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Corrado Augias con “Inchiesta su Maria” a Taormina

Creato il 14 novembre 2013 da Alfiobonaccorso
Corrado Augias

Corrado Augias

Corrado Augias è un affabulatore, un comunicatore di razza, un “cronista”, come ci tiene più volte a precisare. Nel suo dialogo con il professore e filosofo del linguaggio Emanuele Fadda di ieri sera, con la moderazione di Antonella Ferrara, Presidente di “Taobuk -Taormina Book Festival”, lo scrittore e noto volto televisivo ha tenuto banco per due ore in una gremitissima sala della Fondazione Mazzullo di Taormina, nell’ambito di un evento promosso all’interno del vasto cartellone di appuntamenti invernali di “Taobuk”.

Augias ha presentato il suo libro “Inchiesta su Maria” (Rizzoli 2013), scritto a due mani in forma dialogica con lo studioso di mistica Marco Vannini. Protagonista la figura di Maria, di cui Augias spiega i dogmi complessi, dai più antichi ai più recenti, dalla formula per nulla scontata di “Madre di Dio”, frutto di un Concilio che divise la chiesa primitiva in fazioni in cui gli alti prelati si presero a scudisciate e scomuniche, sino all’ “Immacolata Concezione”, o all’espressione di “Vergine e Madre”, che, letti con occhi critici, possono far incappare in enigmi teologici di non semplice risoluzione.
Augias ha parole di grande ammirazione per Papa Francesco, ritenuto il più vicino al messaggio evangelico della chiesa delle origini ed un novello Giovanni XXIII, dotato di un particolare know-how tecnologico e comunicativo che gli permette di twittare proseliti urbi et orbi. Wojtyla è, invece, il politico, colui che ha in mente una missione e la raggiunge: sconfiggere il comunismo. E’ il Papa combattente, con la spada in mano, un Giulio II Della Rovere alla testa delle sue truppe.
Infine, su Ratzinger lo scrittore Augias confessa un’opinione mite (sembra persino strano per un uomo che manifesta opinioni decise su tutto): il Papa del “gran rifiuto” appare come un teologo raffinato ma non al passo coi tempi, entrato in seminario troppo presto per poter capire le cose del mondo e potersi comportare di conseguenza. Breviter, Ratzinger ad Augias non è mai piaciuto.
Nell’accattivante conversazione, non ci si discosta mai troppo dalla considerazione di quanto complessa e rivoluzionaria sia stata la figura di Maria, prima grande donna della tradizione cristiana, necessaria ricomposizione di una tradizione religiosa priva di grandi figure femminili, laddove le religioni del mondo greco-romano, per non parlare dei culti precedenti, risultavano invece affollate di figure femminili di grande rilevanza. Ancora una volta, il sincretismo giudeo-cristiano riuscirà a colmare un gap culturale, facendo convergere in sè le tradizioni culturali precedenti.
Corrado Augias, da uomo saggio qual è, ci ricorda che la religione resta un prodotto della storia tanto da risultare spesso poco lineare e piena di contraddizioni, frutto di Concilii che si annullano a vicenda, con piogge di scomuniche e turbinose eresie, battaglie ideologiche e veti incrociati. Dunque, a che pro spiegarci i dogmi e la complessità della figura di Maria? Per ricordarsi, forse, che fede e ragione camminano, sempre, su due binari paralleli e che alle volte bisogna saper deporre gli strumenti della ragione per fare il grande salto nel vuoto, accettando la grande scommessa della fede. Allora, forse, questo “salto” sarà carico del senso delle grandi imprese, figlie di una consapevolezza nuova che nasce dall’abbandono di ogni sicumera (non esiste sicumera più dannosa di quella degli uomini di fede), dalla negazione di una meccanica della ragionevolezza. In una finalmente riconquistata ottica di irragionevolezza della fede, il pari, la grande scommessa di Pascal, avrà probabilmente una ragione di essere.


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