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Cosa c’entra Michelangelo con la Nuova Fantascienza?

Da Luca.sempre @lucasempre_
Klaus Picler - Just The Two Of Us

Klaus Picler – Just The Two Of Us

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Oggi inauguriamo una serie di articoli legati da un filo conduttore comune (vedi l’esperimento già tentato con la serie “Infanzia Sperduta).

Come avrai intuito dal titolo, o dall’inquietante immagine di apertura, questa nuova serie rappresenta per me un triplo salto mortale carpiato all’indietro sull’orlo di un precipizio chiamato [spazio] - ma anche “2014: odissea nella mia testa”.

Un esperimento mai tentato prima nella blogosfera, che cercherà di [connettere] tra loro – o forse sarebbe meglio dire “far convivere” – l’artista che ha scolpito “La Pietà” e “Il Mosè” con quel nuove filone letterario/cinematografico che sta riscrivendo le regole della Fantascienza contemporanea.

Ho deciso d’imbarcarmi in un viaggio interstellare (ma di stelle ce ne saranno ben poche… poi capirai) perchè proprio da questa serie di articoli dedicati alla “Nuova Fantascienza che incontra Michelangelo” è nato il progetto letterario che ho appena messo su carta e che m’impegnerà per i prossimi cinque anni. Soldi e salute mentale permettendo.

Per l’inizio del 2015 conto anche di far uscire il mio primo vero “parto” letterario (cinque anni di lavoro e, al momento, solo una grande voglia di prenderlo a calci per quanto mi sta facendo penare), ma questa – chiaramente – è un’altra storia.

Nel frattempo c’è [spazio], appunto, per darti in pasto una serie di articoli dove non si sa bene chi la farà da padrone.

Se Michelangelo o la Fantascienza. O tutti e due.

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# Visioni: tra cinema, letteratura… e [spazio]

Quella che ti appresterai a leggere sarà una serie visionaria, semplicemente perchè a me piacciono le serie visionarie e, in generale, i progetti che vanno “oltre” la mera immaginazione.

Di conseguenza, come tutti gli esperimenti visionari, proverò a ribaltare alcuni punti di vista.

Ti costringerò a ripensare allo [spazio] (così come la fantascienza ce lo ha sempre raccontato) sotto una nuova luce. Sotto nuove forme e nuove ipotesi.

Farai delle scoperte, certo, altrimenti che viaggio sarebbe?

Alcune ti piaceranno, altre meno. Ma farai delle scoperte. È questo l’importante. Perchè il senso ultimo della nostra esistenza non è darsi risposte ma farsi domande.

Quelle giuste, possibilmente.

Una risposta è una fine, un punto fermo, la chiusura del cerchio. Una domanda, invece, presuppone il senso di una scoperta, un’esplorazione, un viaggio ai confini del tuo cervello e delle tue limitanti credenze.

Se mi chiedessero qual è il senso ultimo della mia scrittura risponderei: iniettare domande nella testa del lettore. Infettarlo. E dunque portarlo via con me.

Ecco perchè, per la seconda volta da quando è nato questo blog, ho deciso di scrivere il titolo di un post sotto forma di domanda.

Perciò, se stai pensando di abbandonare la lettura solo perchè a te la fantascienza non va proprio a genio (dando per scontato che almeno le opere di Michelangelo ti piacciano), beh… non lo fare. Commetteresti un errore. 

    • Primo, perchè se ti faccio una domanda nel titolo è cortesia rispondere.
    • Secondo, perchè in realtà questa serie di articoli – con la fantascienza – c’entra fino a un certo punto.

Contraddizione? Paradosso? Provocazione?

No. Direi piuttosto che questa serie avrà a che fare con:

    • Visioni.
    • Possibilità di espansione.
    • Estensioni.
    • Superamento di limiti prestabiliti (imposti da altri).
    • Sopravvivenza dentro limiti stabiliti (imposti da altri).

Seguimi e ti sarà tutto (un po’) più chiaro. 

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# Quando la frontiera incontra la densità

Nel post Il Prossimo Livello, in cui anticipavo il calendario editoriale dei futuri articoli di secondosempre simulando una specie di videogioco, ti avevo avvertito: alcuni quadri di questo blog non sarebbero stati facili da superare.

Uno di questi livelli aveva a che fare con il concetto di [frontiera]. Un altro con il concetto di [densità].

A proposito della [frontiera], scrivevo:

[...]

Ti ritroverai faccia a faccia con la frontiera. Qualsiasi cosa essa voglia significare:

    • Limite
    • Confine e Fine
    • Desolazione e Disillusione
    • Futuro e Speranza
    • Vuoto

E a proposito della [densità], ribadivo:

[...]

Nell’era delle densità, ti ritroverai ad essere schiacciato.

In questo livello avrai difficoltà a respirare. Troppi oggetti, troppi nemici, troppi ostacoli da superare.

Quello che ti aspetta sarà un quadro denso e compatto come un oceano di petrolio o una palude di sabbie mobili.

Perchè nel concetto di densità c’è il significato ultimo della nostra vita.

Ecco. Se metti insieme [frontiera] + [densità] – dentro un frullatore, un’equazione matematica, o in una cella d’isolamento senza possibilità d’evasione – l’unica cosa che può accadere è che questi due concetti si accoppino.

Per creare cosa?

Semplice: una nuova corrente letteraria/cinematografica. Un nuovo modo di guardare allo spazio e, forse, alla stessa fantascienza.

Soprattutto, partorirebbero nuovi [limiti], nuovi [con-fini].

Quali? Lo scoprirai solo arrivando alla fine di questa serie galattica e claustrofobica.

Ma dovrai essere scaltro e occupare poco spazio. 

Sì. Hai capito bene.

Occupare poco spazio. 

Appuntati questo concetto che poi ci torneremo sopra.

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# Spazio = Gravity o Guerre Stellari (o Star Trek)?

Certo, quando pensiamo alla fantascienza non possiamo non pensare allo spazio inteso come un gigantesco universo da esplorare, un’estensione potenzialmente infinita di mondi e galassie che, forse, non visiteremo mai.

Ma lo spazio è anche altro.

Basta cambiare il punto di vista da cui lo osserviamo.

Qualche mese fa ho visto Gravity al cinema e – lasciando da parte alcuni aspetti della sceneggiatura che non mi hanno affatto convinto – devo riconoscere che lo [spazio] raccontato nel film di Alfonso Cuaròn (inteso come universo, sistema solare, galassie da esplorare) non era mai stato così credibile. Umano, direi.

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Gravity

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Tanto per intenderci, in Gravity non troverai lo spazio osservato dalla navicella di Star Trek o esplorato in Guerre Stellari, ma un universo fatto di:

  • Vuoto.
  • Isolamento.
  • Assenza di gravità.
  • Solitudine.
  • Perdita del senso di orientamento.

Gravity - in sostanza - ha rappresentato un nuovo modo di raccontare lo spazio e i suoi limiti.

Bene. In questa serie di articoli troverai un po’ dello spazio immaginato in Gravity e, al tempo stesso, lo spazio inteso come:

    • Materia racchiusa in un solido geometrico.
    • Limite da non oltrepassare.
    • Territorio entro cui muoversi e imparare a sopravvivere.
    • Confine (con-fine, cioè insieme nella fine e verso la fine), termine questo che per sua natura già implica l’esistenza di qualcosa che ha una sua fine, di un soggetto che si muove all’interno di un territorio ben definito, uno spazio – appunto – delimitato da contorni netti oltre i quali è impossibile (o indesiderabile) andare.

In questa serie di articoli sarai costretto a re-stare dentro uno spazio ben preciso, un territorio marcato da confini spesso invalicabili.

Avrai, in sostanza, un raggio d’azione limitato.

Dimentica quindi la possibilità di andartene in giro per l’universo con la tua mega navicella del cazzo ad esplorare mondi e galassie (come direbbe Mark Renton in un’ipotetica nuova versione di Trainspotting dedicata non più all’assuefazione da eroina ma all’assuefazione da spazio, galassie, e nuove terre da conquistare).

Mark Renton ti chiederebbe di dimenticarti del tuo maxi-televisore del cazzo, del tuo mutuo a interessi fissi e di quegli stronzetti viziati ed egoisti che hai figliato per rimpiazzarti.

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[La sequenza iniziale di Trainspotting]

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Mark Renton, in questa nuova versione di Trainspotting Interstellare, ti direbbe di lasciar perdere tutto perchè tanto – dove ce ne andremo – le cose che hai accumulato in vita non avranno più alcun significato.

Perciò seguimi e (come direbbe Mark Renton) non rompere il cazzo.

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# E Michelangelo?

Già. Lo so che te lo stavi chiedendo.

In effetti questo articolo è nato come “premessa” a una serie di post affini per tematica e – lo sai bene – il senso ultimo di una qualsiasi introduzione che si rispetti NON è certo quello di “spiegare” quanto piuttosto:

  • Incuriosire.
  • Guadagnare un po’ di attenzione.
  • Elemosinare un briciolo del tuo preziosissimo tempo mentre te ne stai comodamente seduto dentro la tua supernavicella spaziale del cazzo (come direbbe Mark Renton) già stracolma di impegni, faccende da sbrigare, e alieni da sbolognare.

Quindi capisci bene che, se ti avessi spiegato subito cosa c’entra la nuova fantascienza con uno scultore venuto al mondo parecchi secoli prima che l’uomo mettesse piede sulla Luna… beh, sarebbe andato tutto a farsi benedire. E tu non vuoi farti benedire, giusto?

Perciò seguimi e (come direbbe Mark Renton) scegli la vita.

Scegli lo spazio.

Tag:Cinema, Fantascienza, Gravity, guerre stellari, Mark Renton, Michelangelo, Spazio, Star Trek, Trainspotting


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