Si parlava di crisi, ieri sera a
Servizio Pubblico: i ragazzi che passano il tempo libero nei centri
commerciali a guardare le vetrine dei negozi, i parenti degli
imprenditori suicidi, le persone che sulla soglia dei 50 si trovano
precari e senza molte speranze.
E, come contro canto di questa
crisi (che non nasce ieri, e nemmeno per circostanze fortuite o
impreviste), i discorsi elettorali di Marine Le Pen e Beppe
Grillo.
Imputati di fare qualunquismo, antipolitica, demagogia ..
Non so: ascoltavo le parole della Le Pen e non mi trovavo così in
disaccordo? Sto diventando anche io di estrema destra?
Che c'è di
male ad attaccare questa politica che salva la finanza e non
l'economia reale? Ha ragione a criticare la scelta di finanziare le
banche con i soldi della BCE (cioè nostri), quando poi le banche
oggi sono comunque in crisi e non stanno aiutando le piccole imprese
e i piccoli commercianti. Costretti a rientrare nei fidi a breve, o
che si vedono bocciare le richieste di prestiti o mutui.
Forse
sbagliava la Le Pen quando dice che non ha senso una economia che
delocalizza la produzione in nome di un profitto che poi non viene
redistribuito se non a poche persone (e ricordiamo che i ricchi sono
diventati in questi anni di neoliberismo sempre più ricchi con una
tassazione più agevole).
E Grillo? Sbaglia Di Pietro a dire
che Beppe non fa proposte. Io stesso ho contribuito alla campagna per
cacciare Antonio Fazio dalla Banca d'Italia: vi ricordate? Erano gli
anni dei furbetti e già allora si doveva capire che c'era qualcosa
che non andava nelle finanza.
Beppe è stato il primo a parlare di
Parmalat, del problema dei cda delle aziende italiane dove siedono le
stesse persone in società in presunta concorrenza (e oggi, il DL
Salva Italia sta un pò facendo pulizia .. esce Marina ed entra Pier
Silvio in Mediobanca).
Grillo che nel blog parlava di energie
rinnovabili e dei problemi degli inceneritori e del nucleare.
Grillo che ha raccolto firme per
mandare a casa (o fuori dal parlamento) condannati (e inquisiti), per
limitare a due mandati la carriera politica dei nostri sempreverdi
(buoni per tutte le stagioni).
Aveva ragione Grillo.
Dove
sbagliano però: se le obiezioni della Le Pen sono serie, sono le
ricette ad essere sbagliate. Non è l'uscita dall'euro la soluzione.
E non è nemmeno auspicabile un rinchiudersi dei paesi nei loro
confini: viviamo in un mondo globalizzato, dove merci e soprattutto
soldi, viaggiano tra paesi e continenti.
Solo un'Europa unita può
affrontare alla pari, un mondo globalizzato, gli altri colossi. Certo
qualcosa va cambiato: si deve passare da un'economia finanziaria a
finanziare l'economia reale.
La BCE deve poter dare soldi (magari
passando per una banca nazionale) agli stati membri e non più solo
alle banche.
Oggi Draghi lancia l'allarme sulla salute delle
banche europee: bene, visto che dovranno essere salvate, almeno che
ci concedano qualcosa.
Il cambio del management, la restituzione
dei soldi prestati, il divieto di fare speculazione con i soldi dei
loro clienti.
Il gigantismo ha causato i problemi che stiamo
subendo (troppo passivamente) oggi: gruppi bancari finanziari troppo
cresciuti che non possono fallire perchè hanno in mano i nostri
titoli. Il gigantismo e l'assenza di regole nel mondo della finanza:
il mercato non solo non si autoregola, ma è fortemente asimmetrico
nei confronti dei più forti e la politica ha lasciato fare per
troppo tempo.
Ebbene, siccome gli italiani stanno tirando la
cinghia, anche le banche e le assicurazioni devono farlo, andando
anche loro a dismettere i loro asset e le loro partecipazioni, se
hanno problemi di liquidità.
Oggi, ovunque ti giri, senti
parlare di crescita: ma anche qui, non è ancora bene noto il come.
Le grandi opere verranno rilanciate?
Anche qui vale il discorso di
prima: basta con i gigantismi. Più che i ponti e i tunnel, servono
le piccole opere di riqualificazioni nei comuni, mettere in sicurezza
quelle zone rese a rischio dalla colata del cemento (perchè il
cemento e le frane fanno aumentare il pil, ma a lungo termine sono
cose che si pagano).
Le tre linee guida di Monti erano rigore,
equità e crescita: il rigore è stato pagato con la riforma delle
pensioni e le maggiori tasse. La spesa corrente è stata parzialmente
decurtata a Palazzo Chigi, nei viaggi aerei, ma rimane molto da fare
in altri ministeri e poi nelle regioni e comuni.
Non si sono
toccate però pensioni d'oro, costi della politica (che non hanno a
che vedere coi costi della democrazia).
Perchè non pagare i
supermanager di stato con bond dello Stato decennali ad interesse
basso?
Rigore significa anche spendere bene i soldi pubblici:
ovvero il contrario di quanto si legge sui giornali sui finanziamenti
ai partiti, sugli scandali nella sanità (in Lombardia come in
Puglia). Visti i tempi, possiamo ancora permetterci tutte queste
missioni all'estero, solo per avere anche noi un posto al sole?
Equità, a me fa venire in mente Equitalia, l'azienda statale
di riscossione dei crediti di uno stato che però, rimane debitore
nei confronti di migliaia di piccole imprese.
Cosa intende fare
queto governo? Magari si potrebbe attuare un meccanismo di
compensazione, tra debiti e crediti.
Equità significa far
pagare anche a a ciascuno il suo: dunque lotta all'evasione e alla
corruzione (che falsa i rapporti col pubblico e tra privati e va
contro il libero mercato). Da questo punto di vista qualcosa è stato
fatto contro i piccoli evasori, con i blitz e con i limiti del
contante a 1000 euro (ma Report ha spiegato che si potrebbe fare di
più). Ma le leggi sono quelle di prima e in Parlamento, a legiferare
sono gli stessi di prima. Quelli che “senza soldi ai partiti
sarebbe drammatica”, quelli di Ruby nipote di Mubarak, quelli
che serve meno stato e più privato.
In un paese dove 1
pensionato su 3 vive con meno di 500 euro, poi scopri della proposta
di togliere il reato di elusione fiscale, dell'onorabilità dei
dirigenti non retroattiva e della legge salva Francesco Corallo, sui
proprietari delle concessioni( pubbliche) per le slot machine (anche
i figli di mafiosi possono ora essere concessionari, dopo un
emendamento del governo).
Ecco, tutto questo non depone molto
circa la coerenza e la onorabilità di questo governo.
E la crescita? Al momento rimettiamo le mani nell'Europa (ma varrebbero i discorsi di prima sui piccoli interventi nel territorio), e sulla libertà di licenziare.
Con
buona pace di quelli che attaccano Grillo e i qualunquisti.
