO DI FEDERICAPAOLA CAPECCHI:

I corpi  respirano, escono dalle mie tele, si muovono nell’etere  originando architetture virtuali in uno spazio scenico tutto inventato  dove, per incanto, si dipana il racconto.  Un racconto che vuole indagare  sulla condizione umana attraverso ritmi serrati di movimenti e dove l’elemento temporale ci accompagna alla verità del gesto ed alla sua ritualità . Intanto, la coscienza scopre il corpo e ne individua le potenzialità, le forze, le energie attraverso le quali si sviluppa un vero e proprio conflitto con la conoscenza.   Nascita e metamorfosi  del corpo si alternano a momenti di consapevolezza   della propria individualità e della  meravigliosa scoperta di essere concepiti da un  unico Universo.   Corpi  complessi, articolati, proiettati verso l’infinito, diventano l’emblema di una società  enigmatica e  contraddittoria che divora le nostre esistenze. Nell’opera di Federicapaola Capecchi emerge la volontà di  recuperare, a qualsiasi costo, il valore primordiale del rapporto gesto/azione, il valore del corpo, e i danzatori, nello  spazio dell’immaginazione, ci rammentano il moto perpetuo delle nostre coscienze. Quella del “Corpo” è una poetica che  ci unisce nella ricerca attraverso il connubio Danza e Pittura: un modo per riappropriarsi della  bellezza dell’Uomo”.

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I COSTUMI DELLO SPETTACOLO SONO REALIZZATI DA NANGE MAGRO:

Classe 1986, è un’artista italiana nata a Milano che vive a Londra. Nata da madre italiana, pittrice-scultrice e padre giapponese, scultore. Grazie alla passione della mamma,sin da piccola è in contatto con il mondo dell’arte e sviluppa la sua passione per i software, la tecnologia e la musica. Si distingue nei suoi lavori per tratti alternativi, surrealistici e oscuri. La sua formazione inizia al Liceo Artistico Lucio Fontana ad Arese, Milano, dove si avvicina alla scultura , al disegno e alla grafica. E’ durante questo periodo che Nange ottiene i primi riconoscimenti. Prosegue gli studi frequentando il corso di Fashion Design all’Università di Milano Bovisa Politecnico e ottiene il Master in Digital Fashion a Londra. È alla costante ricerca di nuove creature ibride che si possano identificare e rapportarsi all’altro attraverso ciò che indossano, creando una sorta di universo parallelo. In particolare la sua arte e’ caratterizzata da un costante mescolarsi tra arte, fashion e tecnologia, che portano al crearsi di vestiti che si muovono, si illuminano e sono in continua evoluzione. Fondamentale per il suo lavoro risultano la dinamicità, esplorata attraverso tecnologia e video arte, e la ricerca nei materiali, dove il riciclaggio e l’uso di latex diventano protagonisti di scena.”

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