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Cosa si prova a......

Creato il 05 settembre 2013 da Weirde

In questo blog io mi presento principalmente come  lettrice, vi racconto cosa leggo, cosa mi piace nei libri, vi do consigli di lettura e molto altro, forse meno approfondito è il mio lato di scrittrice, in quanto dire: “Io sono una scrittrice” sembra terribilmente pomposo, non trovate?

(sotto potete ammirare la mia scrivania)

Cosa si prova a......

Inoltre è un lato molto personale. Se essere una lettrice è qualcosa che mi accomuna a molte altre persone, essere anche una persona che scrive mi mette invece dietro un muro, a parte da altre persone, che magari scrivono anche loro, ma ogni scrittore, io credo , sia un isola a sé.

Scrivere è terribilmente personale. Sembrerà strano, ma è vero. Scrivere significa mettere a nudo una parte di sé, le proprio idee, i propri pensieri. E’ banale forse dirlo, ma è vero. Scrivere è strettamente confidenziale. Eppure si vorrebbe che ciò che scriviamo piacesse al maggior numero di persone possibili: una impossibile contraddizione.

Vogliamo essere letti, ma al contempo abbiamo pudore quasi vergogna di ciò che scriviamo, e ogni critica fa male, in quanto la viviamo come personale. E’….strano….incredibile, e sbagliato, farlo, ma siamo umani e ciò è cosa proviamo. Sappiamo che il nostro libro non siamo noi, ma è come se lo fossimo, nel nostro intimo.

Rimane una parte di noi anche dopo che l’abbiamo partorito.

Ma poi ci si abitua. Si impara a sopravvivere. Il primo libro, il primo salto nel buio è il più difficile, si trema in attesa di opinioni o critiche anche se vogliamo riceverne. Si soffre, si pena, si lotta, ma poi si impara a convivere con la preoccupazione. Come una madre che dopo i primi mesi smette di ascoltare il respiro del proprio bambino mentre dorme, la preoccupazione che possa accadergli qualcosa mentre non lo guardiamo o non siamo con lui si affievolisce….non scompare mai…..ma i figli prima poi bisogna lasciarli andare e lo stesso vale per i libri.

Eppure il timore è sempre lì dietro l’angolo. Piacerà la mia storia? Qualcuno la leggerà? Ma chi me lo fa fare di penare tanto?

Perché scrivere se poi viviamo di ansie una volta pubblicato un libro? Forse, o almeno per me è così, scriviamo perché è l’unico modo in cui possiamo esprimere una parte di noi. Non moriremmo se non potessimo farlo, non è essenziale, ma è…..uno sfogo che possiamo permetterci e perciò perché non farlo? A volte ho così tante idee strane, sogni impossibili, storie da raccontare…..perché non raccontarle?

E poi, umanamente, un piccolo angolino della nostra mente pensa, forse ciò che scriverò piacerà veramente a tanti e ciò vorrà dire che finalmente qualcuno mi ha compreso, qualcuno mi ha capito.

Credo che per uno scrittore il successo non sia il denaro che può guadagnare, ma il poter abbattere quel fantomatico muro che lo divide dagli altri, perché, se sarà letto da milioni di persone questo vorrà dire che è come loro, che pensa come loro o come loro vorrebbero pensare. La fama non lo renderebbe superiore agli altri, ma loro pari, un loro uguale, questa io credo sia l’aspirazione di ogni scrittore: essere compreso e essere amato. Banale vero? Eppure tutto al mondo si riduce o può essere ridotto a concetti semplici e quasi elementari, le pulsioni umane sono sempre quelle. Scriviamo per scoprirci in fondo uguali a tutti gli altri.

E più gli altri, cioè coloro che leggono i nostri libri, sono tanti meglio è, poiché così il numero di persone che ci comprenderà sarà maggiore, saremo parte del gruppo e il gruppo sarà gigantesco.

Per questo vogliamo un folto pubblico di lettori e per averlo vogliamo che il nostro libro abbia le migliori possibilità di riuscire il che, pensiamo, significa una buona casa editrice.

Come fosse nostro figlio, vogliamo il meglio per lui e crediamo che questo meglio sia una grande casa editrice. Anche se a dire il vero piccola, media, grande, o anche autopubblicazione, ormai non fa moltissima differenza, tutti grazie al formato digitale ti possono dare un folto pubblico potenziale.

Come una madre orgogliosa, vedere un nostro manoscritto accettato da una grande casa editrice fa ancora effetto, come se il nostro bimbo avesse preso un bel voto. E’ più o meno ciò che ho provato quando I colori della nebbia è stato accettato dalla Harlequin , per me ha rappresentato un salto di qualità, non so…..come se in parte quell’accettazione avesse ripagato me e Francesca di parte del nostro lavoro……ed ecco che qui ritorna la parola accettazione….in fondo eravamo felici che qualcun altro avesse compreso e accettato ciò che avevamo voluto dire. Lo scrittore non cerca che questo: comprensione….

E poi tutto ha avuto un che di irreale, scrivere è aleatorio finché non si ha in mano il proprio libro o in questo caso finché non ho visto la copertina del libro sul sito Harlequin. Finalmente prova concreta che tuto ciò che stava accadendo era reale.

E’ difficile spiegare ciò che ho provato in quel momento, ero felice, ma anche spaventata perché iniziava una nuova fase , ora finalmente avrei visto se le persone avrebbero compreso il romanzo, lo avrebbero apprezzato oppure no…..

E avrò una risposta solo dal 2 ottobre in poi. Credo che vivrò nell’ansia fino ad allora.

Ciò che uscirà in edicola, cioè il libro I colori della nebbia, è parte di me e di Francesca. Il risultato di un duro lavoro di limatura e scrematura per trovare il modo migliore di raccontare una storia che noi abbiamo costruito mattone dopo mattone…..Esistono migliaia di modi di dire la stessa cosa, ma questo romanzo è il risultato delle nostre scelte personali. Sarà apprezzato? Sarà compreso? Le nostre scelte saranno condivise?

Esiste il detto che non si può piacere a tutti, ma noi è proprio questo che vorremmo…..

Ciò che noi trovavano divertente, lo sarà anche per il lettore? Il personaggio che noi trovavamo interessante e affascinante, lo sarà anche per i lettori?

 Mille domande si accalcano nella nostra mente. E’ questo in poche parole ciò che si prova a venir pubblicati dalla Harlequin.


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